Il sito 9marzo.it ha dedicato più commenti al Congresso della Cisl, anche pungenti su vicende interne. Quello che pubblichiamo "Il crocefisso di Don Milani e il neoclericalismo" riguarda la laicità della Cisl e il rapporto con la chiesa e la scelta di questa dirigenza Cisl per essere ricevuti in udienza da papa Francesco in concomitanza con l’avvio del Congresso. Ecco il testo..

Questo contributo nasce dalla sintesi e dalla rielaborazione di considerazioni emerse nelle discussioni fra alcuni amici legati a vario titolo a questo blog de il9marzo.it

Don Milani aveva tolto il crocifisso dalla stanza della parrocchia di San Donato di Calenzano dove teneva la Scuola popolare. Perché quel crocifisso, invece di essere “segno di contraddizione”, finiva per essere elemento di confusione, un intralcio all’azione del maestro. Lasciava il dubbio che quella scuola per gli operai potesse essere qualcosa di diverso da una scuola, che fosse un’iniziativa di parte e non qualcosa per loro. Una mossa per acchiappare il cliente invece che una strada per far crescere la persona, per rendere gli operai sempre più cittadini sovrani.

Fatte le debite proporzioni e le dovute distinzioni, si tratta di una scelta del tutto analoga a quella di Giulio Pastore quando, diversamente da quello che volevano altri sindacalisti della sua stessa tradizione, scelse la strada della non confessionalità, perché il sindacato libero fosse il sindacato dei lavoratori e nient’altro, senza alcuna identificazione religiosa.

Una scelta del tutto diversa ci sembra invece che sia stata fatta dal recente congresso della Cisl, aperto da un’udienza dal papa e attraversato da mille richiami ad un’appartenenza di fatto della Cisl al mondo cattolico.

In qualche modo, quando si va dal papa prima del congresso si va a chiedere di ricevere delle indicazioni, quasi una linea da seguire. E allora è come se l’attuale dirigenza avesse rimesso nelle sedi della Cisl quel crocifisso che Pastore aveva tolto idealmente, e don Milani anche materialmente dalla scuola a San Donato. Quasi che la Cisl, non avendo più un senso chiaro della propria identità, volesse regredire nella propria storia, tornare alla Libera Cgil e ancor prima.

Giulio Pastore non ha mai portato la Cisl in udienza dal papa. E non solo perché nella Cisl c’era anche chi veniva dalla Fil o da tradizioni anarchiche e anticlericali (ve li immaginate Parri e Canini, cofondatori della Cisl, “chinati al bacio della sacra pantofola” davanti a Pio XII?); ma perché quella Cisl non aveva alcun bisogno di chiedere alla Chiesa di avere una linea e un’identità culturale.

Perché la linea e l’identità la Cisl se l’è costruita, con l’apporto determinante e la funzione di guida di tanti cattolici non occasionali come Pastore e Romani, ma anche grazie a gente come Archibugi o il giovane Giugni docente al Centro studi, che cattolici non sono mai stati.

Certo, in un momento di vuoto ideale e culturale, di incapacità di generare un pensiero autonomo, attaccarsi alla Chiesa dà almeno il rifugio di una dottrina solida che è sempre meglio di niente.

E il Papa offre sia indicazioni pratiche importanti che domande profonde sulle quali interrogarsi riguardo al senso e alla direzione della propria azione. Indicazioni e domande che, fra l’altro, meriterebbero di essere prese sul serio e meditate col dovuto rispetto visto che alcune, come dimostra l’esempio delle “pensioni d’oro” sono state un giudizio sferzante su alcuni dirigenti in carica nella Cisl al di là di quale fosse l’intenzione o meno del papa bacchettare i sindacalisti. Perché, voluta o meno, la bacchettata qualcuno l’ha sentita e quindi c’è stata.

Al netto dell’affetto e la gratitudine per la passione del papa nel difendere i lavoratori, è una prospettiva triste quella di chi torna indietro sui suoi passi, di chi era diventato adulto ed ora si comporta come se adulto non lo sia mai stato. Quella di chi cerca di rimettere indietro le lancette sull’orologio della storia anche in tema di intervento legislativo sul sindacato, il cui rifiuto fu una delle conseguenze dell’evoluzione della Cisl oltre l’alveo del sindacalismo cattolico, e che ora viene sollecitato con argomentazioni culturalmente insussistenti.

Ed è triste la prospettiva di chi, per nascondere la propria debolezza si rifugia in questo neo-clericalismo.

Redazione 9marzo.it  admin 2 luglio 2017 10 Commenti

AVVISO PER I NOSTRI SIMPATIZZANTI – Abbiamo pensato utile proporre e organizzare, a ridosso della conclusione del Congresso Cisl, per Martedì 11 Luglio, ore 17-19,30, presso la parrocchia di San Giulio d’Orta (da Don Silvano Bosa), in corso Cadore 13, un incontro di aperta discussione e riflessione, introdotto da Ermis Segatti, con un una ventina di persone o più, sul significato e la portata del discorso di Francesco, sulle diverse interpretazioni già in uso, sulla laicità della Cisl.

Sottolineiamo che mai nella storia della Cisl, nel rapporto con la dottrina sociale della chiesa cattolica, si è registrato un tale richiamo papale, che colloca – a nostro avviso – quella dottrina per una pratica di "un messaggio radicalmente evangelico" tale da mettere in discussione, in quanto accomodante e impregnato di moderatismo – il modo d'essere odierno della Cisl e del  sindacato nel suo complesso. Certamente un fatto inedito!

Ma quell’udienza prima del Congresso solleva anche i problemi ben evidenziati nell’articolo del 9marzo, oltre al fatto, per nulla secondario, che in Cisl quel messaggio papale è già stato utilizzato come un viatico sull’operato dii questa dirigenza Cisl….che, a nostro avviso,  sta facendo  pochino con chi e per chi sta "fuori dalle mura" di quanto tutela il sindacato.

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