Chi sta peggio…

Una lunga Lettera aperta, ai tre segretari generali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e PierPaolo Bombardieri, è stata inviata da Savino Pezzotta a nome dell’Associazione Prendere parola. Di seguito ampi stralci.

Scriviamo questa lettera perché pensiamo che il sindacalismo confederale, unitariamente, possa fare alcune cose importanti in questa campagna elettorale – che è stata preceduta dai 101 simboli e dai  tanti “paracadutati” in strane aggregazioni –  in particolare rivolgendosi a “chi sta peggio” e, per motivi  diversi, non partecipa più al voto: recenti rilevazioni affermano che ben il 62% dei tanti che non vanno a votare si trova in questa classificazione.

Il logo di “Prendere parola”

Siamo un’Associazione con molti anziani sindacalisti, con o senza più tessera per i motivi più diversi, ma vogliamo dare un contributo (…) . Siamo sommersi dalle parole e dagli slogan elettorali che raramente indicano con quali risorse  – e in quali tempi intendano realizzare gli obiettivi indicati – e con facilità richiedono continui scostamenti di bilancio, scaricando l’incremento del debito pubblico sulle generazioni più giovani. Un gran brutto segnale, spesso accompagnato da costanti condoni ribattezzati con altro nome. Le parole sono sempre più compromesse nel loro significato, svincolate dalla responsabilità del come realizzare una promessa, spesso risultano ingannevoli per chi ascolta, incentivando così l’allontanamento dei cittadini dalla politica-partitica e dalla partecipazione al voto. (…) Così la politica viaggia sull’onda delle opinioni e sulle scelte personali dei vari leaders. (…)

1- A distanza di 25 anni dalla “legge Treu”, abrogata da leggi successive, è possibile individuare quell’anello mancante per una flessibilità normata, che ha spesso trasformato la necessaria flessibilità nei sistemi produttivi e nei servizi, in precarietà, in lavori brevi, in lavoro sottopagato e senza diritti. Già il pensiero di Marco Biagi segnalava questo rischio. In seguito studiosi e economisti, hanno sottolineato che la flessibilità deve significare “non quel posto di lavoro ma un altro lavoro”, “un lavoro spostandosi anche in più aziende” purché quel lavoratore flessibile sia coperto da un contratto di assunzione a tempo indeterminato stipulato con un’Agenzia che gestisce la domanda-offerta della flessibilità.

I giovani che non cercano più lavoro (i cosiddetti Neet) sono il 24% del totale dei giovani (la classificazione di giovani è ben ampia: da 15 a 34 anni!), sono oltre tre milioni. Persone fuori dall’asse produttivo economico e sociale proprio nell’arco di tempo in cui si costruisce il proprio futuro di vita, si pensa alla famiglia, ai figli. Sono ignorati dalle azioni concrete dei governi e sono lontani dal sindacato. La gran parte di essi sono lontani dalla politica-partitica e dalle competizioni elettorali.

Il sindacato confederale, unitariamente, può proporre  un patto credibile per superare la precarietà e il lavoro povero.  Suggeriamo di tenere concatenati tre punti per costruire quell’anello mancante alla flessibilità normata:

  • la prima – creare un’agenzia nazionale pubblico-privata, articolata territorialmente, che – trasformando la normativa del lavoro in somministrazione – offra contratti a tempo indeterminato con buoni stipendi ai lavoratori disponibilità alla flessibilità, ovvero a spostarsi in questa o quell’azienda per periodi a tempo delimitato. Buoni stipendi da erogare sempre anche nei periodi di formazione professionale per acquisire nuove abilità indispensabili per gestire le richieste di flessibilità e contratti a tempo.
  • la seconda, strettamente correlata, la definizione dei salari minimi dando validità erga omnes a quanto definito dai contratti nazionali sottoscritti dai sindacati più rappresentativi, il che presuppone una  verifica, da un soggetto terzo, della loro rappresentanza: certificazione di iscritti reali e voti delle Rsu.
  • la terza, l’abolizione della norma che consente le gare per gli appalti al massimo ribasso (causa dei bassi salari in tante cooperative); in specifico per il settore edile modificare la norma che consente di iscriversi alle Camere di Commercio come imprenditori aprendo semplicemente una partita Iva., spalancando la porta a prestanomi per i tanti sub appalti, con molte  infiltrazioni mafiose e camorristiche..

