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COSA CAMBIA CON IL MODELLO HYUNDAI -T.Ferigo- globalmondo 25/9/10

 Che cosa succede nella produzione di auto ? E’ ancora la "produzione snella " il modello organizzativo di riferimento nell’era della globalizzazione ? Come è spiegabile che produttori koreani abbiano successo in USA e altrove allontanandosi dal modello Toyota ? Quali le conseguenze per le relazioni sindacali ? Cominciamo con la Hyundai di cui si parla poco e che pare, invece, indicare una via dalle conseguenze pesanti .

Nel 1989 l’economista americana, Alice Amsden, sostenne una tesi a quel tempo non molto condivisa: il Sud Korea avrebbe superato il Giappone come potenza economica della regione. Il settore auto occupò un posto di rilievo nella discussione che ne seguì. La ricerca del MIT del 1990 escluse che la previsione della Amsden potesse avverarsi. Il sistema produttivo giapponese, il Toyotismo era diventato il modello organizzativo dominante. La lean produzione snella la stella polare a cui orientarsi. Così fecero in maniera diversa i produttori d’auto.

I risultati dell’ultimo decennio dell’industria auto koreana e soprattutto la posizione che occupa oggi nello scacchiere mondiale sembrano dimostrare che la tesi della Amsden non era campata per aria: anzi. L’esempio della Hyundai è particolarmente significativo come abbiamo già scritto sul sito. Quali le ragioni del suo successo ? In particolare come si spiega che l’andamento di questa multinazionale stia risentendo meno delle altre la crisi ? Che conquisti fette crescenti del mercato USA ?

Per rispondere a queste domande diversi studiosi hanno analizzato il modello organizzativo Hyundai. Il sociologo koreano Hyung Je Jo dell’università di Los Angeles ha pubblicato da Global Asia i risultati di una ricerca interessante perché mette a confronto il modello Toyota con quello koreano.

Il modello Hyundai – I tre fattori che caratterizzano il modello di produzione 

1- La Hyundai ha ridotto in modo significativo la dipendenza dal lavoro manuale diretto sostituendolo con estesi processi di automazione e tecnologie informatiche. Una strategia simile a quella FIAT negli anni 80 ( vedi stabilimenti di Cassino e Termoli ) ma con alcune differenze. Vi è una netta separazione tra tecnici e operai diretti nella produzione che hanno un ruolo meramente esecutivo con mansioni semplificate, cicli lavoro anche sotto il minuto. Agli operai non viene chiesto nessun “ coinvolgimento”, nessuna partecipazione a processi di qualità o a altre tecniche di management Differenza notevole rispetto al modello giapponese. . La manutenzione e il controllo qualità sono interamente affidata agli indiretti e ai tecnici che conoscono perfettamente il processo in ogni sua fase e problematica in quanto hanno partecipato “ in vitro” alla sua implementazione ( vedi in seguito ). Gli operai in linea possono essere facilmente sostituiti dato il basso livello di contenuto delle mansioni e non necessitano di particolare formazione e qualificazione di partenza. Si potrebbe dire che siamo pienamente in un ambiente Taylorista più i robots.

2- La Hyundai ha però elaborato nel tempo una procedura per lo sviluppo di prodotto estremamente efficace, un processo unico nel suo genere per aumentare il livello di qualità. In parole semplici si tratta di “ anticipare” le soluzioni attraverso test di ogni parte del processo produttivo in unità “pilota”. Nello stadio di “produzione pilota “ gli ingegneri del centro ricerche lavorano all’ottenimento dei livelli di qualità richiesti dalla produzione “in advance” , mentre un numero ridotto di operai professionalizzati producono modelli test su larga scala in stabilimenti pilota situati nelle vicinanze dei centri di ricerca. Durante questa fase vengono risolti più del 90% dei problemi che potrebbero manifestati nella produzione di massa. L’utilizzo di larghi stabilimenti pilota è diventata una caratteristica della Hyundai.

3-Una parte consistente della produzione viene data in appalto ai fornitori e molte componenti sono sub assemblate in moduli prima di essere montati sulla linea. Combinando produzione modulare e decentramento la Hyundai ha ottenuto non solo forti risparmi sui costi ma anche miglioramenti nella qualità e produttività.

Queste tre caratteristiche del modello della casa sudcoreana contrastano chiaramente con quello giapponese che si basa in linea teorica su 1- presenza di lavoratori qualificati nel lavoro diretto che partecipano alla ottimizzazione del processo: 2- sviluppi del prodotto in stretta relazione con le richieste dello stabilimento finale piuttosto che delle unità pilota: 3- basso livello di decentramento e produzione modulare.

Paradossalmente il modello Hyundai è il prodotto non previsto del tentativo fallito di adottare i criteri del toyotismo all’inizio degli anni 70. Il fallimento della joint venture con la Ford per la produzione del modello Cortina indusse l’azienda koreana a sperimentare nuove vie.. Attraverso un metodo di prova e correggi la Hyndai gradualmente accumulò esperienza nella produzione di suoi modelli in Korea in collaborazione con la Mitsubishi.

