Questo articolo Congresso Cisl: una luce mal riflessa e "i santi minori" di Adriano Serafino* (allegato) è stato pubblicato su Il Manifesto di Mercoledì 13 luglio. 

La Cisl si è spellata le mani per il messaggio radicalmente evangelico, tale da mettere in discussione il modo d’essere del sindacato, ma ha tirato diritto con le recenti scelte, aggiungendo qualche vocabolo del discorso di Francesco. Così la globalizzazione è “disumana”, la presenza nel territorio significherebbe “il partire dagli ultimi” senza però alcuna indicazione operativa, strategica e di risorse. Annamaria Furlan ha commentato la “spinta” del Papa con queste parole:“Ci ha detto che siamo sulla buona strada e ci ha spronato a fare di più, indicandoci come migliorare il nostro impegno”. Eppure rileggendo il testo della santa sede, il significato è ben diverso, anche il “Vi incoraggio a continuare e a fare di più” sono un riconoscimento alle buone intenzioni, ma “di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno”. Il Congresso non ha avvertito la contraddizione di applaudire calorosamente Francesco e, poco dopo, insediare alla presidenza una delle “pensioni d’oro” della Cisl. E’ stata generica la risposta alla sollecitazione di Bergoglio per "un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per  permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare".

Annamaria Furlan ha ringraziato Pierre Carniti, per la sua presenza, ma non ha dialogato con quanto l’anziano leader va predicando da tempo per ripartire il lavoro, essendo ben noto che la rivoluzione digitale comporta la sostituzione di molte funzioni che ora svolge il lavoratore. Non è stato così nelle precedenti rivoluzioni industriali (dal motore a vapore in poi) che hanno consentito profonde trasformazioni, con aumenti di produttività del lavoratore occupato, utilizzatore diretto di quei macchinari. Con l'informatica – fin dall’introduzione del controllo numerico, e ora con industria e servizi 4.0 – non è più così, quel paradigma è mutato. Il sindacato tarda l’analisi, non propone quei radicali cambiamenti delle strategie sindacali e di quelle economiche dello stato, in grado di assicurare che la crescita e più investimenti comportino anche il riassorbimento della disoccupazione.

Né si è risposto a un altro anziano leader, Savino Pezzotta, che da tempo ripete “La rivoluzione digitale ci obbliga a riformulare l’idea di lavoro e a ripensare i lavori…a una nuova organizzazione sociale del lavoro in cui una parte dovrà essere utilizzata nelle mansioni produttive o di servizi, ma una parte tutti la dovremo dedicare a lavoro di cura (famiglia, anziani, disabili, bambini, servizi comunitari, e altro). Tesi sostenute da sociologi di più paesi.

Papa Francesco ha anche ricordando che "le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni". La Cisl non ha ripensato di rimuovere l’ostracismo (unitario!) verso il Presidente dell’Inps Tito Boeri che, da tempo, propone al governo di ricalcolare le pensioni privilegiate per un’operazione di equità sociale. Sono parecchi i sindacalisti (non solo in Cisl) che hanno abusato di norme legittime per tutelare correttamente, per le pensioni, i distacchi sindacali.

E poi, nessuna delle “anime belle” che hanno tanto applaudito Francesco ha preso il coraggio per ricordare il caso Scandola, ancora vivo tra gli iscritti Cisl, come testimoniano le iniziative di due siti, con parecchi simpatizzanti sindacali (sindacalmente.org e il9marzo.it), per discutere il libro “Prender parola, il metodo Scandola” di Giovanni Graziani (editore Bonomo), acquistabile anche con e-book. Nella Cisl sono molti i “santi minori” che operano nella quotidiana realtà, spesso disconosciuti o in taluni casi osteggiati ed emarginati per il loro carattere ribelle verso le gerarchie; uno di questi è stato certamente Fausto Scandola, per il quale ci battiamo per la sua riabilitazione.

Per non essere lontano dalle periferie, dai senza lavoro, dal lavoro ridotto a schiavitù utilizzando gli irregolari, il sindacato deve anche rimettersi gli scarponi e utilizzare tanti pick-up. Per stare dentro al “populismo sindacale”, alla rivolta di tanti lavoratori inclusi coinvolti nelle conseguenze della discesa dell’ascensore sociale, più che riportare l’ordine dove non ci sarebbe, riducendo l’uso del referendum sindacale come ribadito dalla Furlan, serve la partecipazione consapevole e il protagonismo critico degli iscritti.

Infine un ricordo: Giulio Pastore non ha mai portato la Cisl in udienza dal papa. E non solo perché nella Cisl era ben vivo il senso della laicità, il pluralismo politico e culturale, ma perché quella Cisl non aveva alcun bisogno di chiedere alla Chiesa un “soccorso” per una linea e un’identità culturale. Infine riflettere per l’ immagine e la realtà anche sul flop elettorale della Fim per l’elezione delle Rsa alla Mirafiori Carrozzerie.

