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Italia: politica, economia, società

Chi va al voto?

Chi va al voto? A chi andrà il voto? Appello alla responsabilità, è in gioco il bene comune – Le rilevazioni che analizzano i dati sull’astensione – crescente nelle consultazioni elettorali – sottolineano che la percentuale maggiore di chi non vota più è composta da cittadini che “che vivono male”, che “stanno peggio”: solamente il 28% di questa area sociale va ancora a votare. Di contro, va a votare il 73% di chi “vive bene o benissimo”, il 62% di chi sta “benino”. Sono i dati che Pier Luigi Bersani – che ha annunciato la sua decisione di non ricandidarsi – continua a richiamare per rimarcare la “questione sociale” che ciò rappresenta, il primo problema per una democrazia reale. Per l’audio-video un clic qui https://www.la7.it/in-onda/video/bersani-lastensione-chi-sta-peggio-oggi-non-va-a-votare-ed-e-un-problema-di-democrazia-03-08-2022-447407  

Con quali proposte e con quale rapporto si può fare ritornare al voto chi “sta peggio”? Comprende un’area sociale di lavoratori precari, di salariati “poveri”, di lavoro irregolare verso i quali il sindacato può fare parecchio con un’iniziativa unitaria confederale. Non è sufficiente dire salario minimo, se poi lo si percepisce solamente per qualche periodo limitato dell’anno. Rilanciamo, e aggiorniamo, la proposta di “Prendere parola” inviata con lettetra aperta alle Confederazioni, che riguarda in primo luogo “chi sta peggio”, riguarda: salario minimo, flessibilità ben retribuita con contratti a tempo indeterminato in capo ad un’Agenzia nazionale, norme per appalti con stop al massimo ribasso e limitazioni del sub-appalto. Leggi la proposta “Perché no?” con questo link ……

Daniele Nalbone – coordinatore del Forumdisuguaglianze – è sulla stessa lunghezza d’onda di Bersani e sottolinea < È un’Italia in cui il voto appare sempre più come questione che riguarda i garantiti, gli abitanti dei centri, mentre i margini, le aree sempre più vaste delle vulnerabilità e delle povertà, le tante periferie umane e geografiche del Paese sembrano aver perso ogni interesse a partecipare, anche solo attraverso il voto, alla “cosa politica”. Perché hanno la percezione che la politica non sia interessata a loro. E comunque sono aree che se decidessero di andare a votare non mi pare che guarderebbero a sinistra o ai progressisti, perché su questi temi la sinistra non ha parole chiare, sembra restia a essere radicale come la radicalità dei problemi oggi richiederebbe…> Per proseguire un clic qui https://www.micromega.net/elezioni-intervista-morniroli-forum-disuguaglianze-diversita/

Società civile, altra società….

Il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, a fine Luglio, ha lanciato un appello   «Verso le urne ora un risveglio della società» invitando le «forze sane del Paese» a uscire «allo scoperto»; nel contempo auspica < un forte senso di responsabilità da parte delle forze politiche in campo, affinché nei prossimi mesi non vi sia alcuna interruzione nell’affrontare con concretezza e determinazione le emergenze sociali, ambientali, economiche e internazionali che il nostro Paese sta vivendo. Il paradigma dell’ecologia integrale proposto dal Magistero della Chiesa offre criteri di analisi e di discernimento per leggere anche questo momento della nostra vita politica e agire in modo coerente per la costruzione e la cura del bene comune.> 

L’appello è articolato nei seguenti capitoli:

  • La strada indicata a Taranto: ambiente, lavoro, futuro #tuttoèconnesso.
  • La crisi politica nel contesto attuale
  • Una competizione elettorale che non si allontani dai cittadini
  • Una crisi di rappresentanza che dura da tempo
  • Le sfide che non possono essere abbandonate
  • I richiami alla responsabilità e le urgenze del presente
  • Una nuova stagione di impegno per la formazione di una nuova classe politica e la partecipazione della società civile
  • Per una rifondazione etica della politica
  • Le opportunità della crisi per una politica a servizio del bene comune

Il testo completo con questo link https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/un-colpo-dala-verso-le-urne-la-societ-civile-si-faccia-ascoltare

Altro appello per L’alleanza (civile) che serve al Paese – Per le elezioni del 25 settembre, annunciano i 176 promotori (trai quali Marco Bentivogli) , «andremo a votare e invitiamo tutti a farlo, senza ordini di scuderia e con libertà di coscienza… Siamo cittadine e cittadini esponenti di quella società civile che è la spina dorsale di questo Paese ed ogni giorno affronta la sfida di creare valore e valori nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nel terziario, nelle scuole, nelle università, nelle imprese sociali, nel volontariato e nella vita associativa di questo Paese…».

