Quel che i nuclearisti non vedono. Fino a poche ore prima della “pausa di riflessione” suggerita dal disastro in Giappone la campagna pro-nucleare continuava intensamente. Vediamo con quali argomenti e perché nemmeno uno regge alle contestazioni. Alla vigilia degli importanti referendum sulla privatizzazione della gestione delle acque e sul nucleare (oltre che sul legittimo impedimento), sembra che per il nostro governo la priorità vada attribuita – oltre tutto in un convulso quadro economico e internazionale – alla riforma della giustizia in prospettiva pluriennale. Devo dire francamente che questa agenda mi pare – per usare il linguaggio aulico dell’on. avv. Ghedini – un "fuor d’opera". Mi riesce difficile immaginare quale salto di qualità nel tenore di vita delle casalinghe possa essere prodotto dalla separazione delle carriere dei pubblici ministeri rispetto a quelle dei magistrati giudicanti.

E’ proseguita però fino a qualche giorno fa la forsennata e ben articolata campagna a favore del nucleare, finanziata lautamente sia dal governo (quello del fare, per spiegarci) che dalle società direttamente interessate alla spartizione della torta degli investimenti. Le frecce scoccate sono parecchie e consistono in: a) cooptazione di "testimonial" prestigiosi e in assoluta buona fede; b) terrorismo psicologico che fa leva sugli aumenti contingenti del prezzo del petrolio; c) enfatizzazione dell’onere a carico dei cittadini, che ha come corrispettivo i contributi incentivanti per le rinnovabili (onere su cui ho già scritto in altro articolo); d) la constatazione, anch’essa opportunamente "gonfiata", della talora eccessiva entità degli incentivi per il fotovoltaico, tenendo conto dei progressi tecnologici del settore e, quindi, della riduzione in prospettiva del costo dei pannelli (con una implicita incongruenza nella economicità comparativa delle scelte); e) una improvvisa vocazione all’agricoltura degli immobiliaristi di Milano 2, 3, 4, etc.; f) un provvedimento – o per meglio dire un non provvedimento – del ministero erroneamente denominato dello Sviluppo, che – udite! udite! – sancisce che i dettagli operativi delle norme approvate ai fini di marzo saranno decisi a giugno prossimo. Il risultato è lo stallo del settore. Si tratta di un’altra delle spettacolari innovazioni istituzionali di questo governo: la normativa a rilascio ritardato…

 

Contesterò queste argomentazioni e il simulacro di provvedimento punto per punto.

     A) A parte la non del tutto comprensibile scelta di schieramento di Umberto Veronesi, non oserei dubitare della assoluta buonafede di Margherita Hack cooptata come testimone favorevole al nucleare in una recente intervista su un quotidiano romano. Mi limiterò ad osservare che per un fisico teorico (e a maggior ragione per un astro-fisico) la fattibilità in laboratorio di una scoperta – come i reattori autofertilizzanti, quasi privi di scorie – coincide concettualmente con la praticabilità: il che non è, perché si trascurano i tempi lunghi dell’engineering. La Hack sostiene che il nucleare non è rischioso né inquinante (almeno a valle, perché nella fase mineraria lo è); ma non affronta il problema dell’economicità, che, come sanno i miei lettori, ritengo decisiva perché è proprio sulla validità economica di lungo periodo delle scelte che si fonda il grande inganno dei nuclearisti nei confronti della pubblica opinione, non solo italiana.

 

     B) La minaccia dell’aumento duraturo dei prezzi del petrolio viene spesa per sostenere il nucleare nell’articolo di Enrico Cisnetto (v. Il Messaggero del 6 marzo), per la verità più nel titolo che nel testo. A parte il fatto che questo pericolo è ricorrente e sinora è andato, fortunatamente, a corrente alternata, le argomentazioni a sostegno del nucleare valgono, a fortiori, per le rinnovabili, quando esse abbiano raggiunto un livello di economicità comparabile.

