Il debito della Grecia è un pericolo per l’Europa e la stabilità dell’Euro? Cos’è l’effetto contagio? Quale austerity viene "imposta" alla Grecia per ottenere prestiti dalla Ue e dal Fondo Minetario Internazionale? La Grecia deve rimborsare, entro il 19 maggio, titoli di Stato ( equivalenti ai nostri Bot ed obbligazioni) in scadenza per circa 8,5 miliardi di euro, ha un deficit dello Stato in crescita e soprattutto ha perso credibilità per aver compilato bilanci non veritieri. Non ha soldi in cassa e per pagare quei debiti ( scadenza delle obbligazioni, dei bond) deve rivolgersi al mercato finanziario dove non li trova o li tova a tassi d’interesse molto elevati.

Nei giorni scorsi Moody’s ha peggiorato il giudizio – annunciato al mondo – sulla situzione economica-finanziaria della Grecia, declassando il suo debito. L’altra grande agenzia di rating Standard & Poor’s ha bollato come «spazzatura» i titoli che attualmente coprono il debito di Atene, determinando svendite a catena di tali titoli.

Il vento della crisi si accompagna a quello della speculazione al  ribasso. Nel contempo anche il debito pubblico della Spagna è stato declassato. Sempre per iniziativa di una delle tre sorelle (Moody’s, Stand & Poor, Fitch Ratings) che “danno il voto sui bilanci pubblici e privati”.

Dopo quel giudizio, in un solo giorno, in Europa i titoli finanziari ( azioni e bond e dintorni) hanno perso valore per un totale di 160 miliardi di euro. Quando avvengono queste ondate di compra / vendita al ribasso si usa dire che sono stati “bruciati” tot miliardi, ma sarebbe più comprensibile dire che si sono “volatizzati”, che sono “evaporati” perchè quando le condizioni “meterologiche finanziarie” si stabilizzeranno ( con altri voti, questa volta positivi delle Agenzie di rating) quella immensa quantità di denaro che era “evaporata” ritornerà allo stato liquido nelle casse di chi ha agito per pura speculazione.

I titoli finanziari e bancari non si “bruciano”, si svalutano, si deprezzano, passano di mano e dopo, un certo perido, riprendono il loro valore per poi iniziare un’altra altalena. Chi determina questa altalena e l’influenza? Certamente l’economia reale ma sempre più, dopo la globalizzazione dei mercati finanziari,  le tre grandi sorelle che danno il  voto ad un investimento.

Paul Krugman, Nobel dell’Economia, ha scritto giudizi pesantissimi sul ruolo e sul malcostume di queste Agenzie ricordando che, nel 2008 quando scoppiò la crisi finanziaria, negli USA e poi si estese,  il  93% delle obbligazioni che erano classificate al  massimo dei voti ( la tripla AAA) , sono poi state declassate “junk”, cioè spazzatura: valgono poco. Le società di rating “non si erano accorte” che dietro quelle obbligazioni c’erano i mutui subprime? Crediti aleastori, difficilmente esigibili  che hanno innescato la più grave crisi finanziaria dal grande crollo del 1929. Chi valkutò la bontà e la credibilità di quei titoli sono le stesse “tre sorelle” che emettono le sentenze sui bilanci statali, determinano terremoti sociali e politici.

Si avvicina il 19 maggio; se la Grecia non farà fronte ai suoi impegni con i creditori ( i sottoscrittori delle obbligazioni in scadenza) la sfiducia dei mercati finanziari si estenderebbe ad altri paesi europei che hanno, oggi, deficit crescenti nel bilancio statale ( esempio, in prima battuta certamente il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda).

E’ giusto richiedere che la Grecia rimetta ordine ad una finanza pubblica con troppe lacune ( trasparenza e controlli) e vari un piano di contenimento della spesa pubblica e di nuove entrate che gravino sulle classi sociali  con redditi medi-alti ed alti.

Il 2 maggio, la Grecia ha raggiunto l’accordo con Fondo Monetario Internazionale, Ue e Banca Centrale Europea (BCE) per sbloccare gli aiuti internazionali che ammonteranno tra 100-120 miliardi in tre anni. Il premier Giorgos  Papandreou ha dichiarato che "L’intesa è stata presa nell’interesse nazionale e comporterà grandi sacrifici per il paese".

Le misure di austerity sono molteplici: la Grecia traglierà di 30 miliardi il suo deficit per riportarlo sotto il 3% del Pil entro il 2014.

Sul fronte delle entrate ci sarà un aumento dal 21 al 23% dell’Iva e nuove tasse su alcool, scommesse e benzina.

