AFRICA/EUROPA. Si dice da diverse parti, con grande superficialità e per scaricare la propria coscienza delle responsabilità a proposito dei migranti: aiutiamoli a casa loro. Il tema dello sviluppo africano dovrebbe essere assunto come questione nostra. Quando ero segretario generale della Cisl, in stretto raccordo con il sindaco di Roma che era Walter Weltroni, si dette vita a una iniziativa di sensibilizzazione popolare denominata “Italia-Africa” che suscitò molte attenzioni, interesse e partecipazione, nel sindacato e nella società italiana. Vennero promosse due grandi manifestazioni nazionali che videro una forte partecipazione . (…)

Molti paesi africani vantano un’alta popolazione giovanile, con circa 220 milioni di persone in tutto il continente tra i 15 ei 24 anni. Il fondo monetario internazionale stima che l’Africa rappresenterà l’80% dell’aumento della popolazione globale nei prossimi 80 anni. Questa “sovrabbondanza giovanile” può diventare un “dividendo demografico” con investimenti efficaci sulla gioventù africana e nel sostegno della crescita economica e dello sviluppo. (…)

A richiamarci a questa attenzione verso il continente africano, di cui non si discute nella campagna elettorale in corso, ci ha pensato, all’inizio di quest’anno, l’African Development Bank – l’istituzione di sviluppo del continente stesso – (AfDB)- attraverso la pubblicazione di un suo rapporto che ha evidenziato la sua analisi delle prospettive di crescita e delle priorità politiche.

Si pongono pertanto alcune domande : in che modo i paesi africani possono sostenere meglio i giovani e sfruttare il dividendo demografico attraverso l’istruzione, lo sviluppo delle competenze e l’empowerment politico ed economico? 

In che modo i partner internazionali possono sostenere al meglio questi sforzi? In che modo la diaspora africana e il settore privato possono essere sfruttati per potenziare la gioventù e incoraggiare lo sviluppo dei giovani?

Rispondere concretamente a queste domande rimane, purtroppo,  una sfida scoraggiante per i leader africani, in particolare in un tempo di forte sviluppo tecnologico che minaccia di modificare i criteri e le forme tradizionali dello sviluppo  e di automatizzare i tradizionali lavori di produzione.

L’AfDB considera l’industrializzazione  la condizione sine qua non per i paesi africani per sradicare la povertà e assimilare i 12 milioni di giovani africani che si uniscono alla forza lavoro ogni anno. Energia, acqua e trasporti inadeguati sono considerati come ostacoli per lo sviluppo delle industrie nazionali fattori che minano l’accesso ai mercati globali. Dei 150 miliardi di infrastrutture circa di cui il continente ha bisogno ogni anno, l’AfDB rileva che la metà non è finanziata. Le soluzioni dovrebbero provenire da una miriade di fonti, compresi gli aiuti esteri, le entrate fiscali nazionali e, soprattutto, dal settore privato. (…)  per proseguire aprire l’allegato

https://savinopezzotta.wordpress.com/2018/02/04/africa-europa/#more-4409

Allegato:
africa_e_europa_pezotta.doc

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