Di certo i sindacalisti e le bandiere della “piccola” confederazione Cobas sono più presenti dei “grandi” sindacati nazionali e confederali davanti ai piazzali e tra i facchini e gli invisibili della logistica; altrettanto certo è il fatto che i “grandi” sindacati nazionali sono ben presenti per i contratti nazionali e incontri con il Governo e …i Cobas stanno sull’uscio o ancora meno! E i fatti di Biandrate e della logistica di queste settimane sono correlati a questa realtà.

In morte del sindacalista dei facchini Adil Belakhdim, dei Cobas, travolto e ucciso da un tir che ha forzato un “picchettaggio”, le dichiarazioni rilasciate toccano le corde dell’emotività, spicca quella del ministro del Lavoro Andrea Orlando «…Ogni morte che avviene sui luoghi di lavoro  è una ferita e anche un’onta per tutto il Paese. Se poi chi muore è qualcuno che si batte per i diritti degli altri, questa ferita è anche più profonda: alla famiglia e agli amici di Adil voglio dire che si è lottato perché l’Italia non fosse più questa e prometto loro che farò tutto quello che è in mio potere affinché l’Italia non sia più questa qui, quella dove si muore davanti a un capannone…». (vedi testo allegato dell’intervista a La Rpubblica)

Vent’anni fa non potevamo certo immaginare che sui giornali di proprietà della borghesia italiana, a proposito di morti sul lavoro e di uccisione di sindacalisti in azione di picchettaggio, avremmo letto editoriali come quello di Massimo Giannini che inQuelle vite prigioniere e l’algoritmo” scrive «….Nella stessa settimana in cui Draghi incontrava i Grandi della Terra, nell’agra provincia italiana abbiamo conosciuto l’altra faccia del dramma del lavoro. Lunedì scorso a Tavazzano, a due passi da Lodi, scontri violenti tra operai davanti ai cancelli della FedEx: un ferito grave e otto più lievi. Ieri a Novara picchetto di Cobas davanti alla Lidl: Alessio Spaziano, camionista di 25 anni che vuol fare le sue consegne, con il suo Tir travolge e uccide Adil Belakhdim, sindacalista di 37 anni che presidiava gli ingressi. Camionisti contro facchini, trasportatori contro magazzinieri, vigilanti contro sindacalisti. Comunque, lavoratori contro lavoratori. Benvenuti nella nuova lotta di classe 4.0. Quella che si combatte nell’ultimo anello della cosiddetta “catena del valore”. Quello più fragile, più debole, più precario. Quello degli Invisibili della Logistica, dove non regnano regole e non abitano diritti. Il Far West, appunto. Il giovane Adil, nella landa dispersa di Biandrate, è morto per difendere quegli Invisibili. Umani, ma prigionieri dell’Algoritmo, che li comanda attraverso i circuiti arcani della Rete e li obbliga a consegnare almeno 150-200 pacchi al giorno in giro per l’Italia. Con turni da 13-14 ore consecutive, e una paga che spesso non supera i 7-800 euro al mese. Ci ostiniamo a chiamarlo “lavoro”, ma non lo è: il lavoro è emancipazione, uguaglianza, cittadinanza. Questa, al contrario, è la moderna schiavitù che regge la macchina dell’e-commerce planetario. Una miriade di 110 mila aziende, per quasi un milione di addetti. Si spartiscono le gare al massimo ribasso, polverizzando le commesse in appalti e subappalti. Lungo la filiera ordine-stoccaggio-trasporto-consegna, fanno strage quotidiana di legalità e dignità. Un settore già in forte sviluppo, che dal 2008 è cresciuto a ritmi del 20 per cento l’anno, fino a raggiungere gli 80 miliardi di ricavi e a coprire il 15 per cento delle vendite al dettaglio.» (…)  per proseguire aprire l’allegato.

Un’analisi accusatoria di un sistema economico di sfruttamento, un linguaggio che sempre meno si sente nei grandi sindacati nazionali e confederali che sono certamente concordi nell’invocare che vengano «..fissate condizioni di lavoro e regole positive, vincolanti per l’autorizzazione agli stabilimenti. Non si può lasciare tutto alla concorrenza selvaggia». Sante parole, quanto generiche e ripetute in occasione di ogni tragico fatto o aspro conflitto. Farsene una ragione e darsi delle risposte è più che necessario per correggere la rotta dei grandi sindacati.  Alleghiamo le interviste dei segretari generali della Cisl e Cgil che potete leggere a questi limk https://www.cisl.it/notizie/attualita/logistica-e-alta-tensione-sbarra-salvare-il-lavoro-avvenire/https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/2021/06/18/news/landini_morte_sindacalista_fatto_gravissimo_e_inaccettabile_bene_rispondere_subito_con_sciopero-1227248/

Se ben abbiamo letto la documentazione che qui alleghiamo, facciamo notare che tra le tante sacrosante e giuste richieste (tra queste certamente il diritto contrattuale di definire gli algoritmi) non abbiamo però individuato quella che si ritiene prioritaria in assoluto, un punto d’appoggio indispensabile per la logistica – ma non solo – per trasformare radicalmente la catena dello sfruttamento come lucidamente descritta da Massimo Giannini. Un provvedimento legislativo di poche righe, un articolo unico che affermi: l’azienda capofila che si organizza con la flessibilità di appalti e sub-appalti è garante dell’applicazione delle norme contrattuali e di sicurezza che si attuano in suddette aziende e/o cooperative, e in caso d’inadempienze ne risponde in solido. Un punto chiave che i sindacati confederali non sono riusciti ad inserire nell’art.49 del recente decreto semplificazioni, per gli appalti del Recovery plan, al di là delle tante dichiarazioni di soddisfazione! Vedi articolo https://sindacalmente.org/content/san-tommaso-dixit/

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