Su quello delle uscite, della spesa pubblica ci saranno consistenti tagli su stipendi e pensioni . La 13esima e la 14esima, due simboli della lotta sindacale delle ultime settimane, non saranno congelate ma saranno ridotte. Gli incentivi e bonus saranno bloccati per tutti gli stipendi pubblici oltre i 3mila euro e le pensioni oltre i 2.500. I compensi del settore statale e privato rimarranno congelati per tre anni e interventi paralleli saranno fatti per tagliare i premi che costituiscono una fetta importante delle retribuzioni elleniche ( si prevede una riduzione del 20%).

Alle banche ed alle aziende con elevati guadagni sarà chiesto un contributo di solidarietà per la salvezza della nazione. L’età pensionabile sarà equiparata per uomini e donne elevandola ai 65 anni ( e gli anni di contribuzione saliranno da 35 a 40 anni) con un meccanismo per adeguarla in automatico all’incremento delle aspettative di vita.

La cancelliere Merkel è stata capolfila per tanto rigore anche per  tutelare 67 miliardi di euro di esposizioni delle banche tedesche verso la Grecia. Sono misure che si abbattono pesantemente sui lavoratori e sull’occupazione. Non era solo un vago timore quello che ha scatenato la protesta di piazza e la dichiarazione dello sciopero generale per il giorno 5 aprile. 

Le "misure dolorose" di cui parla il premier greco Papandreou perseguono l’obiettivo di ridurre di 10 punti del Pil ( 25 miliardi di euro) il deficit pubblico ( nel 2009 era al 16,3% del Pil) . Per maggiori dettagli leggere l’articolo allegato di Ettore Levini pubblicato su "La Repubblica".

E’ un programma per la "salvezza della nazione" ma con caratteristiche antisociali perchè chiede troppi tagli verso i giovani, l’occupazione, i pensionati, i lavoratori. La situazione della Grecia è difficile ma meno drammatica di quanto vogliono fare apparire le tre sorelle che tengono sotto scacco molti governi con il loro giudizio sui debiti sovrani ( cioè quelli coperti con titoli di Stato). Situazione grave ma non drammatica per almeno tre considerazioni. La prima, il Prodotto Interno Lordo (Pil) della Grecia vale 235 miliardi di euro ( 5,5 volte in meno di quello dell’Italia)  e pesa meno del 2% del totale deii paesi Eu e vale il 2,5% circa del Pil dell’area euro; la seconda, la Grecia incide meno dell’1% sul totale della produzione manifatturiera dell’Unione Europea; terza, il suo debito pubblico consolidato ammonta a circa 250 miliardi di euro, cioè il 115% del Pil.

Un tardivo intervento dell’Eu per concedere un credito alla Grecia esporrebbe l’euro a sicura svalutazione. Per questo il Ministro Giulio Tremenoti esortando  la Germania a rompere gli indugi (defineno il maxi prestito alla Grecia) ha utilizzato un’efficae metafora: «Diamo alla Grecia l’estintore per spegnere il suo incendio, prima che le fiamme si propaghino alle case vicine».

I paesi Ue che si farebbero carico del prestito greco pro quota, sono nell’ordine: Germania 8,3 miliardi, Francia 6,3, Italia 5,5 ed decrescendo un’altra dozzina. Soldi che dovranno in qualche modo essere recuperati dai contribuenti, se non con tasse con minor spesa pubblica.

La Grecia non deve fallire e l’intervento della Ue sul piano politico-economico ( per chiedere rigore nel bilancio) e finanziario ( concedere il prestito) è indispensabile per dare senso alla moneta unica, all’euro, contrastando il nefasto ruolo delle Agenzie di rating, oligopoli che accumulano profitti grazie al ruolo di arbitri. Le società di rating americane non solo sviluppano  e offrono prodotti finanziari, ma allo steso tempo li valutano, crendo così un colossale conflitto d’interessi pre-programmato. Sono società private a fine di lucro.

Ed è certamente giusta l’iniziativa del vice cancelliere e ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle che preme per la creazione di un’agenzia di rating europea, una struttura Eu indipendente per i prodotti finanziari.

Per completare l’informazione vi invitiamo a leggere i cinqueo articoli allegati: “I signori del raiting” di Federico Rampini; “Grecale. Il mercato caccia Atene” di Galapagos.; “Le colpe della crisi” di Paul Krugman che tratta dell’inchiesta della Commissione del Senato americano sulla crisi finanziaria del 2008; "Perchè la crisi del debito sovrano non fa paura per ora all’Italia" di Carlo D’Onofrio; "Raggiunto l’accordo prestito-austerity" di Ettore Levini su La Repubblica  del 2 maggio

Allegato:
I signori del rating_rampini.doc
Grecale_Galapagos.doc
Krugman 2.doc
Perché la crisi del debito sovrano.doc
Accordo prestito-austerity.doc

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