Tre decenni fa Muhammad Yunus, ben­galese oggi settantenne, intraprendente e carismatico, studi americani di economia, nobilitato da un premio Nobel, lanciò l’idea del micricredito per i poveri del terzo mondo, privilegiando le donne ritenute più capaci nell’intraprendere attività e più garanti nel restituire i prestiti ricevuti. Il suo progetto ha fatto molta strada;  sono state create migliaia di picole imprese piccole impre­se autosufficienti e la Grameen Bank.Ora qualcosa va  storto, gli esattori non sarebbero più quelli del primo periodo, le pressioni sui debitori così pesanti da spingerli al suicidio liberatorio in quanto un’Assicurazione in tal caso subentrerebbe nel risarcimento. Ed altre cose preoccupanti.

Il Foglio di mercoledì 27 ottobre pubblica un lungo articolo con titolo a sei colonne “Morte a microcredito”. L’autrice è Nicoletta Tiliacos, una ricercatrice affermata,  che non usa il condizionale in ciò che scrive. I casi descritti, pur se veri, forse nascondono “deviazioni” pilotate?

Forse c’è chi non ha gradito alcune iniziative di Yunus, che dispone di una Banca con molti depositi proprio perché la solvibilità dei debitori rimane alta pur flettendo di qualche punto. Questa liquidità è stata in parte investita in progetti di joint venture con Danone nel Bangladesh per produrre yogurt a prezzi ridotti, con totale reinvestimento degli utili. Ma non è la sola iniziativa.

Consigliamo un’attenta lettura dell’articolo allegato. Dite la vostra.

1 – Morte a microcredito – Nicoletta Tiliacos   su il Foglio del 2/10/10

 

Allegato:
Morte al microcredito_Tiliacos.doc

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