Il lavoro del futuro, un viaggio nel cambiamento. Luca De Biase, su Il Sole, pubblica il 5 novembre la 12ma e ultima puntata del suo “viaggio”. Affronta il problema “La convivenza virtuosa fra uomo e macchina”. Così inizia. Paradossi quotidiani. Una macchina parla con un’altra macchina. E sbaglia. Un umano rimedia. La realtà va spesso al contrario della narrazione terrorizzante delle supermacchine che spodestano gli umani.

Gli esempi non mancano: come quella macchina che manda le bollette del telefono e che ogni tanto “si inceppa” come un fucile della Grande Guerra. Un abbonato preoccupato chiede lumi in negozio e un empatico impiegato lo tranquillizza trovando il modo di fare arrivare la bolletta con la posta elettronica. Dice, inoltre, che altri abbonati, che non avevano domiciliato il pagamento in banca, hanno rischiato il taglio del servizio. «Fatti che succedono, ma che restano isolati», dicono alla Wind Tre commentando la testimonianza di quell’abbonato.

Il punto però non è certo quello di scoprire che ci sono errori nel software: è ovvio, ce ne sono sempre. Il punto è che la storia delle macchine infallibili, inesorabilmente destinate a prendere il posto degli umani è meno che credibile.

Morale? Il lavoro del futuro non è l’invasione degli automi: è la convivenza – talvolta difficile – di umani e macchine con i loro pregi e difetti. È una sfida trasformativa per le direzioni che un tempo bastava chiamare “delle risorse umane”. «Gli umani saranno sempre necessari, questo è fuori discussione», commenta Rossella Gangi, direttore, appunto, delle risorse umane della Wind Tre. «Ma le loro qualità vanno coltivate». Come si investe nelle macchine si deve a maggior ragione investire nelle persone. (…)  per proseguire aprire l’allegato

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Le 12 puntate, iniziate il 29 agosto con cadenza settimanale (domenica) sono terminate il 5 novembre 2017. Questi i titoli.  In allegato i link per leggerle e scaricarle.

1. C’è un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Ma, mentre chi non innova perde occupazione, chi innova può crearne.

2. L’intelligenza artificiale non riduce il lavoro, anzi ne crea. Ma alcune tecnologie eliminano posti in fretta e creano occupazione lentamente.

3. La lentezza è causata dal fatto che per usare bene il digitale occorre una cultura nuova.

4. Per adattare il modo di pensare alla grande trasformazione non occorre tanto “flessibilità”, quanto “strategia” progettuale.

5. Un’azienda che coinvolge i collaboratori nel progetto di migliorare la produttività e creare prodotti straordinari può crescere, automatizzare la produzione e aumentare l’occupazione

6. Le aziende innovative tendono sempre meno a comprare il tempo delle persone e sempre più a comprare la capacità delle persone di realizzare progetti.

7. Esiste una tendenza alla polarizzazione: da una parte, persone con elevate conoscenze e ottimi risultati economici; dall’altra parte, lavoratori con capacità e reddito limitati.

8. Mentre le grandi aziende tendono a espellere manodopera alle dirette dipendenze, si possono candidare a essere abilitatori di ecosistemi che sviluppino più posti di lavoro.

9. Due scenari si consolidano: a. le piattaforme parcellizzano il lavoro in micro-attività sottopagate; b. servono alla cooperazione necessaria per generare beni comuni.

10. Serve una formazione che specializzi e nello stesso tempo apra la mente alla consapevolezza del cambiamento.

11. L’ambito nel quale si progettano e realizzano le soluzioni più concrete è quello territoriale. Con la partecipazione di imprese, università, enti locali.

12. Per affrontare il futuro occorre saper cambiare, mantenendo però una direzione di fondo: ci si prepara ibridando i saperi e assorbendo a fondo le materie fondamentali.

http://www.ilsole24ore.com/dossier/commenti-e-idee/2017/lavoro-del-futuro/index.shtml

Allegato:
il_lavoro_del_futuro_12_puntata_de_biase_sole.doc
dossier_le_precedenti_11_puntate_de_biase.doc

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