Slogan e agende sindacali

Michele Serra dedica la sua Amaca, del 15 settembre, a “Due slogan molto chiari” < “Dio Patria e Famiglia” (nella versione più recente: io sono Giorgia, sono italiana, sono cristiana, sono madre) è ideologia allo stato puro. Disegna un modello di società tanto forte e inequivocabile quanto escludente. Per esempio dice che se sei ateo, o cosmopolita, o anteponi le libere scelte individuali al modello morale della famiglia tradizionale, non puoi essere davvero partecipe della vita della comunità. Ti chiami fuori. E devi pure ringraziare se all’esclusione non si somma la discriminazione.

Richiede discussione e partecipazione dal basso…

Chi invidia a questa destra la chiarezza ideologica non dimentichi, però, che non meno chiara è l’idea che le si oppone (da un paio di secoli almeno): il concetto di cittadinanza, applicazione diretta di quello di uguaglianza, così ben detto nell’articolo 3 della Costituzione italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

È l’esatto contrario di “Dio Patria e Famiglia”. È la Costituzione antifascista che tacita e seppellisce il fascismo. Dal dicembre del 1947, per essere cittadini italiani a pieno diritto, non importa in quale dio credi o non credi, com’è la tua postura sentimentale e sessuale, quale colore ha la tua pelle. Questo per dire che, al di là di ogni lecita considerazione sul basso livello della campagna elettorale e delle forze in campo, o sulla debolezza della politica, non è invece lecito fare finta che non esista una differenza ben leggibile tra un voto e l’altro voto. Libertà, Uguaglianza, Fraternità non è meno chiaro di Dio, Patria e Famiglia. >

Abbiamo letto con attenzione le richieste dei sindacati confederali (agende sindacali,decaloghi, dichiarazioni) formulate per orientare i lavoratori nella campagna elettorale e per anticipare le richieste che saranno presentate al nuovo governo dopo il voto elettorale del 25 settembre. Ogni Confederazione procede per conto suo.

Serve ordine e legge dall’alto…

Ahinoi! Troppe sono le richieste, in gran parte generica sommatoria, un elenco della spesa da presentare al governo, tali da non poter configurare, e neppure avvicinare, quel trinomio (Libertà, Uguaglianza, Fraternità) alternativo all’ideologia della destra, auspicato da Michele Serra. Si fatica anche a intravedere come collante di tali richieste la Solidarietà vera – tra le categorie di lavoratori con una protezione sicura contrattuale e chi non ne dispone – un grande valore etico che stà un gradino sotto alla Fraternità. Le agende indacali e decaloghi sembrano più dettate dall’esigenza di differenziarsi tra Confederazioni con identità alquanto forzate e “virtuali” finalizzate al dare più o meno credibilità, più o meno consenso al prossimo governo.

Nel difficile contesto in cui ci troviamo (guerra, inflazione, economia sconvolta dal costo delle materie prime, energia in testa) tra le decine di migliaia di dirigenti sindacali a pieno tempo non si avverte il rischio, sempre più evidente, di essere guidati (o comandati) da segretari generali – vale per la Cgil, Cisl e Uil –  che fanno a gara di demagogia e populismo, sommando richieste a richieste per mero consenso interno? Favorendo così corporativismi categoriali. Serve riproporre un percorso di unità tra i sindacati per definire un disegno strategico in grado da selezionare le priorità. Solo così si può pensare al “bene comune” e alla solidarietà tra lavoratori tutelati, precari, invisibili, lavoro povero, e con chi “sta peggio”, vedi articolo su questo sito https://sindacalmente.org/content/chi-sta-peggio/ .