  • Già segretario generale della Fim e della Flm Torinese, già segretario Ust Cisl Torinese

2 commenti
  1. Rodolfo Vialba
    Rodolfo Vialba dice:

    Le conclusioni del Congresso CISL che, ricordo, era stato aperto dall’incontro dei delegati al Congresso con Papa Francesco, sollecitano tre riflessioni:
    1) io non avrei promosso l’incontro con Papa Francesco, e non per motivi di laicità della CISL, ma semplicemente perchè chiedere a Papa Francesco di parlarci del sindacato avrebbe, come avvenuto, messo in evidenza l’inadeguatezza del movimento sindacale italiano, e quindi anche della CISL, di fronte ai problemi occupazionali, economici, politici, sociali che si vivono in questa fase storica. La conferma di ciò sta nel Congresso CISL e nelle sue conclusioni largamente al di sotto del livello culturale, politico e propositivo del discorso di Papa Francesco. E’ pur vero che è un errore ridurre il discordo di Papa Francesco come rivolto alla sola CISL, essendo in realtà rivolto a tutto il movimento sindacale italiano e non solo, ma è altrettanto vero che la CISL ha perso l’occasione per essere anche solo un pezzo della “profezia” sollecitata da Papa Francesco. A me sembra che la CISL stia sempre più trasformandosi in una centrale di servizi e, dunque, sempre meno come organizzazione che persegue le finalità indicate nel Preambolo del suo Statuto. La CISL, quale centrale di servizi, spiega molto bene le trasformazioni che ha subito, fino ad assumere i connotati di una grande azienda, e le ragioni di un risultato congressuale che, mentre rende evidente l’assenza di pensieri, posizioni, proposte e politiche diverse, conferma l’adesione di quanti della CISL vivono al pensiero unico della oligarchia che la gestisce.
    2) al di là delle questioni interne alla CISL, che il congresso non ha minimamente toccato, ignorandole completamente, ciò che da esso è emerso in modo evidente non è una proposta di iniziativa sindacale che risponde alle provocazioni di Papa Francesco, ma la presenza nella CISL di una “Oligarchia” che la gestisce e determina la legittimazione del gruppo dirigente. Ciò è tanto evidente nei risultati elettorali congressuali che attribuiscono il 98% dei voti alla Furlan. Ma per favore, non si dica che questo è l’esito positivo dell’unità interna della CISL, ma piuttosto che questo è il risultato del lavoro della “consorteria” che governa la CISL e la conseguenza della prassi del culto della personalità sanzionata dal Consiglio Generale della CISL del 31 gennaio scorso. C’è di che essere preoccupati per la CISL e il suo futuro. Infatti stiamo assistendo al declino di quella che era la “splendida anomalia” del movimento sindacale italiano (la CISL) e che tale è stata dalla sua nascita fino ai primi anni del XXI secolo.
    3) l’insieme di queste ragioni che riguardano la CISL, e di quelle che qui non richiamo che riguardano la CGIL (il suo gruppo dirigente, il rapporto Camusso – Landini, il rapporto con la politica, ecc.), assieme alla debolezza, se non assenza, di mete e strategie unitarie di medio e lungo periodo spiegano il venir meno del ruolo di “sollecitazione” che il movimento sindacale in passato esercitava presso la Gerarchia Ecclesiale ma anche verso la politica e la società. Se le grandi organizzazioni del movimento sindacale, e in particolare la CISL, non si rendono conto della necessità di superare il loro corporativismo di sigla e di identità per assumere la dimensione profetica indicata da Papa Francesco, sarà inevitabile il crescere della loro irrilevanza e marginalità nelle scelte che riguardano lo sviluppo umano della realtà nella quale viviamo. Si può anche decidere che questa non è la dimensione che interessa legittimando, di fatto, il sindacato come azienda di servizi, ma non è questo che serve e che dice Papa Francesco e la Dottrina Sociale della Chiesa.
    Se poi si volesse leggere e riflettere anche sull’intervento di Pierre Carniti, pubblicato su “Sindacalmente.org”, fatto all’indomani della conclusione del Congresso Confederale della CISL e della approvazione della Mozione Finale e dei quattro Focus Group Congressuali, non si potrebbe non convenire, soprattutto in riferimento alla distanza politica e programmatica che esiste, ed è verificabile da tutti, tra i due Documenti citati e le conclusioni congressuali, sulla necessità di proporre la riapertura del percorso congressuale assumendo i documenti citati come vere Tesi Congressuali. Rodolfo Vialba

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    • GIOVANNI DI NINO
      GIOVANNI DI NINO dice:

      Non è precisamente una mia risposta a Rodolfo Vialba, quanto di un “osservatore” esterno interessato, come ex dirigente regionale di Fim e di Cisl dell’Abruzzo (fino al 1995: succesivamente “tornato” a lavorare come lavoratore dipendente in un’azienda dell’Eni, comparto energia, fino al pensionamento nel 2009, dopo essere stato anche un RSU, delegato e partecipato a diverse tratative per il rinnovo dei CCNL di Settore ed Aziendali (SNAM, Italgas). Ho seguito il Congresso a partire dall’incontro con Papa Francesco e, francamente, sono restato meravigliato dall’abisso esistente fra l’intervento del Papa e le conclusioni congressuali. Avevo suggerito ad un mio contatto della FIM nazionale di proporre l’inclusione del testo papale fra i documenti finali, non tanto per la mia simpatia verso il Papa, quanto perché egli ha tracciato problemi reali presenti nel mondo del lavoro e, di riflesso, nella società globalizzata, un quadro di riferimento con obiettivi chiari, precisi. Il suo concetto di “lavoro” è distante mille miglia da quello notarile del sindacato odierno: ho letto una dichiarazione della Segretaria su Famiglia Cristiana e sono rimasto basito dall’affermazione che il sindacato non deve interessarsi di regole dandomi l’impressione che argomenti come l’art.18 o la bufala del job(s) act resterebbero tal quali.Nulla su COME ampliare la base occupazionale, nulla sul rapporto prodotto/ore lavorative… Condivido l’opinione di Vialba sulle prevedibilissime conclusioni e dati elettorali conclusivi del Congresso, sperando sinceramente che mi sto sbagliando nel giudizio. Cordiali saluti. Giovanni Di Nino

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