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Italia: politica, economia, società, Sindacato italiano

GLI EQUIVOCI VOLUTI DEL TESTO – P.Pini – accordo produttività –

Pubblichiamo, come contributo al dibattito sulla produttività e la trattativa tra imprese e sindacati, un'analisi di Paolo Pini, docente di Economia politica all'Università di Ferrara. E' una lettura del documento sulla produttività nella versione del 16 novembre 2012. Per la Cgil  la trattativa deve considerarsi in corso stante, a suo giudizio, le modalità con cui si è voluto operare la cosiddetta stretta finale. Cisl e Ugl hanno dato l’immediato via libera al testo. La Uil ha dato parere favorevole vincolandolo alla detassazione dei premi di produttività, ovvero di quanto deve decidere il Governo. La Cgil ha inviato una lettera alle imprese, firmata da Susanna Camusso, dove la confederazione di Corso d'Italia segnala cinque nodi da sciogliere perché sia possibile un accordo.

Paolo Pini analizza il documento del 16 novembre per quanto afferma su tre fondamentali questioni: 1. le cause del declino 2. le proposte per affrontarlo 3. gli effetti possibili.

La lettura del testo definitivo dell’accordo sulla produttività proposto da Confindustria in data 16 novembre 2012 (Linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia) per la firma da parte delle varie organizzazioni imprenditoriali e sindacali delle imprese e dei lavoratori induce preoccupazione e solleva forti riserve in alcuni punti.

Paolo Pini, nelle conclusioni, afferma che “il testo proposto non sembra costituire un significativo passo avanti nelle relazioni industriali in tema di modello di regolazione del legame tra retribuzione del lavoratore e risultati aziendali, e neppure costituisce lo strumento potenzialmente adatto per fermare il declino della produttività italiana, invertendone il trend”. E li individua in tre punti ( a, b, c) di cui vi rimandiamo alla lettura dell’allegato. Mette in evidenza

Conclude sottolineando che l’accordo non propone quindi soluzioni avanzate rispetto a quanto già contenuto nell’accordo del 2009 (Accordo quadro sulla contrattazione del 22 gennaio 2009). In questo sembra convergere con Luigi Angeletti, che pur sottoscrivendolo con condizione, ha affermato che si prospetta “ la firma di un accordicchio”. Che Bonanni non avrebbe avuto problemi, come pubblicamente ha dichiarato, a sottoscrivere dopo un giorno di trattativa risparmiando due mesi.

Un protocollo d’intesa con più equivoci – come è inevitabile in un accordo tra molte parti contraenti – ma più preoccupante del solito per quanto dice e non dice ad esempio sulla salvaguardia dei minimi salariali dei contratti nazionali. Sottolinea Pini “Il sistema di indicizzazione Ipca introdotto nel 2009 già non tutelava il potere d’acquisto; ora con il nuovo testo costituisce il “tetto massimo” di indicizzazione, per cui può succedere che si va anche al di sotto di questo per tenere conto delle condizioni generali dell’economia, del mercato del lavoro, delle condizioni internazionali, ed altro, con un indubbio peggioramento potenziale per il potere d’acquisto del salario dei lavoratori, ed una ulteriore tappa nel superamento degli automatismi contrattuali come voluto – anche se non esplicitato nel testo – dal Governo e da Confindustria”.

Infine è importante ricordare che pochi passi si possono fare, nella situazione del nostro paese, sulla   produttività  se non si mette ordine unitario a tre problemi prioritari: l’accertamento della rappresentatività dei sindacati; i procedimenti di validazione dell’efficacia dei contratti collettivi; il diritto di ogni sindacato rappresentativo di partecipare alle trattative e di costituire proprie rappresentanze nei luoghi di lavoro, a prescindere dall’avere o meno sottoscritto precedenti contratti.

Una disciplina unitaria, continuamente rinviata, anche in questa occasione,  per procedere a creare le condizioni indispensabili per far crescere la produttività, la sua misurazione e quindi la distribuzione dei benefici conseguiti tra i diversi fattori della produzione.

L’articolo di Paolo Pini ( allegato) per la sua articolazione ed i numerosi riferimenti bibliografici ed indicazioni di link per scaricare documenti è un utile strumento per tutti, per chi ha già deciso di firmare e chi ci riflette ancora.

Un accordo oltre al merito – più o meno equivoco, più o meno chiaro – è valutato nel contesto in cui si opera, i condizionamenti, i rapporti di forza, i fatti come avanzano sui luoghi di lavoro, lo stato dell’economia e l’andamento dell’occupazione e della disoccupazione.

In generale un accordo sindacale, come pure una legge, riflettono la realtà sociale e  politica esistente. Non la capovolgono. Un buon accordo sindacale, inoltre, richiede un buon rapporto unitario tra i Sindacati e tra i lavoratori. Non proprio ciò che esiste ora in Italia.

Allegato:
un_testo_pieno_dequivoci_pini_19-11-12.doc

20/11/2012/0 Commenti/da
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