Prove tecniche di eurorifondazione, e di salvataggio italiano.Draghi offre una via d’uscita (il “fiscal compact”) alle visioni inconciliabili di Merkel e Sarkozy. Poi interverrà. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy lunedì a Parigi vogliono presentare “proposte comuni” per una modifica limitata dei trattati europei, ma come spiega anche Le Monde, le visioni dei due leader sono inconciliabili. La via d’uscita al direttorio franco-tedesco è stata offerta da Mario Draghi, che giovedì ha aperto a un intervento più significativo della Bce nella crisi, e secondo la Sueddeutsche Zeitung la cancelliera tedesca avrebbe dato il via libera ad acquisti più importanti sui mercati secondari. Il patto che salverebbe il Consiglio europeo dell’8 e 9 dicembre, ennesimo vertice di vita o di morte per la zona euro, si chiama, secondo le parole di Draghi, “Fiscal Compact”.

Più rapido della riforma dei trattati del Merkozy (i cui contorni sono comunque ancora da concertare), il “Fiscal Compact” prevede alcuni parametri di bilancio da rispettare (come vorrebbe la Merkel, ma non Sarkozy che con i suoi numeri del debito non può rispettare alcunché), in cambio dei quali la Bce interverrebbe sul mercato secondario in modo più massiccio. Così Draghi non viola i trattati e i mercati – che da qualche giorno sono convinti, come a Bruxelles, di un prossimo intervento di Francoforte – respirano: la Bce non fa la Fed, ma allo stesso tempo salva i leader europei da due anni di fallimenti nella gestione della crisi.

Secondo Bloomberg, sarebbe anche pronto un prestito tra i 100 e i 200 miliardi della Bce al Fondo monetario internazionale per finanziare i salvataggi nella zona euro. Secondo il Wall Street Journal, dentro al Consiglio direttivo di Francoforte c’è una maggioranza favorevole a interventi più radicali sul mercato secondario dei bond. Sarkozy è convinto che “di fronte al rischio deflazionista la Bce agirà”. Merkel ha promesso che non criticherà ciò che la Bce “fa o non fa”, pure se ha ribadito che non è né la Fed né la Banca di Inghilterra. In questo modo le divisioni tra Parigi e Berlino – sottolineate ieri da Merkel nel discorso al Bundestag – possono passare per il momento in secondo piano. Anche perché una proposta comune tra chi chiede regole rigorose e automatiche (Merkel) e chi vuole più discrezionalità politica (Sarkozy) non è facile da trovare.

Titolo del presente articolo La Banca centrale “non è la Fed” ma finalmente s’è mossa. Un aiuto a Monti su il Foglio  del 2 dicembre 2011

 Allegato – Zibaldone n.205   recensioni dalla rete Web

Allegato:
Numero 205_Zibaldone.doc

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