Sciopero generale in India proclamato da tutti i sindacali il 21-22 Febbraio. Nonostante la estrema frammentazione del movimento sindacale e la competitività tra le diverse confederazioni, l'unità d'azione non è un fatto eccezzionale. Ogni anno vi sono, nel sub continente indiano, scioperi che toccano l'intero paese. L'allargarsi del settore informale sino ad arrivare al 90% della forza lavoro costituisce il maggior ostacolo alla sindacalizzazione. I sindacati sono presenti quasi esclusivamente nel settore pubblico e nelle grandi imprese. La storia del sindacalismo indiano è segnata dalla divisione conseguenza della mancanza d'autonomia. Per questo non è improbabile che lo sciopero abbia pochi risultati. Manca una strategia di medio-lungo termine

In India sciopero generale di due giorni, 20 e 21 Febbraio, promosso da tutti i sindacati. Le rivendicazioni sono formulate in dieci punti. Tra i più importanti :  minimi salariali a livello nazionale , la richiesta è di 10.000 Rupie/ mese , (circa 140 Euro ) ; regolarizzazione dei lavoratori nel settore informale con contratti che stabiliscano livelli di paga non inferiori ai contratti nazionali. Il salario è per questi lavoratori, la grande maggioranza, assai basso. Nelle aree industriali delle grandi città 10.000 rupie consentono la mera sopravivenza: dovrebbero essere almeno il 50% più alte secondo Shart Bhowich, il direttore del centro per gli studi economico-sociali di New Dheli ;riconoscimento obbligatorio dei sindacati ; indennità di pensioni  e assistenza  sanitaria per i lavoratori del settore informale.

Lo sciopero è certamente un fatto significativo. Il sindacalismo indiano è molto frammentato. Oltre agli undici centri nazionali, vi sono decine di migliaia  di piccole organizzazioni di organizzazioni, molte in conflitto tra di loro.

Al problema della divisione si aggiunge lo stretto legame con partiti politici. Il sindacato è in molti casi l’appendice del partito, senza autonomia ed indipendenza. I sindacati collaterali  al partito  dominante, il Partito del Congresso, associati alla confederazione nazionale INTUC,raramente hanno posizioni critiche nei confronti del governo. Quando furono adottate politiche economiche liberiste, i cosidetti “piani di aggiustamento strutturale ) vi furono diverse azioni di protesta senza l’adesione della INTUC. Lo stesso si verificò quando al governo era il partito nazionalista ,Bharatiya  Janata Party. Il sindacato BMS si rifiutò di unirsi ad altre confederazioni in azioni di protesta.

Negli ultimi anni il rapporto tra queste confederazioni è notevolmente migliorato. E’ stato costituito un fronte comune a livello nazionale che si è esteso in molte regioni anche con la partecipazione di sindacati collocati alla sinistra e tradizionalmente assai critici nei confronti di INTUC e BMS.

Le ragioni della ricerca di unità stanno nell’approfondirsi della precarietà nel mercato del lavoro. Si calcola che più del 90% dei 470 milioni di lavoratori indiani sia nel settore informale, senza contratti e senza possibilità di sindacalizzazione. Una importante eccezione è rappresentata dalla SEWA, l’associazione delle donne lavoratrici che per il suo radicamento nei settori informali e la presenza in molti stati è stata riconosciuta ed è membro della ITUC, sindacato nazionale.

 Lavoratori senza contratto e precari non sono solo presenti nei settori dell’economia informale ma anche in molte aziende di medie e grandi dimensioni in imprese di sub appalto e agenzie di lavoro interinale. Fanno lo stesso lavoro dei lavoratori a tempo indeterminato ,ma la loro paga è di due terzi inferiore. In molte imprese la percentuale di operai a tempo determinato è inferiore al 30% della forza lavoro. La maggior parte delle aziende nel settore auto operano in questo modo.

L’unità d’azione ridurrà la frammentazione e la competizione tra i sindacati ?

Il Prof Bhowmich non è molto ottimista. Anzi.Certo l’unità raggiunta con la dichiarazione dello sciopero nazionale è un fatto positivo, ma avrà continuità ? I sindacati ritorneranno alla consueta rivalità dopo il 22 Febbraio ? Non siamo di fronte al solito rituale ?

Non è la prima volta che i sindacati proclamano unitariamente uno sciopero. E’ già successo diverse volte in passato ma con poche conseguenze sulla situazione del movimento sindacale e risultati quasi nulli.

Nel 2011 vi fu una protesta massiva, 500.000 lavoratori nella manifestazione a Dheli. Ne parlarono la BBC e la CNN. Silenzio sui giornali indiani.Il Ministro si impegno a ricevere i leaders sindacali e discutere le loro richieste. Sono passati due anni ma non c’è stato alcun incontro.

Nel 2012 , i sindacati cambiarono tattica. Niente più manifestazione di massa ma sciopero nazionale. Senza risultati. E’ probabile che questo avvenga anche per lo sciopero dichiarato quest’anno.

I’eredità del passato

Il sindacalismo indiano ha una lunga storia. La sua nascita risale al 1920 quando fu fondato l’AITUC, la confederazione di tutti i sindacati indiani. Ne facevano parte le organizzazioni di tutte le tendenze politiche: comunisti, i nazionalisti del partito del Congresso, associazioni indipendenti.

Una grave crisi scoppiò nel 1929 quando il governo inglese istituì una commissione per i problemi di lavoro. Il sindacato si divise tra i sostenitori del boicottaggio della commissione e gli “entristi” disposti alla collaborazione. Vi fu una scissione  e nacque un altro centro sindacale la ILF. Nel 1930 i comunisti fondarono la  Federazione del lavoro “ bandiera rossa “. La crisi economica degli anni 30 spinse i sindacati a ritrovare l’unità perduta e tutti ritornarono nella AITUC. Protagonista nel movimento di liberazione nazionale  guidato da Ghandi.

Nel 1947, anno dell’indipendenza, il partito del Congresso decise la formazione di un proprio sindacato criticando la AITUC di essere diventata la cinghia di trasmissione del partito comunista. Seguirono diverse scissioni: i socialisti fondarono un loro sindacato così come altri partiti minori. La frammentazione è nata in quegli anni. E’ vero che una situazione simile la si ritrova nel dopoguerra in molti paesi come prodotto della guerra fredda, ma il caso indiano è diverso. Il sindacato è completamente agli ordini del partito. Il passato ci insegna che questo modello sindacale può unirsi nei momenti di grave crisi senza però avere una strategia comune di medio, lungo periodo. Senza un cambiamento nella cultura e struttura , il governo e le imprese non corrono grossi rischi. Il sindacalismo indiano non è in grado di sfidare le loro politiche

 

T.F

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