EVADO ANCH’IO!  Senti dire spesso che i politici sono tutti uguali perché fanno solo i loro interessi e sono sordi alle esigenze dei cittadini. Ma quando si parla di evasione fiscale, la sintonia fra l’odiata casta e il suo popolo di elettori si ricostituisce miracolosamente e diventa puntuale, pacifica e inossidabile. Il buon senso ritrovato sospende l’accanimento dei protagonisti in lotta per l’occupazione della stanza dei bottoni.

Eppure, il debito pubblico elevato ha come veri responsabili gli evasori fiscali. Sono loro il "partito di maggioranza". Nessun partito ha mai osato sfidare 12 milioni tra piccoli e grandi evasori. Un’efficace lotta all’evasione non c’è mai stata. La destra si è ingozzata di consensi elettorali effetto dei condoni. E la sinistra non è andata oltre la periodica elevazione di sdegnate denunce e di flebili propositi governativi. L’unanimità delle voci di condanna nasconde l’unanimità delle scelte di quotidiana assoluzione.

Lo si è visto in questi mesi. I timidi tentativi del governo giallorosa di regolarizzare la posizione contributiva delle badanti o di avviare la marcia verso il superamento dei contanti si sono fermati davanti a un collaudato muro di gomma: la ribellione popolare, giornalistica e politica si scatenava contro le “grandi evasioni” deprecate per proteggere la miriade delle piccole evasioni artigianali, commerciali, professionali, dentistiche e ristorative.

Tornava prontamente in servizio la zelante opera di depistaggio dei commentatori televisivi fino a ieri votati a sentenziare che la tutela – mediante alleggerimento fiscale – delle grandi ricchezze avrebbe favorito l’accumulazione di risorse necessarie a far sgocciolare qualche posto di lavoro in più per gentile concessione “octroyée” della ditta o qualche compassionevole provvedimento redistributivo di assistenza sociale dei governi.

Naturalmente, chi rivendica il diritto di evadere in nome della “sopravvivenza dei piccoli”, spesso e volentieri non lo trovi a difendere i piccoli, ma lo trovi tra i primi ad aggredire i piccolissimi e a rivendicare pugno di ferro contro i venditori ambulanti abusivi di accendini, tovaglioli e cappellini sulla spiaggia.

Non pervenuta l’osservazione che la progressiva scomparsa del contante costituirebbe un contributo valido alla lotta non certo risolutiva, ma certo meno retorica e meno finta contro la corruzione, le tangenti e le rapine (molto più efficace del conquistato diritto universale alle armi domestiche in nome della “sempre sacra” legittima difesa di cui al salviniano decreto sulla sicurezza).

Del tutto trascurata l’idea che la legge deve essere uguale per tutti e deve applicare il principio costituzionale della tassazione progressiva: chi più ha, più paga. Deve difendere i redditi più bassi e non prevedere il diritto di evadere per nessuno, piccolo o grande che sia.

Queste ed altre considerazioni hanno fatto ragionare la mia pancia dopo la lettura dell’intervento sul “Mondo di None” di Mario Ruggieri, un competente osservatore dell’economia da poco iscrittosi come me al Circolo nonese del Partito democratico.

Una lettura impegnativa, urticante e sconsigliabile per chi non vuole rinunciare alle rimozioni e agli autoinganni che rendono sopportabile la rinuncia o il rinvio delle riforme faticose e necessarie a combattere la crisi economica con la sua invariata disoccupazione giovanile e le sue crescenti diseguaglianze.

Il coraggio di parlare il linguaggio della verità potrebbe produrre danni irreparabili alla residua quiete della nostra vita quotidiana.

Mario Dellacqua

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Allegato:
cercasi_coraggioso_pescatore_ruggeri.doc

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