Francesco Tullio Altan ha rilasciato un’intervista a Francesco Monacorda  su La Repubblica, con risposte talmente chiare che potrebbero essere poste nei testi per la formazione sindacale, e non, sul problema del lavoro che cambia e della perdità d’identità – i molte realtà – del lavoratore, che tira avanti alla giornata senza rapporti con altri compagni di lavoro. InIl mio Cipputi ormai è rimasto solo nel lavoro che cambia” Altan sottolinea che “ Oggi l’operaio non appartiene più a un gruppo che ha valori e prospettive ma vive alla giornata..In particolare nei siti della logistica non avrebbe il tempo per parlare, nè qualcuno con cui farlo..”.

Così inizia l’intervista.  Francesco Tullio Altan, si muore in fabbrica e sui piazzali della logistica, ci si scontra tra precari. Che direbbe oggi il suo Cipputi di fronte a questa situazione del mondo del lavoro? «Nulla, temo. Intanto perché da quel che capisco in quei capannoni ci sono ritmi folli e non avrebbe nemmeno il tempo di parlare con qualcuno. E poi perché non saprebbe con chi parlare, né sul posto di lavoro nè fuori, perché fuori ci si disperde. Cipputi non ha più compagni, è sempre solo». L’operaio più famoso d’Italia, nato 45 anni fa con un segno di penna e approdato anche sulla Treccani come simbolo di un’intera categoria, si è perso – racconta il suo autore – e non si trova più. Non può essere tra i capannoni agli snodi delle autostrade, non sfreccia tra i rider che consegnano le nostre cene a domicilio, non ha più accanto “il Binis”, “il Bigazzi”, “lo Stavazzi”, il collega con mille nomi ma sempre la stessa tuta, a cui affidare di fronte a un tornio o a una pressa le sue fulminanti battute.

centralità e identità operaia

Maurizio Landini, il segretario generale della Cgil, ha detto su Repubblica che ormai «il lavoro è disprezzato». Lo è davvero? «Sì, sono d’accordo. Soprattutto perché il lavoro oggi è talmente parcellizzato, talmente ridotto a rapporti di una singola persona non più contro il padrone, ma con una sorta di entità superiore che sta sopra, che diventa difficile opporsi a qualcosa: è possibile ricattare e sfruttare chi lavora in tutte le maniere, anche nuove».

Lei che esperienza aveva della fabbrica nel ‘76, quando nasce Cipputi? «Molto esterna, ma i Cipputi li vedevo in giro per Milano, sui tram. Qualcuno alle Feste dell’Unità veniva da me a dire. “Sono io il tuo personaggio” e in effetti gli assomigliava anche. Era forse l’ultimo periodo di qualcosa che durava da decenni e che poi si è perso».  (…) per proseguire aprire l’allegato con l’intero testo e alcune vignette del primo Cipputi.

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