Un radicale cambiamento dei sindacati perché ritrovino il loro indispensabile ruolo è non solo necessario ma indispensabile per ancorare la vita democratica del paese a contenuti di solidarietà, eguaglianza e di progresso. Molte proteste, anche radicali, che avvengono nel nostro paese sono il termometro che segnala un sindacato intrappolato da logiche corporative categoriali e/o da interpretazioni dei movimenti alquanto datate.

Questa realtà è sotto gli occhi di tutti ma non è così semplice cambiare la direzione di marcia. Perché? Responsabili, certo, sono il peso della consuetudine e della retorica di gran parte del suo gruppo dirigente che viene, ahinoi, trasmessa a svariate centinaia di migliaia di rappresentanti sindacali eletti o nominati in forza di nobili leggi e contratti conquistati negli anni di unità sindacale.

Ci si adegua alla consuetudine. Un esempio di questo “tendenza” lo si può cogliere leggendo attentamente i contenuti della piattaforma unitaria dei pensionati (la più grande aggregazione sociale, oltre il 50% del totale degli iscritti della Cisl,Cgil,Uil), definita nell’estate del 2014 (vedi allegato), per la quale le tre Confederazioni (Camusso, Furlan, Barbagallo) hanno inviato una lettera a fine febbraio sollecitando un confronto al Ministro del Lavoro Poletti, al fine di "porre rimedio alle gravissime ripercussioni" della Fornero.

Al momento è successo ben poco, nè con il governo nè nel paese,  nè tra gli anziani e tantomeno tra i giovani, anche se qualche riferimento ai giovani, invero alquanto generico, è stato posto.

Però, ad esempio, colpisce il fatto che non esista alcuna proposta precisa che possa collegare la flessibilità dell’età pensionabile con l' ingresso di giovani nel mondo del lavoro, rilanciando alla grande l’apprendistato (uno dei danti punti dolenti) che determinano l’insopportabile peso sociale della disoccupazione giovanile. Si sorvola anche sulle pensioni d’oro.

Purtroppo gli esempi per la “scarsa credibilità del sindacato” non mancano e in politica c’è chi ne approfitta e ne abusa in abbondanza.

Romano Prodi ha pubblicato recentemente su Il Messaggero, su Il Mattino e sul suo sito (www.romanoprodi.it) due interessanti articoli (allegati)  che con garbo e con lucidità affrontano il problema della crisi di credibilità del Sindacato. Nel primo i sindacati obbligati a cambiare, affronta il problema in senso generale rimarcando tra l’altro …che nella mia personale esperienza posso aggiungere le nefaste conseguenze della competizione sindacale, che obbliga le diverse rappresentanze a farsi concorrenza l’una con l’altra, mettendo in secondo piano gli interessi dei lavoratori, delle aziende e dell’intero Paese…”; nel secondo Mezzogiorno dimenticato, formula cinque proposte per farlo ripartire evitando che la ripresa si fermi a Eboli. In quella  parte dell’Italia la caduta di credibilità è ancora più pesante sia per gran parte del sindacato sia e ancora di più per le istituzioni.

Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl nell’articolo “Sì al sindacato 2.0 ma il nodo resta la partecipazione” un’intervista (allegata)  rilasciata a Diodato Pirone  per il Messaggero  afferma, rispondendo a Romano Prodi,  “Serve un sindacato meno burocratico e rituale e più aperto e internazionale. Ma, se non c’è autonomia dalla politica, l’unità sindacale sarà la pietra tombale della nostra secolarizzazione. Serve piuttosto un salto di qualità perché per sviluppare gli interessi dei lavoratori servono forme di partecipazione alla vita delle imprese”. Rimarca “Su una cosa Prodi ha ragione da vendere. Non possiamo vivere sognando la proroga di una rendita dei tempi che furono perché non possiamo far finta di credere che nulla sia accaduto. Questo vale per il sindacato e per Confindustria, che mi sembra ancora più immobile in termini di volontà di autoriforma”.

All’inizio di febbraio l’Associazione Koinè  (una convention di leader sindacali anni 70-90) ha organizzato un interessante incontro di presentazione e discussione su due recenti due libri scritti da Sandro AntoniazziLo spirito del  sindacalismo e Luigi VivianiOltre il declino l’unità.

A seguire si è realizzato il primo confronto pubblico  tra Marco Bentivogli e Maurizio Landini sul tema Un sindacato diviso, quindi…?  Presieduto da Paolo Feltrin e concluso da Raffaele Morese.

Per ascoltare questo confronto fate clic sul link

http://www.fim-cisl.it/2015/02/08/un-sindacato-diviso-quindi-primo-confronto-pubblico-tra-bentivogli-e-landini/

Gli articoli di Romano Prodi sono leggibili al link e sono anche allegati

http://www.romanoprodi.it/articoli/un-radicale-cambiamento-nei-sindacati-perche-ritrovino-il-loro-indispensabile-ruolo_10612.html

Cinque allegati

 

Allegato:
un_radicale_cambiamento_nei_sindacati_perche_prodi.doc
cinque_proposte_per_fare_ripartire_il_mezzogiorno_prodi.doc
si_al_sindacato_20_bentivogli.doc
approfondimentounitariopiattaforma_2014.pdf
piattaforma_unitaria_cgil-cisl-uil_2014.pdf

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