Quel record negativo!

Il dato statistico dell’Istat sulla disoccupazione deve essere sempre valutato con quello degli inattivi – incolude una quota di disoccupati a pieno titolo – che fotografa l’emergenza cronica del nostro paese. Sono infatti considerati inattivi (Vedi glossario Istat in allegato) anche quei cittadini che non hanno cercato lavoro nelle ultime 4 settimane che precedono le rilevazioni-sondaggio periodiche dell’Istat. Il recente tasso degli inattivi è alto, non da oggi: il 33,9%. Siamo in cima alla graduatoria europea, un record negativo che il governo in carica e chi gli fa da cassa di risonanza – anche i sindacati filo governativi e spesso pure la Cisl – mette in secondo piano. Questa cronica realtà sociale del nostro paese modifica la narrazione governativa sui record occupazionali. Le cause principali che della categoria degli inattivi sono: la bassa occupazione femminile, i giovani sfruttati e poco valorizzati, i sessantenni esodati, il lavoro sommerso, i migranti invisibili. Per approfondire alleghiamo tre articoli.

In un anno 30mila occupati in meno e volano gli inattivi – G. Pogliotti e C.Tucci   Il Sole 1-5-26

In un anno ci sono 30mila occupati in meno (è la prima volta che il saldo tendenziale sull’occupazione torna negativo) e il calo di 304mila persone in cerca di lavoro è controbilanciato dai 351mila inattivi in più. Anche il mercato del lavoro a marzo risente del clima di incertezza che sta frenando l’economia, con l’inflazione in pericolosa risalita. (…) «I dati di marzo sono una brutta notizia – ha sottolineato Francesco Seghezzi, presidente di Adapt – perché certificano il ritorno in territorio negativo del saldo occupazionale annuo, dopo un trend che da tempo stava rallentando. La disoccupazione scende, ma non perché aumentano gli occupati: cresce l’area dell’inattività. Il nodo è la partecipazione, soprattutto tra giovani e donne». Anche per l’ufficio studi di Confcommercio i timori maggiori riguardano «l’uscita di una parte della popolazione dal mercato del lavoro, che al momento trova difficoltà ad essere sostituita anche per lo scarso coinvolgimento della componente femminile, i cui tassi di partecipazione rimangono ancora decisamente bassi». Vedi articolo in allegato

Non lavoro. Un record tutto nostro  di Maurizio Di Fazio Espresso n.18

Ancor più della disoccupazione, la vera emergenza riguarda gli inattivi. Con un tasso del 33,9%, L’ltalia è prima in Europa in questa statistica. E il problema è strutturale.

Al di là di ogni propaganda fuori tempo massimo e ragione minima, ce un record di cui l’Italia non può vantarsi: quello degli inattivi. Con un tasso del 33,9% tra i 15 e i 64 anni, siamo i primi in Europa, distanti quasi dieci punti dalla media continentale. Una leadership beffarda, alla rovescia, che racconta una fragilità strutturale troppo spesso rimossa. L’immagine di un Paese che non riesce a coinvolgere nel lavoro una quota considerevole della sua popolazione. Energie che svaniscono. Si celebrano l’occupazione in crescita e la disoccupazione in calo: ma è una narrazione suggestiva, mutilata, per non dire tendenziosa. I problemi di fondo restano, e il nodo gordiano è l’inattività. Secondo Adapt, associazione di ricerche sul lavoro fondata nel 2000 da Marco Biagi, nel quarto trimestre del 2025 il nostro tasso di occupazione si ferma al 62,4%, contro il 71,1% europeo. Le nazioni guida (Germania, Paesi Bassi ed economie del Nord) viaggiano oltre il 75-80%. Anni luce dalla penisola. (…) per proseguire aprire l’allegato

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