… PARLIAMO ANCORA DI DEBITO PUBBLICO . Il debito pubblico preoccupa per la sua entità che non diminuisce ma soprattutto per i saggi d’interesse che si debbono pagare per rinnovare i titoli di stato in scadenza. Il tanto citato spread: 100 punti in più rispetto al Bond tedesco equivale ad un punto in più sullo stock da rinnovare, quindi sui 15 miliardi. Ed è proprio il pagamento degli interessi del nostro debito (oscillante tra 85-95 miliardi) la voce che assorbe l'attivo del bilancio annuo dello Stato. Quel faticoso attivo di bilancio conseguito con tagli della spesa pubblica o conseguito con più tasse e tariffe. Un attivo che non va ad investimenti per l’occupazione e per i servizi. Il dibattito elettorale ha sorvolato su questo tema decisivo per il nostro futuro. Silvio Berlusconi che non ha certo perso la tenzone elettorale (sfiorando un’inaspettata vittoria!) ha raccolto milioni di voti all’insegna del “me ne frego dello spread”.

Qualche riflessioni sulla campagna elettorale di chi lo ha contrastato dovrebbe essere fatta! Se n’è parlato in modo insufficiente nel tanto tempo disponibile in televisione, bisognerà necessariamente farlo ora nella fase di proposta di un difficilissimo governo, mentre lo spread a ripreso a  salire. Il problema per il nostro paese si è fatto pesante dal giorno in cui il governo decretò il divorzio Tesoro-Banca d’Italia ( anni ’80).Il venir meno dell’impegno della Banca d’Italia di sottoscrivere le quantità di Bot non collocate ha provocato nel mercato dei titoli italiani un aumento dei rendimenti richiesti per rifinanziare il debito pubblico, a tassi sensibilmente superiori all’inflazione, che hanno accelerato la rottura dei conti pubblici e disincentivato l’investimento produttivo a favore di quello finanziario, concausa del rallentamento della nostra crescita. La crescita del peso degli interessi passivi s'inpennoò!

Ed oggi ….è nuovamente all'orizzonte, peppure lontano, per una ragione analoga a livello europeo dovute ai limiti d’intervento della BCE per ragioni statutarie.

C’è chi di tanto intanto propone l’idea che tutti i pagamenti di stipendi, di consulenze individuale, di compensi e simili che superino un tot di migliaia di euro all’anno ( esempio superiori a 50.000 € pro capite) siano corrisposti in BOT.

Sembrerebbe un’idea di buon senso e solidaristica per il bene pubblico senza togliere un’euro ad alcuno. Se n’è parlato troppo poco. Perché?

  • Per approfondire alleghiamo due note ( n.1 e n.6) dell’Isril pubblicate nel 2013

Allegato:
isril_newsletter_2013_06.pdf
isril_newsletter_2013_01.pdf

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