Di seguito alcuni stralci del documento che potete leggere, in allegato, nel testo integrale con le firme

«In questa ora della storia occorre essere forti e lucidi. La mèta è (ri)partire. Ciascuno porti il proprio mattone per costruire la casa comune. La classe politica ha bisogno di nuove persone competenti e coraggiose….Non possiamo costruire il “futuro del passato” e pertanto a chi si sta attivando per diventare parte della classe politica eletta nel nostro Parlamento chiediamo alcune cose molto semplici.»

Innanzitutto un principio di fondo, quello della sussidiarietà, ossia di riconnettersi con le energie della società civile perché è questo il modo più fertile e generativo di fare politica. Ciò significa che in moltissimi ambiti e settori della vita pubblica non è necessario reinventare tutto dall’alto ricominciando sempre da zero, ricostruendo e duplicando strutture quanto piuttosto riconoscere socraticamente di “non sapere e non poter fare da soli”, avendo la saggezza di attingere all’enorme giacimento di esperienze, competenze e buone pratiche che sono la vera immensa ricchezza del nostro Paese. ….la nuova classe politica eletta deve promuovere con convinzione e forza tutti quei processi di cittadinanza attiva e di mutualismo che oggi rendono vivo e vitale il Paese: dalla co-programmazione e coprogetta- zione tra amministrazioni pubbliche (…)

… quella politica europea, costruita nel tempo grazie al contributo prezioso di tanti nostri esponenti e statisti, che negli ultimi tempi ci ha offerto lo scudo solidissimo di una Banca centrale e di istituzioni che hanno guidato il Paese attraverso le tempeste dello shock pandemico con una navigazione sicura sui mercati finanziari, e hanno messo a disposizione con il Pnrr nel periodo economico più difficile dal secondo dopoguerra ad oggi risorse ingenti superiori a quelle del piano Marshall…

Chiediamo inoltre risposte che abbiano l’intelligenza di costruire condizioni che rendano possibile un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale tenendo conto dei vincoli della società globale e delle possibili contromosse che delocalizzazione e concorrenza internazionale sleale sui diritti del lavoro e la tutela dell’ambiente possono generare vanificando i nostri interventi e perpetuando la logica della corsa al ribasso di una concorrenza globale che si gioca solo su costi e prezzi e non anche su dignità del lavoro e tutela dell’ambiente. (…)

Serve un welfare umano, non solo ripensato e rafforzato ma capace di protezione e riscatto degli ultimi.(…)

Sul fronte della sfida climatica ed ecologica chiediamo un impegno vero ad intercettare quel fùturo ormai a portata di mano viste le traiettorie del progresso tecnologico globale, fatto di produzione diffùsa e partecipata di energia da fonti rinnovabili che ci assicuri una vera indipendenza energetica da poteri stranieri.(…)

Nei settori del welfare e della cura, sempre più importanti in una società dove le fragilità e le marginalità purtroppo crescono, chiediamo di fare tesoro delle migliori esperienze sul campo che centrano gli interventi sulle dimensioni dell’ascolto e della relazione, che sono capaci di far incontrare domanda ed offerta di cura ed offrono a persone in condizioni di fragilità e disagio percorsi di attivazione in grado di restituire dignità ed orgoglio perché offrono occasioni di riscatto che valorizzano tutte le loro possibilità di contribuire alla comunità. Elementi in comune che troviamo ed abbiamo appreso tra gli altri nel corso di questi anni nelle esperienze di budget di salute per la disabilità psichica, del lavoro in carcere che riduce la recidiva e nei percorsi di longevità attiva….>

Fin dai giorni delle dimissioni del governo Draghi, sono numerosi gli appelli e i contributi che la società civile ha messo a disposizione della politica per non essere intrappolata nelle schermaglie elettoralistiche dei partiti alle prese con una legge che incentiva alleanza senza “solidi criteri” senza specificare i programmi, ovvero come concatenare gli obiettivi e le promesse alle risorse necessarie. Gli appelli sopraccitati sono ben scritti, contengono chiari concetti, servono. Stupisce che siano deboli e con pochi i richiami agli eventi in cui siamo immersi, noi e il mondo, che stanno trasformando il futuro e le economie, ovvero: a) le guerre e la necessità assoluta di un rilancio dell’Onu con l’abolizione del diritto di veto e con propri contingenti di pronto intervento e intermediazione nelle aree di conflitti ; b) le pandemie e la necessità di liberare i brevetti dei vaccini; c) un esercito europeo anzichè espandere la Nato che “comanda” la politica. In altri articoli poniamo problemi relativi al sindacato…e riflessioni sul “non ruolo” attuale, mancando sempre più unità tra le Confederazioni. Formuleremo qualche proposta.

Appello-alleanza-civile-che-serve-al-paese_175-firmatariDownload

05/08/2022/0 Commenti/da redazione
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