Gli sfruttati delle Langhe
Andrea Zaghi, su L’Avvenire del 16 ottobre, pubblica una sintesi del rapporto della Caritas di Alba che alza il velo sul fenomeno del caporalato nell’area d’eccellenza vitivinicola piemontese. Oltre 6mila lavoratori non hanno tutele per la vendemmia. Contiene dati allarmanti e nel contempo dichiarazioni di buone intenzioni di esponenti dei corpi intermedi che però non generano azioni adeguate per eliminare il grave fenomeno di sfruttamento e di offesa alla dignità delle persone.
Senza un tetto e con paghe da fame: gli sfruttati delle Langhe – Andrea Zaghi – L’Avvenire 16-10-26
<< Malique ha 22 anni, arriva dalla Guinea e ha lavorato un mese nelle vigne Patrimonio dell’umanità dell’Unesco ma non è stato pagato nemmeno un euro. Malique è l’esempio estremo di una vendemmia particolare, quella degli “invisibili” assoldati da una malavita nascosta in cooperative di comodo, che trovano buona sponda in aziende vitivinicole che non guardano in faccia a nessuno.

La denuncia arriva dalla Caritas della diocesi di Alba con “L’altra vendemmia”, un dossier che mette in fila numeri e fatti. Certo, sarebbe sbagliato criminalizzare un intero comparto, ma Caritas scatta una fotografia impietosa. Gli “invisibili” sarebbero «oltre 6mila lavoratori (circa 3mila stagionali) così numerosi che le molte realtà che forniscono manodopera alle aziende, e tra le cui file si nascondono i caporali, non sono state in grado di alloggiarli tutti».
Da qui l’evidenza: in una delle aree d’eccellenza della vitivinicoltura nazionale sono stati contati «16 insediamenti di fortuna»: in parchi, giardini, garage e seminterrati, sottopassi cittadini e sotto i ponti. «Luoghi improvvisati – sottolinea Caritas – sporchi e malsani, senza disponibilità di servizi igienici, acqua potabile e corrente elettrica». L’alternativa erano spesso posti letto in alloggi sovraffollati con affitti fino a 200-300 euro mensili a persona. Comunque la punta di un iceberg: Caritas stima di aver fatto emergere meno del 5% dei lavoratori coinvolti. Ma non è tutto. Quella del 2026 viene sottolineato, «è stata una vendemmia da record per violazioni e ingiustizie».
Antonio Bastardi, segretario generale Fai Cisl Cuneo, conferma la situazione: «I problemi sono atavici. Sicuramente le buone pratiche e le aziende virtuose non mancano, ma esiste un problema di caporalato, di lavoro nero e grigio che bisogna contrastare con tutti i mezzi. Abbiamo però bisogno di lavorare insieme». Matteo Ascheri vitivinicoltore ed ex presidente del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, impegnato da tempo sul tema, aggiunge: «Quanto denunciato corrisponde alla realtà che fino a poco tempo fa molti volevano nascondere oppure ignorare». Non si tratta solo di etica del lavoro, ma anche di economia: le ricadute negative sul “marchio collettivo” colpiscono tutti i produttori. In gioco c’è il buon nome di un territorio che è anche Patrimonio dell’umanità Unesco e che, solo per la vitivinicoltura, conta in cantina un valore che sfiora il miliardo di euro. Ascheri non esita: «La responsabilità è prima di tutto delle aziende e poi delle istituzioni». Che le imprese corrette vi siano è però certo, ma non basta. Michela Adriano, che conduce la Cantina Adriano Marco e Vittorio, è decisa: «Nella mia azienda lavoriamo insieme e ci tengo che le persone siano pagate il giusto e con contratti regolari. Per me è normale, come lo è per tanti altri viticoltori che conosco. Leggere certe testimonianze fa male».
Ma quindi che fare? Il vescovo Marco Brunetti parla di un quadro inaccettabile e dice: «Non si tratta di affrontare in modo emergenziale la situazione ma di trovare insieme delle soluzioni strutturali e durature nel tempo».
