Dopo la Romania, la Spagna è il paese europeo che ospita una delle più numerose comunità Rom, chiamati gipsy, gitani, almeno 500mila che sono più dell’1% della popolazione mentre l’Italia  ne ospita circa 180mila, lo 0,3% della popolazione, tre volte meno della Spagna. L’Andalusia è la regione dove i gitani sono più numerosi, tanto che il flamenco gitano è diventata la ballata più tipica di quella regione.

E la Spagna è anche il paese europeo che ha meglio gestito il problema Rom, utilizzando bene i fondi europei, a differenza dell’Italia e sopratutto  dopo la dittatura di Franco, varando una serie di provvedimenti di integrazione e gestendoli  al meglio.

Già nel dicembre 2010 il New York Times, in una analisi di Suzanne Daley e Raphael Minder aveva elogiato il modello spagnolo come miglior esempio europeo: “Il 92% dei gitani vive in appartamenti e case normali, a fronte di molti paesi europei dove la maggioranza vive ancora in baracche. Il 50% dei lavoratori Rom  è regolarmente impiegato, a dispetto del mito che il Rom, come nomade, non può mantenere un impiego stabile. Praticamente tutti i bambini gitani sono iscritti nelle scuole elementari e possono contare su mediatori che ne facilitano l’inserimento, mentre in molti paesi europei vengono addirittura collocati in classi speciali per studenti con disabilità mentale.”

Eppure in Spagna i gitani partivano da situazioni peggiori: sotto la dittatura di Franco i gendarmi della Guardi civil facevano spesso  raid nei loro accampamenti  costringendoli a vagare per il paese. Secondo, Salute Internazionale Info (11.05.2017), “Chiave vincente del successo spagnolo  è stata  la decisione politica comune che, a prescindere dal gruppo politico al potere, ha permesso di perseguire con continuità le politiche di integrazione dei gitani, a differenza di molti paesi europei, segnatamente Francia e Italia, dove si sono registrati continui e gravi  episodi di intolleranza istituzionale e popolare”

Non da ultimo va considerato il problema economico, la Spagna prevede di spendere  per la questione Gitani  circa 130 milioni di euro in cinque anni, di cui almeno  60 provengono da Fondi europei.

Tralasciando il confronto con i costi delle politiche di intolleranza seguite da molti paesi europei, sgomberi, espulsioni forzate e altro, costi superiori a quelli spagnoli d’integrazione, c’è anche da segnalare che i paesi europei più intolleranti, sono anche quelli che non hanno volontà politica e capacità organizzative per utilizzarli.

Non tutti i problemi di integrazione dei Rom sono stati risolti anche in Spagna, ma quel modello sembra, per civiltà ed efficacia, distante anni-luce dai modelli sconclusionati, incivili e costosi seguiti da  altri paesi come Francia ed Italia.

NIcola Cacace, articolo pubblicato su L'Unità del 12-5-2017

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