Savino Pezzotta, ci invia un suo articolo-commento “Molta retorica e pochi approfondimenti” che inizia così. < Anch’io ho fatto la fatica a leggermi i documenti sindacali inviati alle forze politiche in occasione delle elezioni, e vi ho ritrovato molta retorica sindacale e pochi o assenti approfondimenti su tre questioni: il riscaldamento globale, la guerra in Ucraina e il passaggio dalla società industria alla società tecnologica e digitale. Credo che questa sia una notevole carenza che toglie anche la possibilità che siano ascoltati. Sono convinto che i lavoratori e le lavoratrici pagheranno il conto della guerra di Putin. Non possiamo certo ignorare che i salari in tutta l’UE stanno subendo un colpo senza precedenti con un sostanziale calo del loro potere d’acquisto. Secondo i dati forniti dalla Fondazione Hans Böckle dei sindacati tedeschi si rileva che in tutti i paesi europei il calo medio previsto dei salari reali possa aggirarsi sul 2,9 per cento; queste non sono previsioni di qualche profeta di sventura, ma che vedono la convergenza della Commissione europea. (…) Prosegue con un’analisi sull’economia italiana e europa, su Pil e inflazione, concludendo con una riflessione sulla contrattazione collettiva. Con queste parole < …La contrattazione collettiva serve ad altri scopi legittimi. Gli obiettivi distributivi sono al centro di molte trattative salariali e sono ancora più rilevanti nel contesto odierno. Se i sindacati non si prendono cura degli interessi dei lavoratori e non mettono la distribuzione dei profitti all’ordine del giorno, chi lo farà? A dire il vero, la contrattazione collettiva da sola non può risolvere la crisi del costo della vita. A tal fine, abbiamo bisogno di una risposta decisa da parte degli Stati sociali europei. Ma per evitare che i lavoratori e le lavoratrici siano quelli su cui pesa maggiormente il conto per la guerra di Putin, sono necessari accordi salariali equi. Raggiungere questo obiettivo, ovviamente, non è un compito da poco per i sindacati di tutta Europa nell’attuale difficile situazione.> In allegato il testo completo.

In allegato i testi delle richieste confederali e un link per leggere un documento “spunti per un discernimento politico” che si richiama a riferimenti etici sulla fraternità e la solidarieta contenuti nella “Laudato sì” e “Fratelli tutti” di Papa Francesco. Il documento è stato sottoscritto da 50 personalità cattoliche, tra le quali Savino Pezzotta; lo potete leggere con questo link http://www.manifesto4ottobre.blog.

Articolo correlato – “Elezioni 2022: il lavoro nei programmi dei partiti” – Nuova pubblicazione ADAPT open access
< (…) Il lavoro sta ricoprendo un ruolo importante negli argomenti di discussione tra i diversi partiti che si candidano a guidare il Paese in occasione dell’appuntamento elettorale del 25 settembre, a dimostrazione che esso continua a rappresentare un aspetto centrale che tocca la carne viva delle persone, delle imprese e della società. Per questo motivo abbiamo voluto, come già fatto negli scorsi appuntamenti elettorali nazionali, dare il nostro contributo nel comprendere meglio proposte e progetti raccogliendo ed analizzando i programmi elettorali in materia di lavoro e temi affini. Nasce così l’e-book di 172 pagine – aprire con un clic –Elezioni 2022: il lavoro nei programmi dei partiti , che diffondiamo oggi nella consueta modalità open access e che ha visto impegnati ricercatori e dottorandi ADAPT nelle scorse settimane. Inoltre nell’e-book sono presenti contributi originali dei principali partiti politici in materia di lavoro che illustrano le loro proposte e la loro visione in materia….>.

1 commento
  1. redazione
    redazione dice:

    Rodolfo Vialba – ELEZIONI POLITICHE: APPUNTI PER UNA RIFLESSIONE DEI CATTOLICI, E NON SOLO.
    Non seguo i sondaggi elettorali, non guardo i talk show in televisione e neanche faccio previsioni sull’esito del voto, perchè ho una sola certezza, in politica non dare mai nulla per scontato.
    Ma non vivo fuori da mondo e so bene che tutte le forze politiche, o quasi, stanno promettendo di tutto e di più, come ben evidenzia l’Osservatorio Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano (osservatoriocpi@unicatt.it) che prende in esame i Programmi Elettorali dei singoli partiti.
    Nei Programmi Elettorali manca solo la promessa di immortalità, mentre sono assicurate la felicità perpetua e il paradiso in terra e far data dal 26 settembre. Poi, il centrodestra assicura anche la difesa dei valori e principi cristiani riferiti alla famiglia, alla tutela della vita e dunque il no all’aborto, il sì alla lotta contro la teoria “gender” e ai movimenti LGBT, ecc. E’ questo un “Canto delle Sirene” che, purtroppo attrae una parte significativa del mondo cattolico, ma questa non è una indicazione di voto, è solo emotività, non razionalità.
    Premetto che da povero cattolico qual sono, faccio ciò che posso per essere coerente con le ragioni del perché tale sono, comprese quelle della Dottrina Sociale della Chiesa (di cui nessuno dice nulla in questa Campagna Elettorale), e non condivido quel “Canto delle Sirene” ma, dovendo scegliere tra destra e sinistra, cerco di capire con chi i cattolici devono, anzi, dovrebbero stare.
    Giustamente la Chiesa si astiene dal proporre indicazioni di voto. Ciò nulla toglie al valore di sicuro riferimento costituito dai Documenti che costituiscono la Dottrina Sociale della Chiesa, che ricordo è “teologia morale” (si veda in proposito “La dimensione sociale della fede”, di Mons. Mario Toso) Padre Francesco Occhetta, in “Ricostruiamo la politica”, pag. 31, afferma che storicamente la “destra” si è caratterizzata per i valori della libertà e del merito, il richiamo alla tradizione e alla gerarchia, la promozione dell’autodeterminazione individuale e la proprietà privata, la giustificazione delle disuguagliante di ceto, di cultura, di reddito …….. mentre la “sinistra” si è storicamente caratterizzata per l’emancipazione delle masse e i valori dell’uguaglianza e della solidarietà tra le classi sociali, per la promozione dei diritti soggettivi e le riforme sociali.
    Ha scritto un mio amico (Savino Pezzotta, che è tra i firmatari di questo Appello): “Sostenere che non esiste più una destra e una sinistra è una mistificazione, altro è sostenere che oggi c’è una sinistra e una destra diverse dal passato anche se debbono ambedue liberarsi dai vecchi residui. Il problema semmai è riflettere quale può essere il nostro contributo di cattolici all’evoluzione sia della destra che della sinistra per liberarle dei vecchi residui ideologici del passato che, anche se sotto traccia, ancora persistono. Personalmente auspico il formarsi di un’area riformatrice che punti a un rinnovamento sociale e partecipativo del capitalismo e a favore di una reale cultura e prassi dell’accoglienza, pacifista e ambientalista e che, soprattutto, valorizzi il lavoro.”
    In altri termini si può dire anche così: “fintanto che nel mondo esisterà l’ingiustizia, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la povertà, le disuguaglianze, la preminenza del profitto sul bene comune, la negazione del valore della solidarietà, ci saranno destra e sinistra, dove la destra è, storicamente, identificata con la conservazione e il moderatismo e la sinistra con il cambiamento e il rinnovamento.
    Questa declinazione di “destra e sinistra”, tutt’ora valida, definisce anche le ragioni valoriali, culturali e politiche per le quali, da cattolico, non posso che riconoscermi nel centrosinistra oggi rappresentato dal PD perché, pur con tutti i suoi limiti e carenze, mantiene aperto uno spazio e una prospettiva per l’affermazione dei principi e dei valori enunciati nella prima parte della Costituzione: la dignità della persona umana, la democrazia, la libertà, la solidarietà, la sussidiarietà, la responsabilità, il bene comune.
    Da non iscritto ad alcun partito condivido quanto dice il mio amico Marco Bentivogli, candidato indipendente al Senato nella lista del PD nella Pesaro: “La campagna elettorale è solo un primo appuntamento per ricostruire tutto”.
    A prescindere dal risultato elettorale, per il centro sinistra e la sinistra l’assoluta priorità della loro iniziativa politica è la creazione di una coalizione capace di affrontare e dare risposte ai molti problemi del Paese. Rodolfo Vialba

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