Come tutte le encicliche, la “Laudato si'” sembra preoccupata di mostrare nel tempo un'immagine rassicurante di coerenza, di rigore e di continuità nei pronunciamenti dei Pontefici. Sembra. Ma stavolta la continuità si spezza perchè quando il testo argomentativo diventa esortativo, non si arresta sul terreno morale. Non si limita a spronare alla conversione l'umanità dei credenti e dei non credenti, accomunati dalla buona volontà. Papa Francesco rivendica in faccia ai potenti dell'economia e della politica una svolta nei programmi e nelle priorità dei governi. E lo fa con il linguaggio secco e battagliero della denuncia indignata e intransigente. Non è più solo il fantasma del demonio e del peccato a spingere l'umanità sull'orlo del baratro. In un recente incontro a None lo ha fatto notare don Oreste Aime: ancor più della corruzione dei politici, Papa Francesco sferza la ferocia di questa economia che uccide con le sue cieche illusioni di poter scommettere sulla crescita ininterrotta e infinita del Prodotto Interno Lordo.

LA GRANDE INEQUITA'

E' invece evidente che le risorse del pianeta sono finite. “Si pretende così di legittimare – si legge al n.50 – l'attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perchè il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo”. Dunque, l'opulenza della nostra democrazia industriale del benessere è possibile fino a quando sa inchiodare all'obbedienza gli scartati, gli esclusi, “la maggior parte del pianeta, miliardi di persone” (49). Ma c'è qualche persona di buon senso disposta a pensare che con i muri, o con i fili spinati, o con i cannoni, si possa tenere ferma un'umanità così devastata dalla “grande inequità”?

TRA VERITA' E DEMOCRAZIA

La denuncia del Papa scuote la Chiesa, abituata nei millenni a parlare il linguaggio della verità che comporta l'obbedienza, e la muove ad accettare la sfida della democrazia. La democrazia comporta un continuo movimento di ricerca, di sperimentazioni, di successi provvisori, di fallimenti da riconoscere, di dialoghi e di contaminazioni da non temere con altre culture. La denuncia del Papa non lascia spazio a finte unanimità e a adesioni liturgiche di comodo. Ha il merito di togliere ogni alibi a quanti nel firmamento della politica hanno fiutato l'affare elettorale e, diventati abili imprenditori della paura,  sfruttano il crocefisso brandendolo come una clava (o come un gadget propagandistico).

RIMOZIONI ED EVASIONI

Ma il Pontefice trova un muro di gomma e di cecità, una sequenza impressionante di rimozioni e di atti mancati. “Questo comportamento evasivo – scrive Francesco al n.59 – ci serve per mantenere i nostri stili di vita, di produzione e di consumo. E' il modo in cui l'essere umano si arrangia per alimentare tutti i vizi autodistruttivi: cercando di non vederli, lottando per non riconoscerli, rimandando le decisioni importanti, facendo come se nulla fosse”. Da parte loro,  “rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo” (178). E la violenza, convocata contro “il buonismo” a sostituire la fuga dalle proprie responsabilità, fa lavorare a pieno ritmo la grande fabbrica dell'inettitudine e del vuoto. “Qualunque tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sarà visto come un disturbo provocato da sognatori romantici” (54).

LOTTE E SPERANZE

Il pensiero del Papa può apparire apocalittico quando proclama che “lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi” (161). Può apparire pessimistico quando condanna quanti si affidano ancora alle virtù magiche del mercato (109 e pag.190) perchè su certi temi “le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro” (pag. 194). E tuttavia, il messaggio del Papa è pervaso di fiducia quando si augura “che le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza” (pag.244). Speriamo che sia contagioso.

FARE IL TIFO?

Certo, stiamo correndo il rischio che l'enciclica cada nel vuoto e che, dopo la sorpresa, il tifo ammirato rifluisca nella solita passività. A un anno dalla celebrazione della Riforma di Lutero, ci vorrebbe una nuova riforma della Chiesa. Ma, dice don Aime, è caduto in disuso il vecchio motto che voleva “ecclesia semper reformanda”. C'è anzi il rischio, già temuto da Ratzinger, di rovesciare l'invocazione intendendola come “non guardare ai peccati della Chiesa, ma alla mia fede”. In proposito, Ezio Pennano ha fatto bene a richiamare gli attici lussuosi di un cardinale per sottolineare la necessità di una vigorosa opera di moralizzazione della vita del clero. Ma il Papa, da solo, al massimo può riformare il Vaticano. Non può conquistare un cambiamento che, o viene dal basso, o semplicemente non è.

Siamo alle solite. Non dobbiamo consumarci nell'attesa del Messia. E' il Messia che aspetta noi.

Mario Dellacqua

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