In Agosto,gli operai e operaie del tessile in Bangladesh si sono rivoltati contro i loro salari di miseria. Il salario minimo , stabilito per legge, nel settore tessile è di 18 € al mese. La proposta governativa di farlo passare a 33€ è stata considerata “insultante “ da parte dei sindacati che hanno sottolineato la crescita dei profitti aziendali e l’aumento delle disparità sociali.

All’inizio d’Agosto sono scoppiate diverse manifestazioni, soprattutto nella capitale Dacca. Il Governo ha scelto la linea dura chiudendo il Centro di solidarietà tra lavoratori sostenuto dalla confederazione sindacale mondiale. Ventun sindacalisti sonostati arrestati.

Una Ong francese , Popoli solidari, sottolinea la responsabilità delle aziende multinazionali que de localizzano in Bangladesh senza preoccuparsi delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori. Una politica che dimostra “ una volontà di sfruttamento inammissibile “ denuncia la Ong . Come si vede non sono solo gli operai cinesi nelle multinazionali giapponesi dell’auto che innescano conflitti ma anche interi settori in paesi asiatici di cui si parla di meno quali Korea e Bangladesh.

 

T.Ferigo
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