Va a sbattere? Matteo Renzi è un abile comunicatore. Perché allora non ha ricercato l’applauso dei senatori? Anzi ha esordito auspicando che fosse l’ultima volta che un  premier incaricato dovesse richiedere la fiducia a quell’Assemblea. Come annunciare ai tacchini che il Natale si avvicina. Troppi gli annunci senza i dovuti dettagli, specialmente  quando si tratta di indicare la fonte delle risorse necessarie. E’ stato sottolineato da più commentatori che  la “rottura di stile e di protocollo” è stata una scelta  per rimarcare il fatto che più che all’Assemblea del Senato le parole del Premier erano rivolte ai telespettatori, al popolo davanti al piccolo schermo. Un modo per confrontarsi anche con Grillo ed ai suoi elettori. Insolito anche il mancato richiamo tradizionale al Presidente Napolitano. Una dimenticanza voluta o la conseguenza della scelta di parlare "a braccio"?

La freddezza dei senatori, le critiche aperte nella sua maggioranza rimasta leale nel voto di fiducia, sono chiari campanelli d’allarme sull'ostico cammino del governo Renzi che vorrebbe “correre, correre”. 

Al Senato, punto critico, ha ottenuto 169 sì, contro 139, solo 8 voti in più della maggioranza richiesta ( erano assenti 8 senatori), quattro voti in meno di quelli ricevuti da Enrico Letta al suo insediamento. Un avvertimento.

Andrà a sbattere? C’è chi se lo augura e chi no, seppure fortemente critico con le vicende dell’ultimo mese. Insediamento freddo: parlamento e grande burocrati, anche con motivi ben diversi potenzialmente interessati a fare sbattere il naso a Matteo Renzi, che può certamente trarre lezione da alcuni suoi errori per uscire da quella possibile "stretta mortale".

Sorprende non poco che alcune scelte di grande svolta presenti nel Governo Renzi come ad esempio la parità di genere nella composizione dei ministri (scelta politica e non per norme legislative), il ricambio generazionale, una minor dipendenza dal Colle sia stati metabolizzati come un fatto scontato per la politica e la cultura del nostro paese.  Un fatto scontato?

Sarebbe arduo selezionare i commenti per una scheda di lettura. Ci limitiamo a segnalare il “feroce” commento sul modo di presentarsi di Renzi al Senato fatto da Giuliano Ferrara e quello più “comprensivo” di questo “stil nuovo” formulato da GianAntonio Stellla. Due bravi giornalisti che  hanno dato un giudizio opposto sull’intervento di Renzi (con foglietti di appunti) più consono – hanno chiosato alcuni – a Palazzo Vecchio ( Consiglio Comunale di Firenze) che a Palazzo Madama aula del Senato. Già, ma il messaggio che si voleva trasmettere era prorio questo.

E’ stato un venditore di promosse e di sogni? Oppure ha dovuto fare – pena il venir “bollito”-  uno spericolato cambio in corsa della sua strategia più volte ribadita?  In sintesi si può dire che Matteo Renzi è passato dallo slogan “cambiare la politica per cambiare l’Italia” – che contribuì alla larga vittoria alle primarie del Pd – all’attuale “cambiare l’Italia con la vecchia politica”.

Salti acrobatici da perdere la faccia e qualcosa altro: di novità rimane solo la sua smisurata determinazione di giocarsi la partita su un unico fulcro o un solo punto d’appoggio: mi assumo fin d’ora la responsabilità di quanto prometto, se fallileremo la responsabilità sarà solo mia.  Non poco, anzi un inedito per la politica italiana che cerca sempre in altro dalla propria responsabilità la causa dell’insuccesso dei propri programmi. L’esempio in antitesi alle parole dette da Matteo Renzi in Senato e proprio quel Silvio Berlusconi al quale lo si vuole frettolosamente assimilare.

Il premier, in questo caso anche leader del proprio partito, si riappropria – come persone definite dalla democrazia rappresentativa – della responsabilità di scelte e atti specifici. E' un ritorno della politica che mancava da molti anni; seppure sia ancora una politica monca perché non può attivare, seppure necessario, lo strumento costituzionale di ricorso al voto elettorale con una sua efficacia.

Silvio Berlusconi ha spiegato i suoi insuccessi per la mancata rivoluzione liberale scaricando le responsabilità. Indirettamente sul popolo italiano che non gli ha dato una maggioranza assoluta (in questo alquanto simile a Beppe Grillo), direttamente agli alleati (Bossi, Casini, Fini ) che lo avrebbero ostacolato o sabotato nei suoi disegni.

Mario Monti se contestò ripetutamente il sistema dei partiti del nostro paese, la "paralizzante" concertazione che non assimilavano i suoi lungimiranti messaggi e programmi di austerità.

Enrico Letta  è stato forse il più sfortunato, chiamato a guidare – per la scelta del Presidente Napolitano – un governo che doveva con le “grandi intese” portare in porto le riforme, in primis la nuova legge elettorale, che si è invece rivelato come un esecutivo di grande paralisi ( vedi vicenda Imu) per le scelte  programmatiche annunciate nel giorno dell'insediamento. Il premier Letta la faccia l’ha messa un paio di volte, purtroppo per salvare Ministri in fallo, ma in quota del Colle.

Matteo Renzi ha eredito la maggioranza di Letta anche perché, per la seconda volta, chi poteva contribuire alla grande svolta, il M5S è rimasto sotto scacco di un leader autoritario, anche repressivo ed improvvisatore, votato al ruolo di denuncia e dell'opposizione.

Questo governo ed il suo leader sapranno “camminare” più della “lumaca” precedente? Saprà correre come impone l’urgenza sociale ed economica del nostro paese ? 

Lo si capirà ben presto, già dai primi atti dei prossimi giorni, quando si dovranno dare risposte attraverso i ministri del Tesoro, del Welfare-lavoro e dello Sviluppo.

Il primo test è la promessa fatta da premier Renzi con particolare enfasi, per rispondere agli artigiani e piccoli imprenditori che hanno gremito Piazza del Popolo a Roma ed ai rivoltosi mobilitati dai cosiddetti Forconi, di pagare tutti i debiti che la PA non salda alle imprese. Una promessa che per essere esaudita richiede uno scossone alla grande burocrazia che paralizza gran parte delle scelte. Una sfida chiaramente annunciata da Matteo Renzi. Il pagamento dei debiti PA è tra le cose possibili – probabilmente mettendoci la faccia a muso duro con la potente burocrazia – una soluzione che poteva essere conclusa da Enrico Letta che pure aveva  formalizzato le dovute scelte. Rimaste lì, bloccate in parcheggio. Una delle tante.

  • Per saperne di più sul pagamento dei debiti della Pa e per avere qualche dato sul cuneo fiscale e sui relativi costi di abbattimento vedi gli allegati.

  • Inolre alleghiamo l'articolo «I presupposti per una buona economia» di Mario Deaglio ( 3-10-2013)  quando il governo Letta metteva in conto un taglio del cuneo fiscale con un beneficio pari di un caffé al giorno per i lavoratori……

 

Allegato:
debiti_pa_subito_renzi.doc
grafici_tasse_eu_su_risparmi_e_gain_il_sole.doc
cuneo_fiscale_ocse_2012_tabelle.doc
cose_il_cuneo_fiscale_e_quanto_costa.doc
i_presupposti_per_una_buona_economia_deaglio_3-10-14.doc

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