Un augurio per un anno diverso da quello che è pronosticato: dominato da recessione e perdita di posti di lavoro, dagli spread sui titoli del debito pubblico comandati più dalla speculazione dei mercati finanziari che dai fondamentali dell’economia. Un augurio per un anno con un’informazione che sia meno gridata nei titoli e annunci, che solleciti all’approfondimento dei complessi problemi dell’economia moderna e della globalizzazione. Della democrazia economica e della giustizia sociale. Che offra un contributo alla crescita della responsabilità individuale e collettiva salvaguardando sempre i diritti universali della persona.

Un augurio anche per il miglioramento dell’informazione sul nostro sito. Non possiamo cambiare il mondo come pensavamo noi quando eravamo giovani, la gioventù del ’68 e ’69, ma il mondo per poter essere cambiato ha certamente ancora bisogno del nostro apporto e delle moltitudini che invocano o lottano per la giustizia e la libertà.

Un augurio ed un omaggio alla speranza di poter modificare gli eventi negativi annunciati per il futuro prossimo. « L’importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all’aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla. L’affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all’esterno può essere loro alleato. Il lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono ». Così scriveva nel secolo scorso un filosofo tedesco, marxista e ateo, Ernest Bloch Un messaggio simile a quello dei credenti  nella trascendenza, in particolare di quello cristiano.

La redazione di Sindacalmente

 
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