La violenza, il terrorismo, i kamikaze, le tribù armate, le guerre negli stati e tra stati, l’Isis, i conflitti pluridecennali, il negoziato nucleare con l’Iran, complicano oltremodo l’interpretazione di quanto succede, non certo da oggi, nel medio oriente e nel continente africano. Abbiamo selezionato quattro articoli su temi diversi per far comprendere qualcosa in più oltre le notizie dei TG.

Tahar Ben Jelloun in La distruzione della civiltà araba la vera strategia del falso Califfato, su La Repubblica, riassume i perché la Tunisia è entrata nel mirino dell’ISIS, ovvero da quando ha imboccato la strada verso la democrazia e la laicità, unendo nel percorso il principale partito islamico del paese.

Adriano Sofri in “I veri crociati”, ancora su La Repubblica, conclude la sua analisi con questa affermazione “I nazijihadisti del Califfato tradiscono ignobilmente quei musulmani per i quali jihad vuol dire solo una lotta per migliorare se stessi, qualcosa di intimo come una conversione permanente. La loro è la più infame delle crociate -se si può rovesciar loro addosso il nome- , visto il piacere col quale si dedicano alle pubbliche crocifissioni…”.

Toni Ferigo traduce e sintetizza due articoli. Il primo, dal New York Time, che tramite interviste descrive l’eroica resistenza dei kurdi contro l’ISIS, (stato islamico), alle testimonianze si accompagnano si accompagnano interessanti osservazioni politiche sulla situazione nella zona di confine tra Irak e Siria.

Il secondo, tratto dal quotidiano Watan, riassume i brevi capitoli (obiettivi, il breakout time, arricchimento dell’uranio, ricerca e sviluppo, siti nucleari, controllo, sanzioni, nucleare civile) i nodi della trattativa, da anni corno della geopolitica mondiale che condiziona l’intera area del medio oriente.

Le soluzioni militari dell’Occidente più che risolvere hanno scoperchiato tensioni nefaste, una sorta di tanti vasi di Pandora. Il cosiddetto "Il militarismo democratico” per esportare modelli democratici (in Irak, in Afghanistan, in Libia) ha determinato conseguenze opposte a quelle per le quali si è messo in moto. E’ ancora oggi una delle principali tentazioni anche se si fa più robusta la schiera di coloro che s’interrogano «…andare a sparare contro chi?». La Libia è il principale campo minato al riguardo. Si fa strada la convinzione che prima dell’appoggio militare a questa o quella parte in conflitto serva operare per creare politicamente in quei paesi intese tra i gruppi ora in lotta, ridurre la frammentazione, fare politica e disarmare le bande, mercenari o fanatici che siano.

Per saperne un pò di più aprite i quattro allegati

 

 

Allegato:
la_vera_strategia_del_falso_califfo_jelloun.doc
i_veri_crociati_sofri.doc
kurdi_e_isis_new_york_time_ferigo.doc
i_punti_della_trattativa_sul_nucleare_con_iran.doc

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