Alcune proposte riguardavano la creazione di una cooperativa di lavoro controllata direttamente dalle aziende vitivinicole, la proibizione per le imprese che impiegano lavoratori irregolari dell’uso del marchio tutelato dal Consorzio e ancora il tracciamento di tutti i pagamenti effettuati. Ad oggi sono stati firmati tre protocolli per la sensibilizzazione delle imprese sul tema.
Esiste anche l’“Accademia della Vigna” che ha proprio il compito di mettere in campo attività di accoglienza, formazione e ricerca di soluzioni abitative per i lavoratori. Un’iniziativa promossa anche dal Consorzio di tutela, il cui presidente Sergio Germano chiede di «affrontare la questione con serietà, equilibrio e senso di responsabilità, basandosi su informazioni attendibili e riscontri oggettivi» valorizzando anche le imprese virtuose e aggiunge: «Distinguere i comportamenti corretti da quelli non conformi non significa ridimensionare la gravità delle eventuali criticità, ma affrontarle con maggiore efficacia». Di fatto sulla stessa linea è Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo, che chiede «massima attenzione e verifiche» ma respinge la criminalizzazione di tutta l’agricoltura: «Siamo i primi a chiedere trasparenza e controlli: chi non rispetta le regole fa concorrenza sleale alle imprese corrette. Occorre accertare le responsabilità e affrontare il problema dell’accoglienza con un lavoro concreto».
Ma protocolli e buone intenzioni pare non bastino. E, in attesa della concretezza, mentre la vendemmia andava avanti, sono arrivate anche le intimidazioni. Don Domenico Degiorgis, responsabile proprio della Caritas, racconta di una «visita di cortesia di un individuo che ci ha avvertito di smetterla con questi argomenti perché, ci è stato detto, c’è gente che potrebbe arrabbiarsi e mandare tutto all’aria, e tirare fuori i coltelli».
Insomma, pare che dietro alcuni dei migliori vini mondiali vi sia pure una intermediazione opaca quando non “nera”. In zona pressoché tutti puntano il dito su una serie di cooperative che sfuggono ai controlli e al monitoraggio delle stesse associazioni di categoria. Degiorgis fa un esempio: «Alcune coop pagano quattro o cinque euro l’ora, altre anche meno mentre con un contratto regolare la paga dovrebbe essere da circa 8 a 12 euro lordi. Il problema però non è solo la paga oraria, ma i contratti fasulli oppure non rispettati».
I meccanismi possono essere diversi. Si può essere pagati con un assegno il cui importo poi deve essere in parte restituito; oppure la paga arriva in contanti e varia a seconda delle giornate e in alcuni casi, come quello di Malique, non arriva proprio.
Degiorgis è però netto: «Noi continueremo a denunciare. Ma avremmo voluto che il nostro territorio esprimesse un livello di civiltà e rispetto dei diritti dei lavoratori adeguato al prestigio internazionale che negli anni ha saputo costruire». >>.
https://www.avvenire.it/attualita/gli-sfruttati-delle-langhe_114366
Il sindacato regionale unitariamente, la Cisl Regionale sono certamente in grado si mettere in campo iniziative continuative – con il concorso delle strutture territoriali e categoriali – dove avvengono le gravi violazioni denunciate, per dare forza ai necessari incontri istituzionali, ai comunicati e alle dichiarazioni. In molti territori è la Caritas, sono sacerdoti coraggiosi che “prendono parola” e promuovono reportage e inchieste. Quanto denunciato nel rappoto della Caritas di Alba si ripete in molte altre zone del nostro paese. Il sindacato ha più strumenti e campi per agire con incisività sul territorio. Quali sono gli ostacoli da superare per farlo? Servono iniziative di mobilitazione sindacake unitaria e di movimento con le Associazioni, necessarie per contrastare le paure e le minacce che sempre aleggiano in questi contesti. La Cisl, su quest’ultimo punto, da un po’ di tempo ha perso il passo, ha smarrito una parte della sua storia su come condurre e combattere battaglie difficili.

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