Il gioco d’azzardo. Quel grande bisogno di essere ingannati. Quando si attraversano tempi di grandi difficoltà economiche, capita anche di assistere al contrario di ciò che ti aspetteresti. Non la protesta sociale che riempie le piazze, le iniziative economiche-politiche per frenare le  delocalizzazioni di aziende in altri paesi. Non una corale ribellione di cittadini sani o pensionati  che presidiano gli ospedali e li difendono da poteri pubblici decisi a chiuderli per risparmiare denaro pubblico. Queste antiche forme di lotta non sono più notizie da prima pagina, considerati riti inefficaci, superati e puramente dimostrativi.

Contemporaneamente, chissà perché, si diffonde un grande bisogno di consolazione attraverso le forme tradizionali o innovative dell’inganno: il gioco (d’azzardo), il mago (della medicina e dell’amore previsto), il santo (che fa miracoli e trova case o posti di lavoro) sembrano più convincenti della mobilitazione popolare, del corteo.

Pensiamo al gioco d’azzardo. E’ uno dei pochi settori dell’economia in buona salute perché capace di prelevare ricchezza dalle tasche dei più poveri, speculando cinicamente sulla disperazione della loro precarietà. In Italia nel 2013 si sono spesi al gioco 42,6 miliardi, scriveva Avvenire del 2 luglio scorso. Ed il governo ne trae vantaggio per le sue casse….mentre la grande evasione ed elusione fiscale è al riparo da una vera resa di giustizia alla collettività.

Anche a None, piccolo comune della provincia Torinese con grandi tradizioni industriali e manifatturiere ma oggi in profonda crisi,  la malattia del gioco sta diventando un devastante fenomeno sociale che divora la serenità delle famiglie e ne condanna molte ad avvitarsi sempre peggio nella spirale autodistruttiva della povertà e del ricatto.

Al vecchio gratta e vinci si aggiunge su una vasta rete telematica il mercato di scommesse su eventi sportivi di vario genere.

Quanto abusivo e quanto legale?

La domanda nasce spontanea, ma può rivelarsi oziosa. Un recente blitz in cento sale gioco di Piemonte, Lazio, Puglia e Calabria, ha portato la Procura antimafia di Napoli a scoprire che il gioco lecito è diventato un affare nelle mani del clan dei casalesi.

Niente di tutto questo si può dire sia già arrivato a None. Ma il problema è balzato agli onori della cronaca in seguito alle lamentele del vicinato nella piazzetta di via Roma 36. Lì, due sale recentemente insediate fanno sorgere disagi nella circolazione automobilistica, schiamazzi notturni, litigiosità frequenti al limite della rissa per l’occupazione dei parcheggi.

Prima, un articolo sull’Eco del Chisone annunciava alcuni controlli dei Carabinieri e della Questura per accertare la regolarità delle licenze abilitate alla raccolta delle scommesse. Poi il sequestro dei  locali e l’immediato dissequestro accompagnato dalla chiusura nel giorno successivo. Da ultimo è arrivata la protesta dei residenti. Dopo aver richiamato all’ordine i titolari e aver investito la Polizia Municipale, l’amministratore dello stabile, il geometra Giorgio Roccati, ha scritto in un comunicato ai condomini di non saper più che cosa fare per tutelare la quiete pubblica.

La Sindaca di None dice all’Eco del Chisone del 26 giugno di essere contraria a tutte queste macchinette mangiasoldi, ma afferma di non poter far niente suo malgrado contro quella fonte di guai perché “i titolari della sala giochi hanno presentato una serie di atti progettuali verificati e ritenuti a norma dall’Ufficio comunale competente”.

Dalla Questura arriva la regolare conferma che è il Sindaco l’autorità abilitata al rilascio dell’autorizzazione per le attività delle sale gioco in base all’art.86 del TULPS, mentre l’art.88 assegna alla Questura la competenza di autorizzare l’esercizi delle Sale WLT.

Il Sindaco ha le mani legate o se ne vuole lavare le mani? Non contano niente i persistenti episodi di turbamento dell’ordine pubblico? D’altra parte, è lo stesso Comandante Silvano Bosso ad osservare che la “vicinanza tra il Centro Scommesse e la sala giochi crea ricadute negative sulla collettività”.

Si rischia un’ambiguità che è urgente sciogliere. Disporre interventi sistematici per una più scrupolosa osservanza della legalità in tutti i suoi aspetti risponderebbe alle attese di molti concittadini.

Nel frattempo, il Centro Scommesse è chiuso dopo un furto. Secondo la ricostruzione fornita da Federico Rabbia sull’Eco del Chisone del 17 luglio, la vetrina è stata sfondata e sono spariti tremila euro con la macchinetta cambiamonete. La dinamica dei fatti  solleva qualche perplesso interrogativo. Il furto è avvenuto tra le 19,30 e le 21 dell’11 luglio e la vetrina è stata ripristinata con rara tempestività. Non è chiaro dunque a quali circostanze si debba risalire per attingere i motivi del nuovo provvedimento di chiusura tuttora applicato. Speriamo di poterne sapere di più.

Mario Dellacqua

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