Pubblichiamo la lettera aperta che il primo segretario generale del COSATU e membro del gruppo fondatore del sindacato ai tempi dell'apartheid ha inviato " ai suoi colleghi sindacalisti". Il tono è quello di un vecchio combattente, amico stretto di Mandela. La lettera insieme a altri  scritti che abbiamo già pubblicato, apre di fatto, la discussione pre-congressuale. Prese di posizione come questa non possono essere ignorate per il  prestigio, storia e popolarità di chi scrive..

 " La violenza del governo può solo alimentare una contro violenza. Alla fine se non vi è segno di sanità da parte del governo, la disputa tra il governo e il mio  popolo sarà risolta dalla forza” (Nelson Mandela )

Queste parole sono valide anche oggi.

Lettera aperta ai miei colleghi del COSATU,

Non ho alcuna autorità per dirvi cosa dovete fare, lo so. Ma la mia coscienza come uno dei fondatori del sindacato, mi chiede di riflettere sullo stato del nostro paese.

Il massacro di Marikana è un colpo mortale alla costruzione di una società democratica e giusta e mi riempie il cuore di tristezza.

Il peso della delusione è tale da portarmi indietro con il pensiero alla mia

Iniziazione sindacale ,quando ero un giovane studente, ascoltando Steve Biko: “ Non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene”. Biko ci presentava una visione coraggiosa e quasi impossibile di un Sudafrica libero. La nostra generazione era ispirata da questa visione e ci sollevammo senza badare ai costi che si potevano pagare.

Sono così I coraggiosi leaders di oggi ?

Nel 1976, la sollevazione degli studenti di Soweto fu la nostra piazza Tahir. Fummo sconfitti, ma ritornammo a lottare partendo dalle basi che i sacrifici di nelson Mandela e della sua generazione, avevano gettato.

 Costruimmo con fatica e dolore un movimento di massa. Gli anni ottanta videro il fiorire di lotte guidate dal sindacato, COSATU , contro l’apartheid e le sue brutalità.

Ci vollero 18 anni per costruire il nostro movimento di liberazione, l’ANC,  farne il maggiore partito nel nostro parlamento,  mettere Nelson Mandela alla presidenza del paese. Il primo presidente del Sudafrica scelto con elezioni democratiche.

 

Oggi 18 anni dopo commemoriamo un nuovo massacro sotto  lo sguardo di un governo, suppongo, democraticamente eletto. Mi sento, come credo molti sudafricani, devastato.

 

Non possiamo negare che la storia era già scritta sui muri da tempo. Perché abbiamo ignorato i fatti che erano sotto i nostri occhi ?

 

Una parte della leadership  portò il COSATU in una alleanza con l’ ANC. L’obiettivo era chiaro. Stavamo prendendo insieme l’impegno per una trasformazione radicale, che colpisse al cuore l’apartheid e i suoi effetti

– lavoro mal pagato e le sue malattie – disoccupazione, povertà, violenze di genere e ineguaglianza.

Ma quelle malattie ci sono ancora e abbiamo bisogno di una franca, aperta analisi della nostra condizione, che può essere così sintetizzata: le diseguaglianze sono aumentate, il lavoro regolare si è ristretto,un singolo occupato sostiene sino a otto persone,lavoratori migranti continuano ad essere sfruttati,lavoro precario, sub contrattato, incidenti.

Il sistema formativo è fallito senza speranza. Lascia a casa la metà dei nostri ragazzi delle periferie povere e molti sono quelli che restano analfabeti persino dopo 12 anni di scuola.

Giovani che non  possono trovare un lavoro decente. Per molti questa sarà la loro condizione per l’intera esistenza. Le nostre scuole sono diventate  porti per predatori sessuali, insegnanti pervertiti o maschi giovani che rubano alle nostre figliole l’innocenza. Questa gioventù lasciata a se stessa, privata della sua età ,non può vedere nessuno che rappresenti i suoi interessi.

Questo è quanto ho raccolto da conversazioni con giovani in tutto il Sudafrica. Tutto quanto vedono è l’arroganza delle “brigate blu lucente con cravatta “  che credono di avere un permesso divino per governare.

Vedono criminali, accapparatori che si ingrassano devastando i fondi pubblici per i libri di testo, gabinetti e librerie, rubando licenze e appalti,Non è per questo che I nostri leaders si sono sacrificati. Non è per questo che Well Agget come tanti altri fu ammazzato dalla polizia dell’apartheid. Non è per questo che Sibiya, un sindacalista di valore, morì nell’incendio di una macchina nelle mani di vigilantes. Si potrebbe continuare.

E’ venuto tempo per un dibattito senza paure. Il potere si deve confrontare con la verità. Il massacro di Marikana mostra tutti i segni del nostro passato di segregazione. La violenza di qualunque parte non è giustificata, ma la presenza di apparati di morte in uno stato democratico è un peccato non perdonabile. Un colpo al cuore della democrazia.

