Avanti popolo alla rinfusa o nuove forme di lotta per precisi obiettivi. Gli interventi di Luigi Sartirano mi intrigano ( ndr vedi articolo che segue). Di lui alla Fiat Rivalta ricordo bene i silenzi metodici che interrompeva solo per dare la svolta decisiva con gli interrogativi giusti a lunghe discussioni che ci facevano girare a vuoto. Capisco che anche ora lo turbi e lo disturbi la medesima insofferenza. Il suo è un segno di vitalità per me niente affatto odioso, ma non dividerei i partecipanti ad un dibattito tra vivi e finti morti, per non sovraccaricarlo di anticipazioni apocalittiche. C'è scritto anche sul campanile di Coazze: “ognuno a suo modo”. E infatti siamo uno strano paese un po' schizofrenico, in cui la realtà appare capovolta e stravolta a seconda di chi la rappresenta, immancabilmente indossando i panni della vittima innocente e incompresa. I massimalisti -per fare un esempio- dicono che il movimento operaio ha perso perchè la sua indole rivoluzionaria è stata usurpata dalla guida dei riformisti. I quali addebitano all'egemonia degli irriducibili duri e puri tutte le sciagure passate, presenti e future dell'economia italiana.

In politica, se la metà degli italiani vota Berlusconi e i suoi alleati, la colpa è della loro imbecillità e dei mass media che hanno fabbricato questo regime parafascista. Non sarebbe meglio prendere atto che l'altra metà degli italiani la pensa diversamente da noi? Capisco che la rimozione o la manipolazione semplificatoria dello scomodo e del complicato sia una consolazione più efficace.

Secondo me -anch'io posso sbagliare- Sartirano attribuisce al movimento sindacale poteri di veto sugli investimenti che non ha mai avuto o che sono stati svuotati con progressiva energia dagli anni Ottanta in poi. Da questo punto di vista, l'inverno non sta arrivando e non ci sarà un'ora X all'incontrario. E' già arrivato, durerà molti anni e arrivati al fondo si può sempre scavare ancora.

Secondo me, Sartirano ha ragione quando dice che stiamo girando a vuoto e che occorre un brusco rinnovamento delle strategie, delle lotte e delle alleanze. Se cambiare il modello di svilupporesta l'obiettivo, non possono servire manifestazioni dimostrative e bellicose dichiarazioni senza seguito all'uscita da Palazzo Chigi.

E poi teniamo conto che GianGiacomo Migone ci ha spiegato – non è il primo e non è la prima volta – che gli stati nazionali sono deboli in quanto del tutto o parzialmente privi di potere nei confronti di forze e problemi di livello globale”. Sono presenti “nella fase attuale, dei vincoli sovranazionali di bilanciogiusti o sbagliati che siano; anzi, per lo più sbagliati –, cui occorre fare fronte, pena una bancarotta dagli effetti difficilmente controllabili”. E con il governo Monti “si tratta di seguire l’esempio del vescovo svedese Brask, il quale, costretto a firmare condizioni di resa inique imposte dall’invasore danese della Scania, aggiunse le parole: «Coactus tamen volui» (Pur costretto, tuttavia volli), così salvaguardando il suo rapporto con chi gli aveva delegato i suoi poteri”.

Stando così le cose, a che pro affannarsi per la conquista dei poteri pubblici? Per stabilire chi sarà il leader scelto a gestire politiche invariabilmente decise da poteri esterni alla sovranità nazionale in virtù delle sue brillanti e simpatiche prestazioni televisive? Chi vuole stare al gioco si accomodi…

Siamo tutti molto avari di suggerimenti e di idee da sperimentare, però “Avanti popolo alla rinfusa”. Via gli stati maggiori, ma come, se si vogliono rispettare le procedure democratiche? Quanto alla forme di lotta e alle strategie, non escluderei il ricorso all'arma tradizionale dello sciopero.

Tuttavia, nel pubblico impiego vi rinuncerei del tutto. D'altra parte, il provvedimento è già stato adottato senza decretazione alcuna da gran parte dei lavoratori. Sostituirei l'inutile e  dannoso sciopero (che isola dagli altri lavoratori i lavoratori della scuola, degli enti locali, della sanità e dei trasporti) raccogliendo il denaro risparmiato per investirlo nelle Caritas locali, o a favore di Libera per sottrarre nel Mezzogiorno il lavoro al caporalato, o di progetti e vertenze locali con le imprese e con la pubblica amministrazione per riparare i tetti cadenti delle scuole o per il risparmio energetico o per la protezione dalle alluvioni o per l'assistenza domiciliare degli anziani e dei disabili.

Così finalizzata su base locale e comunale, l'iniziativa sindacale sarebbe controllabile dal basso, la protesta si salderebbe alla proposta, il protagonismo dei lavoratori ne sarebbe incoraggiato perchè saprebbero rispondere a chi chiede che cosa fa in concreto il movimento sindacale per migliorare la vita quotidiana.

I cortei troppo spesso si trasformano in boomerang e producono l'effetto contrario perchè cadono facilmente, specie nelle grandi città, nelle mani di chi pensa che la lotta è dura se violenta. Io direi: basta con queste trappole micidiali. Meglio banchetti, concerti, spettacoli teatrali, letture pubbliche frequentabili dalle famiglie e dai lavoratori di tutte le età. Eccetera. Scusate la rinfusa.         Mario Dellacqua

 

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