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Italia: politica, economia, società

SPESE IMMORALI E POVERTA’ – M.Dellacqua – reddito di cittadinanza –

SPESE IMMORALI –  Ora l’allarme sembra rientrato. Il vicepresidente del Consiglio e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, ha chiarito che quando parlava di spese immorali vietate ai percettori del reddito di cittadinanza si riferiva solo al gioco d’azzardo. Una salutare ma goffa marcia indietro, che non basta a cancellare le dichiarazioni dei giorni precedenti: si escludeva la moneta liquida e la carta di debito era spendibile solo su suolo italiano, in esercizi italiani e per prodotti italiani. Non per consumi “voluttuari”.

Chiara Saraceno aveva notato che “dietro questo approccio c’è l’antica idea che i poveri siano inaffidabili e moralmente deboli. Lasciati a se stessi, invece di comprare latte e scarpe per i bambini o pagare l’affitto, si darebbero al bere e al gioco d’azzardo o alle spese pazze. Vanno messi sotto tutela” e trattati non come cittadini, ma come consumatori forzati sotto protezione paterna dello Stato. Il povero è merce sospetta. Viene compassionevolmente raggiunto da qualche provvidenza statale a condizione che sappia fornire le prove della sua sobrietà nei comportamenti e del suo patriottismo negli acquisti. E’ quel “nuovo nerissimo nazionalismo con spruzzatine di socialismo per poveri bianchi” di cui parla Domenico Starnone.

L’idea è già stata applicata dal governo di Matteo Renzi che aveva preteso di vincolare l’erogazione di 500 euro per l’aggiornamento degli insegnanti alla presentazione di uno scrupoloso rendiconto. Con quali scontrini hai comprato il libro o il computer? Come hai pagato l’abbonamento a teatro o al giornale? Non pensare di scialacquare in lecca lecca o in whiskey, che ti teniamo d’occhio. La pacchia è finita. Dopo Renzi, il suo irriducibile rivale Di Maio gli assomiglia. D’altra parte, Abramo generò Isacco che generò Giacobbe eccetera.

Non saremo noi anarchici a inorridire per la blasfema convergenza con Berlusconi che, il 5 ottobre, ha evocato il fantasma dello Stato etico: il Movimento Cinque Stelle “impone l’idea del bene e del male e trasforma i cittadini in sudditi”. 

Però non so se siamo solo noi "anarchici" a dubitare, dico noi anarchici un po' per far discutere, un po' perchè lo sono tranquillamente diventato, pur coltivando la disponibilità ad associarmi e rifiutando il diritto di fare quello che voglio.

Certi consumi sono un benefico sostegno del libero mercato e un premio del merito se ad essi accedono i ceti benestanti. Se uno smartphone o una camicia firmata cadono tra le mani di un povero cristo (specie se migrante) finiscono di alimentare la domanda interna e non favoriscono per questa via la creazione di nuovi posti di lavoro. Anzi, cominciano a diventare spreco, consumo voluttuario, segno di degrado morale. Come mai?

Eppure le spese immorali ci sono, abbondano e sono uno scandalo. E’ una spesa immorale il miliardo fra contributi europei, statali e regionali arrivato nella terra dei fuochi dove però continuano i roghi tossici. E’ una spesa immorale il megastipendio al calciatore ingaggiato con 105milioni di euro che basterebbero a mantenere due Leghe abbondanti. E’ una spesa immorale la somma di 25 miliardi di euro destinati a scopi militari nel solo 2018: sono circa 70 milioni al giorno, che diventeranno 100 (il 2% del PIL) entro il 2024, come ha dichiarato la ministra grillina Elisabetta Trenta (Dibba in Guatemala si è distratto). 

E’ una spesa immorale un litro di olio sedicente extravergine di oliva a 3,99 euro, un litro di Sangiovese Puglia IGT a 1,46 euro: o sono merci contraffatte e micidiali per la salute, o sono prodotte da lavoratori spremuti come limoni. O entrambe le circostanze. E’ una spesa immorale da 1 a 3 euro all’ora per 8-12 ore di lavoro (il 50% in meno del minimo sindacale) per più di 400mila braccianti agricoli. E’ una spesa immorale il latte pagato alla stalla 32 centesimi al chilo e il pomodoro 8 centesimi al chilo. E’ una spesa immorale la somma di 24 euro al massimo pagata alle sarte pugliesi per un cappotto di Max Mara, Louis Vittone o Fendi venduto nei negozi tra gli 800 e i 2mila euro. Eccetera eccetera.

Mario Dellacqua

  • CHIARA SARACENO, Una certa idea di povertà, la Repubblica, 5 ottobre 2018, p.34.
  • ROBERTO CICCARELLI, Sorvegliare e punire, Il manifesto, 5 ottobre 2108, p.8.
  • FRANCESCA SIRONI, Terra dei fuochi: fine veleni mai, L’Espresso, 30 settembre 2018.
  • ALESSANDRO GIGLIOLI, Spese militari, L’Espresso, 7 ottobre 2018, p.56.
  • S. RAME, Berlusconi smonta la manovra, Il Giornale.it, 5 ottobre 2018.
  • FRANCESCO BILOTTA, Lo sfruttamento comincia dagli accordi industriali, l’ExtraTerrestre, 20 settembre 2018, p.3.
  • Milk Market Observatory.
  • ROBERTO GIOVANNINI, Aste al ribasso e sconti, La Stampa, 7 agosto 2018.
  • Tutti i numeri dei nuovi schiavi del pomodoro, La Stampa, 7 agosto 2018.
  • ELIZABETH PATON-MILENA LAZAZZERA, Le paghe troppo basse dell’alta moda, The New York Times, in Internazionale, 28 settembre 2018, p.30.
  • Quarto rapporto di “Agromafie e caporalato”, Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil.
  • Carrefour Tutti meritiamo il meglio dal 10 al 21 ottobre, p.4 e 14.
  • DOMENICO STARNONE, Cosa c’è dietro, Internazionale, 14 settembre 2018, p.14.

10/10/2018/0 Commenti/da
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