Come si sviluppò il modello ?

 1- All’inizio decennio 70 il Governo koreano lanciò un “piano per lo sviluppo produzione automobilistica “ con incentivi per la progettazione e produzione nazionale di componenti. Il piano aiutò la Hyundai a lanciare il suo modello tipico la Pony largamente venduto nel paese. Il Governo non solo aiutò finanziariamente i produttori ma fissò limiti alle importazioni . Grazie a queste politiche industriali la Hyundai non solo conquistò il mercato interno in forte espansione ma iniziò una strategia di internazionalizzazione guardando in primo luogo al mercato più competitivo del pianeta, gli USA.

2- In questo processo di “ esperimenta e correggi “si sviluppò una cultura di impresa denominata “ nazionalismo tecnologico “. Anche se venivano incorporate differenti tecnologie straniere gli ingegneri koreani aspiravano a sviluppare prodotti originali, frutto del know how e della capacità di progettazione locali. L’azienda dal canto suo alimentò questa propensione con buoni salari per i tecnici, investimenti in ricerca grazie agli aiuti governativi. Il risultato fu che all’inizio anni 90 la Hyundai poteva contare su una suo autonomo know how tecnologico per produrre prodotti originali su larga scala e di buona qualità.

3-Rapporti sindacali conflittuali contribuirono, paradossalmente, allo sviluppo del modello. Nelle fasi di avvio del processo di industrializzazione del paese il Governo autoritario della Korea del Sud ,per mantenere bassi i salari, non consentiva l’organizzazione del sindacato. Vi fu un periodo di lotta clandestina ove la battaglia per i diritti sindacali si unì a quella per la democrazia. Protagonisti furono in particolare i giovani operai dei grandi complessi industriali. Nel 1987 con la caduta dei militari e l’avvento della democrazia i sindacati furono riconosciuti e dato il ruolo e ilprezzo pagato anche in vite umane nella lotta contro la dittatura,godono sono ben voluti dall’opinione pubblica. Hyundai in particolare era stata scenario di dure lotte contro i militari al potere. Il sindacato è pertanto ben radicato organizzato e combattivo, deciso nel rivendicare migliori salari e sicurezza d’impiego.

Le relazioni sindacali “conflittuali” spinsero l’azienda a ricercare un modello differente da quello giapponese con alto costo del lavoro, investimenti in formazione. La Hyundai investì massicciamente in automazione, trascurò deliberatamente la formazione e l’adozione di tecniche tipo circoli qualità totale etc… Sviluppò le procedure prima accennate: le unità pilotà, il decentramento. In Korea comunque questo modello conobbe notevoli difficoltà data la resistenza sindacale. Fu invece implementato con successo negli USA ove la quota di mercato della Hyundai è cresciuto sino a toccare il 7,1 % nel 2009 grazie ad una ambiziosa strategia di mercato basata su una qualità riconosciuta ma anche alla competitività del suo stabilimento nel Sud , a Montgomery ( Alabama ) che esperti americani collocano al secondo posto per efficienza in una ricerca del 2007 . Una performance strabiliante se si considera che lo stabilimento in Alabama ha iniziato la produzione nel 2005. Il successo in USA fu la prova che il modello poteva essere adottato anche in altre parti del mondo ( Turchia, Cina e Europa ).

Nel giro di due anni gli stabilimenti all’estero hanno superato in termini di produttività, flessibiltà e anche qualità quelli in Korea del Sud. Il management Hyundai dichiara apertamente che il suo modello di produzione richiede relazioni sindacali diverse da quelle vigenti in Korea e chiede al Governo di intervenire. Gli stabilimenti USA non sono ,infatti sindacalizzati e il mercato del lavoro locale puo’ provvedere largamente manodopera non qualificata.

Il Governo Koreano dal canto suo ha lanciato una offensiva senza precedenti nei confronti del sindacato ( vedi articolo precedente su sito ) accusandolo di far fuggire gli investimenti in Brasile, Russia, Turchia ove la Hyundai prevede costruzione nuove unità produttive. Come si vede tutto il mondo è paese non solo per i problemi ma forse anche per le soluzioni proposte. Che sia il modello Koreano il riferimento nella globalizzazione ? Siamo alla fase di declino del Toyotismo ? Il fatto che la stessa Toyota abbia abbandonato il suo modello originale negli stabilimenti europei non è significativo ? Ci sentiremo dire che “bisogna fare come i koreani ? Esistono alternative ? Come reagiscono i produttori europei ? E i sindacati ? Nel nostro piccolo cercheremo di discuterne con l’augurio che l’interesse si allarghi.

 

 

26/09/2010/0 Commenti/da stefano19
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