La visita del vice presidente americano John Biden , inviato dal presidente Obama per riallacciare i negoziati fra Palestinesi e Israeliani, corre il rischio di fallire come altri tentativi che nel corso degli anni presidenti americani hanno portato avanti per riportare pace nella tormentata “Terra Santa”.

Due per tutti: il primo  a Camp David, quando venne firmato un accordo di pace fra Israele ed Egitto; ancor più importante, il negoziato di Oslo del 20 agosto del 1993,  poi solennemente firmato nel settembre successivo a Washington da Shimon Peres e da Itzhak Rabin per Israele e Yasser Arafat per l’OLP, alla presenza di Clinton.

L’Accordo di Oslo o Dichiarazione dei Principi, riguardava  il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania occupata (già con molti insediamenti di coloni israeliani), la cooperazione economica,  lo sviluppo regionale, ed un lungo programma di protocolli per dirimere le annose questioni sulla sicurezza di Israele, la sovranità palestinese, lo status di Gerusalemme.

Ometto di indicare per ragioni di spazio i numerosi incontri al vertice, trattative segrete, risoluzioni ONU e quant’ altro, per ricordare solo che l’accordo di Oslo venne sabotato da entrambe le parti a causa di massacri di cittadini israeliani da parte di attentati  palestinesi, dell’avvio di massicci insediamenti israeliani nelle zone occupate, delle frustrazioni sui mancati riconoscimenti dei diritti di entrambi i popoli( sicurezza per Israele e restituzione delle terre per una patria ai palestinesi), della radicalizzazione dei gruppi di estremisti che dettero l’avvio alle “punizioni” degli esponenti responsabili dei negoziati e, quindi, più esposti a possibili vendette.

La prima vittima fu Sadat, il presidente egiziano, assassinato il 6 ottobre del 1981 con un assalto alla tribuna presidenziale durante una manifestazione; seguì Rabin, assassinato il 4 novembre del 1995da un fondamentalista ebreo  dopo un comizio.

Allo sgombero della Striscia di Gaza,alle pesanti reazioni militari israeliane, ai numerosi civili uccisi, specialmente bambini, al bombardamento di missili e mortai da parte di Hamas, si aggiunge ora la violazione israeliana dello stop ad altri insediamenti in Cisgiordania concordata un anno fa, ora ripetutasi in occasione della visita del vice presidente americano John Biden in Israele.

Terribile doccia fredda per Biden: la decisione di edificare altre 112 nuove costruzioni negli insediamenti nella zona di Gerusalemme Est, viola nuovamente la moratoria sui nuovi insediamenti; il palpabile stato di tensione che ha accolto Biden, si è espresso ancor più chiaramente nelle nervose dichiarazioni del presidente palestinese Abu Mazen che ha indicato nelle nuove costruzioni una evidente prova della intransigenza della destra israeliana e delle maggiori difficoltà sulla strada per la ripresa del negoziato.

Allo stato dei fatti, con l’ennesima provocazione del governo israeliano, sarà ben difficile sperare in un qualche risultato della volenterosa missione in Medio Oriente del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon e di lady Catherine Ashton, il debole ministro degli esteri dell’Unione Europea.
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