I rappresentanti sindacali di una ventina di paesi ove sono presenti centri vendita  dell’internazionale svedese IKEA si sono riuniti martedì 6 Marzo a Istanbul per formare un consiglio sindacale mondiale con l’obiettivo di promuovere “  condizioni di lavoro eguali” in tutti gli stabilimenti del gruppo. L’incontro è stato promosso dalla federazione internazionale sindacale del commercio UNI presente a Istanbull con il suo presidente lo svedese  Alke Boessiger.

L’IKEA  è presente in 41 paesi nel mondo e al termine della riunione verrà redatto un rapporto sulle relazioni sindacali e le politiche che variano sensibilmente secondo i paesi e le legislazioni sul lavoro. Erano presenti delegati di una quindicina di paesi d’Europa,USA,Turchia,Russia,Malesia, Svezia. Sperando di essere smentiti non risulta la presenza di rappresentanti italiani

“I lavoratori IKEA vestono allo stesso modo in ogni parte del mondo. Alla mensa mangiano le stesse polpette e lo stesso formaggio. Se l’identità dell’impresa è la stessa ovunque anche i diritti sindacali devono esserlo. Bisogna allearsi, mettere insieme le nostre forze”, ha dichiarato Eyup Alemdag, segretario del sindacato turco Koo-is che sta tentando di sindacalizzare gli stabilimenti IKEA nel suo paese.

Le recenti rivelazioni sullo spionaggio e la schedatura di dipendenti IKEA in Francia con denuncia alla magistratura da parte del sindacato FO,sono circolate in tutto il mondo e il giornale francese “ Le canard enchainé”  ha denunciato direttamente la direzione scrivendo che la direzion era perfettamente a conoscenza di quanto succedeva a Francoville dove si vendono mobili per cucina. “ Vorrei sapere se sono schedato,  da chi, come e se queste schede circolano anche fuori dallo stabilimento…L’inchiesta permetterà di accertare chi ha comandato e finanziato tutto questo” ha dichiarato a Le Monde il delegato sindacale di Francoville.

I delegati presenti a Istanbul non si sono mostrati per niente sorpresi  da quanto avviene in Francia“ in un gruppo in cui tutto è programmato come un orologio , centralizzato è difficile credere che qualcuno abbia agito da solo”  ha fatto rimarcare il delegato russo.

Particolarmente preoccupati sono i sindacalisti turchi. L’IKEA ha aperto recentemente cinque centri nel paese ,ove occupa 1700 persone. Molti delegati sindacali sono stati spinti alle dimissioni o licenziati sotto la pressione della direzione. Il codice del lavoro dovrebbe essere riformato tra breve tempo in Turchia eliminando la clausola che richiede più del 50% di iscritti al sindacato , con notifica notarile, per poter contrattare.

La formazione di questo consiglio mondiale ha fatto sì che si sia aperto un confronto di carattere sindacale tra la direzione centrale svedese dell’ azienda multinazionale e la federazione UNI del commercio. Il tema sono i diritti e la loro diffusione omogenea in tutto il gruppo. Siamo di fronte alla possibilità di una vera e propria trattativa in cui il sindacato, dopo un esame della situazione nei diversi paesi presenta non solo le sue proteste ma richieste per un accordo quadro internazionale (IFA). Ripeto non una generica dichia contratto con i suoi strumenti di gestione e verifica, i cui firmatari dovrebbero essere non il sindacato svedese( la Svezia è la sede della casa madre ) ma il sindacato internazionale

Cosa può servire un IFA ? Per rispondere portiamo un esempio virtuoso riguardante un’azienda fornitrice del gruppo tedesco Daimler. L’azienda di componentistica si trova in Turchia. La direzione tenta di impedire l’entrata in azienda di un sindacato a lei non gradito mettendo in atto azioni di discriminazione. L’accordo quadro internazionale della Daimler prevede ,tra l’altro, il pieno rispetto delle direttive ILO nelle aziende del gruppo e nelle imprese fornitrici di primo livello ,( punto cruciale di difficile realizzazione).

Il problema del non rispetto dell’ IFA da parte dell’azienda turca viene posto alla direzione Daimler con sede a Stoccarda che temendo una campagna internazionale che possa ledere la sua immagine interviene presso l’azienda turca imponendole il rispetto per il pluralismo sindacale in azienda anche se la legislazione turca presenta non pochi limiti a questo proposito.

Si potrebbero fare altri esempi sia in positivo che in negativo,( sono stato,in passato, personalmente direttamente interessato in un caso di violazione di contratto nello stabilimento in Tunisia della multinazionale tedesca Leoni ). Il negativo è dovuto alla genericità dei contenuti della IFA o alla mancanza di una strategia per applicarlo e anche mancanza di volontà politica. Importante è che per contrattare,  implementa re e gestire un IFA sono necessarie azioni sindacali: informazione sulla situazione nei stabilimenti sparsi in diversi paesi, formazione di un coordinamento effetivamente operante ( scambio non  sporadico e organizzato  di informazioni  ). Azioni di pressione per giungere a un vero accordo su diritti e condizioni di lavoro,verifica della sua applicazione e infine volontà politica di farlo rispettare.

In sintesi l’IFA è uno strumento tipicamente sindacale da applicare alla politica internazionale. L’iniziativa dell’UNI, riportata su diversi giornali europei, va in questa direzione. Preoccupa , se davvero è stato così dell’assenza di sindacati italiani. Non solo per il fatto in sé ma per il segnale non positivo che ne deriva. La mancanza di una politica internazionale che non si riduca alla diplomazia o a generiche dichiarazioni: Necessità  sempre dichiarata essenziale nei congressi, ma….se non si va neppure alle riunioni.

Nota –  La più grande multinazionale italiana la FIAT ha più volte dichiarato che non intende “ stabilire un altro livello di confronto “. Quindi niente IFA. Cose che vanno bene per VW, Reanault,Daimler, SKF non per lei.

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