E’ stato avviato un nuovo ciclo di celebrazione dell’autunno caldo e dello Statuto dei lavoratori, in coincidenza con la scadenza dei 50 anni. Una prima tappa di questo percorso si è tenuta al Cnel il 13 ottobre di quest’anno con un convegno dal titolo “Dall’autunno caldo allo Statuto dei lavoratori” con gli interventi di intellettuali partecipi di tale stagione (T.Treu, G.P.Cella), di storici (S. Colarizzi, S. Musso) e di protagonisti (C. Annibaldi, G. Benvenuto).

Un caleidoscopio di valutazione e di ricordi non ancora mitigati dal tempo trascorso, a dimostrazione di una esperienza storica ancora viva e divisiva, in grado di influenzare le dinamiche sociali di oggi.

Dallo sviluppo dei vari interventi si possono dare per acquisite le cause socio-economiche all’origine dell’autunno caldo, il nuovo protagonismo dei lavoratori, soprattutto giovani, le nuove rappresentanze di fabbrica, le più aggressive forme di lotta, i nuovi valori della partecipazione e dell’egualitarismo salariale, tratti che confermano la vitalità di un rivendicazionismo, nato spontaneamente dal basso, che ha dato origine ad un evento di mobilitazione collettiva che non troverà riscontri nella seconda metà del secolo scorso.

Ancora divisivi, invece, gli schemi interpretativi di tale stagione. Chi evoca un secondo “biennio rosso”, sulle tracce di quello verificatosi nel 1920-1921, per la sua carica anticapitalista e chi riconduce il nuovo rivendicazionismo radicale al miglioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica e nella società; chi parla di pietra miliare del conflitto sociale per la sua intensità e capacità di mobilitazione collettiva, chi ne segnala la fragilità che non ha impedito il declino del lavoro nei successivi cicli economici.

Uno stimolo ad uscire da queste contrapposizioni interpretative è venuto dall’intervento del prof. G. P. Cella con la seguente osservazione: non è spesso capitato nella storia che una contestazione sociale promossa dal basso venga risucchiata in una legge promossa dall’alto.

Fu un risultato motivato dalle circostanze eccezionali di contesto o fu un processo di normalizzazione del conflitto sociale promosso da un inedito interventismo dello Stato riconducibile al riformismo socialista favorevole all’allargamento tutorio della legge?

Io ricordo che fino ad allora il nostro sistema di relazioni industriali era basato sul reciproco riconoscimento delle parti sociali ed aveva gestito, prima con i contratti interconfederali, i difficili problemi occupazionali posti dalla riconversione del nostro apparato produttivo e poi, con la contrattazione aziendale, una operazione di recupero a vantaggio dei lavoratori, di parte dei benefici prodotti dalla maggiore produttività dei processi produttivi.

E’ vero che il Sindacato ha operato in condizioni sfavorevoli a causa di una sua debolezza cronica tanto da essere inizialmente sfiduciato dall’autunno caldo. Ciò che non può essere verificato è quanto sarebbe potuto accadere per la modernizzazione del Paese se le energie sprigionate dall’autunno caldo avessero riempito le vele di un sindacalismo più autorevole. Un dato è inconfutabile: la sequenza autunno caldo-statuto dei lavoratori ha dato vita ad un progressivo intervento della legge nel governo del mercato del lavoro, con l’esclusività riservata a strutture pubbliche, per lo più inefficienti.

Una condizione di estraneità del Sindacato particolarmente penalizzante oggi perché i lavoratori chiedono di essere tutelati soprattutto nel mercato del lavoro  per gestire le crisi occupazionali delle aziende in difficoltà e per partecipare alle nuove opportunità di lavoro create dall’evoluzione tecnologica in corso. Formazione, riqualificazione professionale, gestione della mobilità del lavoro, sostegno del reddito sono i temi che, se rimangono scollegati dalla contrattazione collettiva, ne attenuano la portata.

C’è l’esperienza degli Enti Bilaterali di settore creati dalla contrattazione collettiva in alcuni settori ad occupazione diffusa (agricoltura, artigianato, edilizia) che recuperano alle parti sociali funzioni specialistiche nel governo del mercato del lavoro.

Si tratta di una prospettiva da sviluppare ricostruendo un quadro legislativo promozionale di un più efficiente raccordo tra bilateralità e contrattazione collettiva.

Ben venga la celebrazione dell’autunno caldo e dello Statuto dei lavoratori se, recuperando quanto di meglio nelle altre esperienze europee, diventa occasione per riflettere su un coinvolgimento dei Sindacati e delle imprese nel funzionamento dei servizi pubblici dell’impiego e nelle istituzioni della formazione, valorizzando il loro radicamento nei processi di cambiamento in atto e l’apporto delle loro conoscenze. Una via anche per rimediare l’attuale deficit di rappresentanza.

P. S. Le Note Isril sono disponibili nel nuovo blog all’indirizzo   https://isrilstudi.wordpress.com

Periodicamente viene aggiornata anche la pagina delle Note sul sito www.isril.it

 

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