Da tempo ad Istambul, la megalopoli turca sulle rive del Bosforo, la critica e un malessere diffuso nei confronti dei progetti urbanistici erano crescenti. Numerosi blog se ne facevano interpreti e diffusori. Un numero crescente di simboli storici della città sono stati abbattuti dall’incalzare del boom edilizio. Il teatro Emek fu chiuso con metodi autoritari; l’uso pubblico delle linee sulla costa – Karakoy, Tophane e Salmpazar – fu ridotto al minimo.

Il tutto è legato al progetto faraonico della costruzione del canale Istambul dal primo ministro Erdogan, amico di Berlusconi con il quale condivide la capacità di cambiare idea a 180 gradi, come nel caso del terzo ponte sul Bosforo. Nel 1955, il premier turco definì il terzo ponte sul Bosforo “un assassinio ecologico” in seguito, all’avvio di quel megaprogetto ammoniva che “ i progetti sono stati decisi e nulla può fermarli “. Si rivolgeva in particolare ai manifestanti radunati nella piazza Taksim nel vecchio centro della città, che si oppongono alla distruzione del Parco Gezi ,l’ultima oasi di verde nella città vecchia, per fare posto ad un mega-centro commerciale e ad una moschea.

L’occupazione della piazza è iniziata il 28 maggio quando si è diffusa la notizia che bulldozers inviati dalla municipalità, avevano iniziato lo spianamento del parco. Nei quattro giorni successivi l’afflusso di manifestanti è continuato sino a raggiungere, secondo la TV Al Jazira, più di 10.000 persone. Sono state installate tende e stand, organizzati concerti sul modello del movimento degli “indignati” in Spagna.

La risposta del governo è stata durissima. Corpi di polizia anti-sommossa hanno attaccato i dimostranti,  distrutto le tende, utilizzando idranti e gas lacrimogeni. Uno studente ha dichiarato alla TV araba: “ Gas, gas,gas, è il solo modo con cui si affrontano i problemi “.

I giornali italiani hanno dato ampio spazio agli eventi, definiti forse frettolosamente “primavera turca“, riferendo dei feriti, delle conseguenze dei gas;due persone hanno perso la vista.

La fotografia della ragazza dritta in piedi che sfida il getto dell’idrante è stata paragonata al giovane cinese della piazza Tien an Men di fronte ai carri armati.

Poche però sono state le analisi sulle cause della protesta che non sono soltanto ecologiche. Non sono mancati gli interrogativi del tipo: “sorpresa: anche nella Turchia del pieno sviluppo, dell’islamismo politico moderato, modello per  i paesi arabi, si manifesta, si riempiono piazze?“.

Il carattere politico di quanto sta succedendo a Istambul è in molti casi ignorato o semplificato. In realtà come sottolinea il Prof.Burak Tansel , si è di fronte ad una protesta contro l’autoritarismo neo-liberista  del governo Erdogan. Un misto di giganteschi processi di privatizzazione e una crescente politica repressiva contro ogni dissenso.

Dopo il 2008, sotto governo dell’AKP, il partito  islamista al potere, lo stanziamento di oltre 380 Milioni di dollari/anno del 2003, sono diventati sei miliardi $ in tre anni. Dal monopolio del tabacco alla gestione di ponti, dalle banche alla distribuzione di benzina sono stati privatizzati. Vi sono stati tentativi infruttuosi di resistenza come il lungo sciopero dei lavoratori della TELEK nel 2010

Toni Ferigo

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *