Il Foglio pubblica nell’inserto culturale del sabato-domenica i Manifesti del 1925: quello degli intellettuali pro fascismo e squadrismo del 21 aprile con primo firmatario Giovanni Gentile, e quello degli intellettuali antifascisti del 1 maggio, primo firmatario Benedetto Croce. L’attenta lettura dei due documenti consente di riflettere sulla scorciatoia, da tanti anni seguita in Italia, di associare a “fascismo” fenomeni politici e popolari ben lontani e di natura diversa dalle caratteristiche del fascismo come descritte nel Manifesto del 21 aprile 1925. Anche grazie a “questa scorciatoia”, a questa analisi semplificata, Matteo Salvini viaggia con il vento in poppa perché la  contrapposizione che viene portata è debole fin dall’analisi del cosiddetto populismo leghista additato di “fumus” fascista. E’ un errore prima storico e poi politico associare l’esclusiva dell’antisemitismo, della xenofobia, del razzismo al fascismo. La storia dei popoli e degli stati,documenta e testimonia una realtà ben diversa.

Quei sentimenti negativi e avversioni sono sempre latenti in ogni parte del mondo, spesso nascono da rabbia verso uno stato di cose o da paure di cose poco conosciute, come ad esempio le cause delle grandi migrazioni della nostra epoca. Si possono contrastare con la cultura, con la formazione, con l’informazione, con programmi economici e sociali.

Il sindacato confederale italiano, che conta oltre 13 milioni di iscritti, potrebbe fare molto in questo campo, ma così non è. Potrebbe fare molto per mobilitare un’opinione pubblica per fare aprire, in modo controllato, i porti italiani ai migranti, ma non osa farlo.  

Nel nostro paese non si è ancora presa coscienza, a livello popolare, dell’essenza del fascismo come è indicata nel Manifesto degli intellettuali fascisti del 1925 “ .. Di qui il carattere religioso del Fascismo. Questo carattere religioso e perciò intransigente, spie­ga il metodo di lotta seguito dal Fascismo nei quattro anni dal 1919 al ’22. I fascisti erano minoranza, nel Paese e in Parlamento, dove entrarono, piccolo nucleo, con le elezioni del 1921..”. Caratteristiche che inducono alla violenza come metodo ordinario per assicurare l’ordine.

Nel nostro paese si è avviata, solamente nel 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino, e controcorrente, per merito di Claudio Pavone  la pubblicazione di una storiografia sulla Resistenza più completa e reale, diversa dalla narrazione della Liberazione dallo straniero. Il saggio ha il titolo “La guerra civile” con sottotitolo “Saggio sulla moralità della resistenza”.  E’ un libro che ha provocato polemiche e dibattito, ma in campo troppo ristretto, non è stato calato a livello popolare. Un popolo poco informato è preda di venti “populisti” di destra come di sinistra.

Claudio Pavone, morto a 95 anni nel 2016, (vedi in allegato il ricordo di Aldo Agosti),  ha posto nella sua opera – con documenti e testimonianze – la descrizione di una Resistenza con tre lotte e guerre diverse:

–  guerra patriottica di liberazione dal nazi-fascismo

–  guerra civile tra partigiani e fascisti

–  guerra di classe dei partigiani contro i padroni

Sulla storia del Fascismo a livello popolare, ma non solo, siamo molto più indietro e ne paghiamo il salato prezzo.

I tre allegati

Allegato:
manifesto_intellettuali_fascisti_1925.doc
manifesto_intellettuali_antifascisti_1925.doc
claudio_pavone_tre_conflitti_in_una_resistenza_agosti_stampa_2016.doc

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