 

     C) Qui sta il nocciolo della terza serie di attacchi: quella sul costo degli incentivi. Giorgio Meletti, su Il Fatto del 4 marzo osserva che contro un costo standard di 7/8 centesimi di euro a kwattore, l’Enel paga dai 30 ai 45 centesimi per una corrispondente unità di fotovoltaico immessa in rete. Questa differenza, tra i 23 e i 38 centesimi, consentirebbe – sempre secondo i calcoli del Meletti – un reddito lordo di 500.000 euro e netto di 450.000, su un terreno del valore di 2,5 milioni. Avremmo dunque un rendimento di circa il 18%, dal quale dedurre però le quote di ammortamento. Ne risulta comunque un elevato saggio di profitto. Donde l’opportunità di ridurre gradualmente gli incentivi, tenendo conto però del fatto che manca, per ora, una filiera costruttiva importante di pannelli in Italia (vengono dalla Germania, dalla Francia e, guarda un po’, dalla Cina). Irrobustire questo apparato produttivo rientrerebbe in quella politica industriale di cui abbiamo più volte lamentato l’assenza. A ciò si aggiungano i continui progressi tecnologici del settore: forse siamo alla vigilia di un salto della tecnica, se andranno a buon fine le sperimentazioni dei ricercatori dell’Università Federico II sui pannelli cosiddetti biologici e sulle pellicole spalmabili. In questa situazione si può accettare una riduzione graduale dei contributi in un arco temporale limitato ma sufficiente, mantenendoli però come fattore di stimolo, analogamente a quanto si fece durante alcune fasi della prima rivoluzione industriale, applicando il modello della cosiddetta "industria bambina" (infant industry).

 

     D) Quel che desta stupore è l’improvvisa, smodata passione per l’agricoltura del governo degli immobiliaristi. Mentre i sindaci Alemanno e Moratti progettano la cementificazione di grandi aree a spese dei già ridotti terreni agricoli intorno alle due metropoli, il ministro Romani (nel provvedimento tuttora dibattutto all’interno dello stesso Pdl) sembra temere che superando il 10% di occupazione di suolo agricolo da parte dei pannelli venga inferto all’agricoltura italiana un colpo mortale. Finge di ignorare le seguenti tre considerazioni. 1) Esistono in Italia ampie superfici agricole non utilizzate perché non redditizie come tali (se no risulterebbe incomprensibile il sistematico ricorso al set-aside comunitario). 2) Collocando i pannelli a 4/5 metri di altezza dal suolo, si possono coltivare molte qualità di ortaggi. 3) Se i pannelli coprono delle serre, la produttività dei terreni è sensibilmente accresciuta anzichè ridotta.

 

     E) Vorremmo concludere sottolineando il colpo basso inferto all’intero settore con il decreto Romani, il cui iter però non è concluso. La storia è nota, ma non meno allucinante. Si parte da un principio economicamente corretto: i contributi diminuiscono man mano che le tecnologie e le economie di scala avvicinano i costi di produzione ai livelli di mercato. Ma il ministro, rinviando alle calende greche la definizione dettagliata del contestato provvedimento, ha di fatto bloccato un settore in piena espansione, con 40 miliardi di euro in fatturato e 150.000 addetti più l’indotto. La sferzata all’economia si è tradotta in una botta ai garretti di un cavallo in piena corsa.

 

     Questa vicenda rafforza una tesi, emersa anche in altre circostanze. Il Paese è acefalo. Il presidente del Consiglio, che assiste annoiato alle sedute del Consiglio dei ministri in cui non si parli di provvedimenti di carattere giuridico-personale, non sembra in grado di mediare le conflittualità fra i suoi stessi ministri. In mari procellosi, come quelli attuali – dove però il dinamismo della tecnica offrirebbe ventagli di opportunità – una nave senza timoniere scarroccia o avanza senza una precisa direzione, con i risultati che molti di noi (ma non i furbetti del quartierino) sono in grado di verificare nei propri bilanci personali.

 

P.S. : Purtroppo, le notizie dal Giappone sulle centrali nucleari rendono tragicamente comiche le frasi di Veronesi, secondo cui "c’è uranio anche in un bicchier d’acqua" e di Oscar Giannino (v. Il Messaggero : Nucleare sicuro alla prova del nove).

 

Rosita Donnini su www.eguaglianzaeliberta.it  19/03/2011

 

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nucleare tra mistificazioni_Rositi

priorità al nucleare_Cisnetto

il pasticcio solare_Meletti

nucleare sicuro_Giannino

 

 

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Nucleare avanti tra mistificazioni_Rositi.doc
Priorità al nucleare_Cisnetto.doc
Nucleare sicuro a prova del nove_Giannino.doc
Pasticcio solare_Meletti.doc

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