Il prossimo congresso del COSATU è importante per molte ragioni, ma soprattutto perché dovrà tracciare una chiara linea nella sabbia tra giustizia e ingiustizia. Per questo ci vogliono leaders coraggiosi che alzino lo specchio e pongano la domanda cruciale: hanno i nostri dirigenti perso il contatto con i lavoratori, gli iscritti al sindacato, e i poveri nel nostro paese ?

Mi viene in mente la nostra visita in Unione Sovietica nel 1990. Volevamo sapere e capire come uno stato che affermava di rappresentare la classe operaia potesse fallire e diventare preda della corruzione che è l’espressione estrema di un capitalismo di rapina.

Lo abbiamo capito e ci fu chiaro. Non c’era partecipazione democratica. L’economia nazionalizzata e le aziende di stato erano solo  canali clientelari  di rifornimento di una elite vorace. I simboli del passato, solidarietà , socialismo e giustizia sociale  erano diventati un orpello, una vergogna , usati da una classe rapace di funzionari di apparato. I sindacati trasformati in cinghia di trasmissione di questa elite burocratica. Sindacati “gialli”.

Capii che se fossi stato un militante sindacale in Unione Sovietica , sarei morto miseramente in un campo di lavoro in Siberia. Non c’erano sindacati veri in Russia, ma obbedienti luogotenenti agli ordini dei loro capi politici, godendo delle briciole di un sistema corrotto. E’ un piano inclinato in cui anche noi rischiamo.Non possiamo permettere che il Sudafrica vi scivoli sopra verso il basso.

 

Quindi, oggi, chiediamoci se nuovi sindacati sono solo il prodotti di opportunisti o di populismo ignorante. Se è così perché rischiano lavoro e anche la pelle ?

 

Non lo credo. Naturalmente c’è chi usa I poveri e lavoratori come cannoni per dividere e eliminare il sindacato, ma ,nei fatti, c’è una profonda sfiducia nei leaders politici e anche sindacali. La classe  sottoclasse che cresce sempre più di lavoratori poveri sente che non ha voce. La violenza diventa il solo linguaggio possibile.

 

Sì è così. Mi ricordo quando , più di 30 anni fa, studente impegnato entrai nel sindacato come volontario spendendo il mio tempo a distribuire volantini. Stavo ai cancelli delle fabbriche per un intero giorno e nessuno prendeva il volantino che gli porgevo, finché un vecchio attivista del SACTU mi prese in disparte e mi disse, “ Caro ragazzo, appari molto impegnato ma nessuno capisce la tua retorica. Gli operai non mangiano promesse e slogans politici, e se parlano con te possono essere fotografati e essere puniti. Vai a casa e ti farò incontrare qualche attivista del sindacato”.

 

Allora capii che la realizzazione di un progetto sta nel conquistare la fiducia dei lavoratori, specialmente i più poveri.

Fiducia deve essere conquistata ogni giorno.

Mi conforta che il COSATU abbia fatto una inchiesta su come i suoi membri  vivono i loro leaders ,ma è uno schok scoprire che molti si sentono lontani, distaccati . Questo dovrebbe essere il centro del dibattito del congresso. Bisogna dare delle risposte a questi modi di sentire. Senza rapporto non c’è fiducia .

.Il COSATU ha una storia orgogliosa. Non avete lasciato la presa quando il governo, nell’ostinazione insana di negare il problema, condannò a morte per  AIDS tante persone, o rimase zitto di fronte agli abusi e violazione diritti umani contro lavoratori nello Zimbawe e in Swaziland. Avete organizzato campagne per far cambiare posizione al governo e renderlo credibile. Per mostrare solidarietà a lavoratori perseguitati in paesi vicini.

Ma dove è finito questo attivismo sociale ? Seppellito , forse, sotto il peso della burocrazia ? Non potete scappare dalle vostre responsabilità più a lungo : la nostra società è in frammenti e il nostro stato sempre meno funzionante.

La nostra  Costituzione che si richiama ai principi di giustizia sociale , solidarietà, dignità umana, domanda un governo trasparente e affidabile.

Le istituzioni pubbliche devono essere servizio ai cittadini e non a interessi di una ristretta elite.

Questo è quello per cui abbiamo combattuto. Dobbiamo finire di essere cittadini passivi e diventare agenti per il rinascimento del nostro paese, la ricostruzione e lo sviluppo. Ritornare sulla via tracciata nel 1994. Avevamo promesso una vita migliore e dobbiamo mantenere l’impegno

Come il nostro padre fondatore, Nelson Mandela , disse, “ Povertà come l’apartheid, non è un accidente. Come la schiavitù è un prodotto dell’uomo e deve essere rimossa da azioni degli esseri umani”

La chiave di svolta oggi è che esseri umani comincino a prendere le azioni appropriate.

 

 

[Jay Naidoo è stato il primo segretario generale del COSATU. Un suo fondatore. Ministro della giustizia nel governo di Mandela e presidente del GAIN ,una fondazione internazionale che combatte la malnutrizione.

 

 

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *