Sindacato: manca una offerta culturale e si disperde la memoria storica. La situazione in Cisl. C'e' una questione principale su cui il sindacato dimostra il suo immobilismo, e, come già osservato precedentemente, si tratta dell'assenza di una ricerca per una offerta culturale che consideri la prospettiva della nostra società, e in particolare del mondo del lavoro. Anche per le confederazioni Cgil, Cisl e Uil è arrivato il tempo dell' austerità e della spending rewiew: non si fanno più investimenti su centri di ricerca economico sociale e sulla valorizzazione del proprio patrimonio storico, ma si cerca di contenere le spese e salvare il salvabile.

La crisi delle risorse dipende dal calo delle iscrizioni ai sindacati confederali a partire dal 2014 (49° Rapporto Censis  registrava -140.000 rispetto al totale degli iscritti ), con la difficoltà  di aggregare nuovi iscritti fra i giovani e di contenere la discesa dei pensionati. Forse c'è stata anche poco oculata gestione delle risorse finanziarie in tempi di crisi prolungata.

Per parlare di cose concrete, la CGIL ha eliminato molti centri di spesa per l'aspetto culturale, ed ha concentrato tutto nell'unica Fondazione Di Vittorio: Memoria storica, Ricerca economica e sociale, Formazione sindacale. E mantiene una casa editrice Ediesse, una Rivista giuridica del lavoro, e il quotidiano on line Rassegna sindacale.

La Cisl ha annunciato il trasferimento della sua Biblioteca centrale da via Labicana alla Domus Mariae. Come ha scritto sul suo blog l'ex bibliotecario Enrico Giacinto, " ha ripreso vita dopo un letargo durato più di cinque anni e mezzo la Biblioteca centrale della Cisl (Bcc ).

Nel 2011 un cartello, appeso all'ingresso della sede di via Labicana a Roma, avvertiva che “a partire dal 1° marzo 2011 le consultazioni e l'accesso a questa struttura sono sospese a causa inventario e trasferimento. Venerdì 18 novembre la Bcc è stata inaugurata nei locali dell' lsacem, l'istituto per la storia dell' Azione Cattolica e del movimento cattolico in ltalia, al quale era stata donata nel 2012 dalla segreteria generale della Cisl ".

E poi sul sito Cisl.it c'è scritto che con "la Fondazione Tarantelli – Centro Studi Ricerca e Formazione la Cisl si impegna a realizzare un importante polo culturale. L'intento della Cisl è rafforzare l'impegno dei centri di analisi e  ricerca sostenendo un network della cultura e della ricerca confederale come supporto alla elaborazione strategica e il compito della formazione come presidio identitario".

Per ora questa Fondazione è una scatola vuota che fa capo a Giuseppe Gallo, direttore del Centro Studi. Nel contempo sono stati annullati molti centri di ricerca legati alla Cisl. Edizioni  Lavoro e' diventata una collana di un autonomo editore romano. Conquiste del lavoro è passato a versione unica online già dal 2015.

Ma la situazione singolare è quella dell' Archivio storico centrale della Cisl conferito per una parte, forse metà 1950-1977 digitalizzata, alla gestione della piattaforma Achivi Online  della Biblioteca Archivio Storico del Senato della Repubblica (ASSSR). La parte cartacea è iscatolata in un deposito.

Per il Centro Studi di Firenze la Biblioteca digitalizzata è disponibile salvo la mancanza di una gestione, mentre la parte archivistica dello stesso Centro Studi si trova presso l'Università Cattolica di Milano, Archivio Mario Romani.

E' chiaro che questa dispersione del patrimonio biblio-archivistico è contro le buone regole della gestione della memoria storica; ma rivela anche una progressiva dismissione della propria cultura storica che non può che riflettersi sull'attuale immobilismo culturale.

2 commenti
  1. salvatore mancuso
    salvatore mancuso dice:

    Un sindacato che, a partire dagli anii 90, ha operato, gradualmente, l’inversione dei prori fini statutari, la prima cosa che fa è quella di cancellare la propria memoria storica e la propria cultura identitaria. Salvatore Mancuso

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  2. dora marucco
    dora marucco dice:

    La dispersione del patrimonio documentario della Cisl e il progressivo disinteresse per l’attività culturale di essa sono un indice preoccupante della fase recente delle istituzioni di rappresentanza. Nel caso specifico sono particolarmente discutibili alcune scelte perché non pienamente coerenti con la storia della Cisl. Mi riferisco in particolare al conferimento di materiale all’archivio dell’Azione Cattolica, come se l’adesione alla Cisl presupponesse quanto meno un’opzione di tipo confessionale . Per quanto concerne l’Archivio del Senato, ci sarebbe da discuterne la coerenza, pur trattandosi di una sede istituzionale di prestigio e di garanzia. Meglio l’Archivio centrale dello Stato assai più idoneo alla conservazione di quel tipo di testimonianze.
    Dora Marucco

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