2 – Per declinare il sentimento della solidarietà, che spesso va in conflitto con l’opinione del momento, è importante porre attenzione a un problema specifico degli anziani, per cambiare la condizione attuale di una minoranza di persone deboli e malate: sono tanti, in Italia vivono 3,8 milioni di anziani non autosufficienti, ovvero il 6% della popolazione che impegnano nell’assistenza 7,6 milioni di famigliari che in gran parte grava sulle donne e di ciò ne risente il dato basso dell’occupazione femminile nel nostro paese; la gran parte sono assistiti in casa  con l’ausilio di badanti, i più gravi nelle Residenze Socio-sanitarie per Anziani (RSA). Sono dimenticati al momento delle decisioni, presenti nei dibattiti seminariali. Per questi anziani, e le loro famiglie,  l’assistenza qualificata viene prima del problema delle pensioni ( da aumentare)  e delle tasse (da abbassare). Nel 2021, sono state presentate proposte organiche dal “Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza”, un’ampia coalizione sociale, coordinata da Cristiano Gori. Sottolineiamo e proponiamo questi due punti:

  • l’assistenza domiciliare integrativa può salvaguardare la dignità delle persone assistite e modificare i progetti famigliari se garantisce assistenza quotidiana. Oggi è tutto aleatorio, le risorse pubbliche limitate consentono poche ore mensili, quando per un’assistenza reale servono un paio d’ore giornaliere, ovvero l’assunzione di decine di migliaia di persone (interprofessionali) per un compito molto impegnativo. Serve un progetto nazionale, con protagonisti i Comuni, che richiede decine di miliardi,  sostenuto dalla fiscalità generale.
  • garantire riduzioni di orario giornaliero retribuito (non a carico delle singole aziende, ma trasformando l’utilizzo degli ammortizzatori sociali) a chi definisce con ASL protocolli per assistere in casa anziani e persone non autosufficienti.

Il sindacato confederale deve avere nella sua agenda sociale, per un confronto con il Governo, punti di tale portata, che sono costosi e per questo si deve proporre – controcorrente – il problema del pagamento delle tasse con più progressività, per costruire un rapporto di credibilità con quel  mondo “che sta peggio”. E’ cosa davvero importante che in questa campagna elettorale, le Confederazioni, unitariamente, insistano nel controbattere gli slogan semplicistici (es.la flat-tax) che per il loro finanziamento richiedono (come già avvenuto in passato) il taglio di risorse dal welfare universale (scuola e sanità in testa). Slogan semplicistici, anche se popolari, ma è come “invitare a pranzo la volpe con le galline”, non proprio una grande idea.

Per contrastare gli slogan contro gli immigrati irregolari (oggi imputati di reato in base ad un articolo della legge Fini-Bossi) il sindacato confederale ha la forza per sostenere una consistente riapertura dei flussi (gli imprenditori, specie in agricoltura, denunciano la mancanza di mano d’opera ordinaria) e per sostenere il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo a tutti gli irregolari (clandestini) che lavorano. Sono proposte per costruire unità con mondi dimenticati e lontani dal sindacato, per ricreare un’anima viva nel sindacato confederale che può mobilitare per tali obiettivi strutture e organici nel territorio, le Rsu sui luoghi di lavoro, che nessun partito ha mai posseduto. In allegato il testo integrale della Lettera aperta

2 commenti

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  1. […] precari, invisibili, lavoro povero, e con chi “sta peggio”, vedi articolo su questo sito https://sindacalmente.org/content/chi-sta-peggio/ […]

  2. […] Questo dovrebbe essere il problema al centro del dibattito politico anziché disperdersi in altri pur importanti temi della vita sociale, ma certamente non così urgenti per le persone e le famiglie, come la mancanza e la precarietà del lavoro. I sindacati confederali unitariamente potevano, e potrebbero ancora, influenzare il dibattito ma hanno scelto diversamente per posizionarsi ognuno con la propria identità. Su questo cruciale problema della precarietà e del lavoro povero nei giorni scorsi è stata inviata una Lettera aperta ai segretari confederali, da Savino Pezzotta a nome di “Prendere parola”, con alcune precise proposte – vedi link https://sindacalmente.org/content/chi-sta-peggio/ […]

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