Immigrazione e sviluppo dell’Africa. Aiutarli a casa loro? Nel suo intervento al Parlamento europeo sullo stato dell’Unione, da politico consumato, Jean Claude Juncker prova ad allentare le tensioni sugli sbarchi e promette un’alleanza con l’Unione europea per investimenti sostenibili, occupazione e scambi commerciali. Obiettivo, 10 milioni di nuovi posti di lavoro in Africa già nei prossimi 5 anni, per ridurre le pressioni sull’Europa, e tendere idealmente la mano alle istanze nazional-populiste che sull’immigrazione invocano investimenti nel continente nero. Per scongiurare ulteriori movimenti da sud verso nord.

L’altra proposta, come anticipato nei giorni scorsi da alcuni media, riguarda il rafforzamento della guardia di frontiera e costiera europea, e dell’Agenzia per l’asilo. In particolare, la Commissione prevede la costituzione di un corpo permanente di 10mila unità operative entro il 2020. Sotto l'autorità e il controllo dello Stato membro in cui saranno dispiegati, i membri del corpo permanente della guardia di frontiera e costiera Ue saranno abilitati a verificare l'identità, autorizzare o rifiutare l'ingresso alle frontiere esterne e intercettare le persone alla frontiera. Così inizia il chiaro articolo di Pierpaolo Arzilla su  Conquiste del Lavoro del 13 settembre (vedi allegato).

Un articolo che ben sintetizza la proposta Junker e fa capire dove, nei dettagli si può nascondere il “diavolo” o se vogliamo l’inganno. E’ nella nota e famigerata politica dei due tempi: una cosa certa prima (nel caso 10.000 poliziotti Eu nei paesi africani), poi – in un secondo tempo indefinito – la promessa per i 10 milioni di posti di lavoro in Africa.

La storia ci ha fatto toccare con mano che 90 volte su 100 il secondo tempo non viene proiettato. Cambiare si può e si deve! Il futuro dell'Africa può essere costruito con i loro giovani che là debbono poter trovare lavoro!

 

 

Allegato:
migranti_proposte_junker_ue_cdl.doc

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