La madre di tutte le riforme? Così molti dicono, a partire dal premier Renzi. All’inizio di Luglio venticinque senatori del Partito democratico hanno presentato un documento, articolato in quattro punti, con alcune proposte per cambiare la riforma del Senato. E’ noto che al Senato la maggioranza per il governo è in costante bilico. A fronte di una maggioranza che arriva nel migliore dei casi a 171 senatori, avere una dissidenza interna al Pd formata da 25 senatori mette a rischio la riforma costituzionale e la stessa  sopravvivenza del governo, considerando che a Palazzo Madama il quorum minimo per avere la maggioranza, a ranghi completi, è 158 senatori. Il futuro di Renzi dipende molto da come saranno recepiti dalla maggioranza del Pd  i quattro capitoli del documento che  così iniziano:

1. Dopo l’Italicum è necessario cambiare il Senato. L’Italicum è stato approvato tra molte discussioni. Una cosa però è certa: dal momento che la nuova legge elettorale incide a fondo sulla forma di governo – con la previsione di un solo momento elettivo in cui la scelta del presidente del Consiglio è direttamente collegata alla determinazione dell’unica assemblea legislativa detentrice del vincolo di fiducia – è naturale e doveroso meditare, e rimeditare, sull’impianto della riforma costituzionale in atto, sui bilanciamenti e contrappesi e su quel che rimane dell’idea di rappresentanza politica. Tanto più che ciò avviene in un quadro fortemente maggioritario che per altro non risolve, mantenendo una rilevante quota di parlamentari nominati, il cruciale rapporto tra volontà politica e rappresentanza, tra cittadini e istituzioni. (…)

2. Per un Senato elettivo che non sia un dopolavoro. In primo luogo diviene prioritario, a nostro avviso, all’indomani della promulgazione dell’Italicum, il tema della composizione del Senato, che non può rimanere composto da eletti di II grado, come stabilito in prima lettura, dal  momento che l’unica Camera politica in vigore avrà una maggioranza di parlamentari nominati dalle segreterie. Non è possibile pensare di rispondere alla crisi di credibilità dei partiti e delle istituzioni continuando a sottrarre ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti, nella convinzione che una politica asserragliata in un fortino possa costituire una risposta adeguata agli affanni che la democrazia italiana, in buona compagnia con le altre democrazie europee, sta vivendo da ormai troppi anni. (…)

 3. Per un Senato delle autonomie con poteri di controllo, di verifica e di garanzia. In secondo luogo, resta a nostro avviso fondamentale e, anzi, dopo l’approvazione dell’Italicum ancora più cruciale, la questione degli strumenti di controllo, di verifica, di terzietà, nonché quella di un compiuto sistema di garanzie in modo che siano assicurati pesi e contrappesi adeguati – come per altro ha sostenuto lo stesso Matteo Renzi nella sua lettera a “La Stampa” del 29 aprile 2015. Siamo del parere che il Senato, proprio perché slegato com’è da un rapporto fiduciario rispetto al governo, possa e debba svolgere in modo più libero e autorevole le proprie funzioni di controllo, di verifica e di valutazione che altrimenti rischierebbero di essere compromesse. (..)

4. Titolo V: più flessibilità e meno ricentralizzazione. Per quanto riguarda il Titolo V, rispetto al quale è evidente un processo di ricentralizzazione per l’intero sistema delle autonomie locali, occorre ritornare per alcuni temi fondamentali al testo originario già approvato al Senato, in vista di un equilibrio più stabile e flessibile tanto sotto il profilo delle competenze legislative quanto sotto quello dell’autonomia finanziaria.(…)

In allegato il testo integrale dell’importante documento

Allegato:
testo_documento_25_senatori_pd.doc

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