Accordo interconfederale vicino?

E’ Il diario del lavoro, notiziario online di Massimo Mascini a informare che « Proseguono intensamente gli incontri tra le confederazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni imprenditoriali per la definizione di un accordo sui temi della contrattazione e della rappresentanza. Colloqui non facili perché il Patto della fabbrica del 2018, ultimo accordo tra le parti sociali su questi temi, è ormai lontano: oggi i riferimenti sono cambiati e i problemi che allora erano stati lasciati da parte sono ancora lì, insoluti. (…)

Prosegue così « Se non ci fosse la complicazione del referendum in programma il 22 e 23 marzo, che incide pesantemente sulle agende dei protagonisti, il confronto sarebbe stato molto più veloce, ma le aspettative di un accordo esaustivo tra le parti comunque sono forti, anche perché adesso c’è un precedente che incide sull’andamento del negoziato.
Il riferimento è alla delibera della Giunta della Provincia autonoma di Trento che, riprendendo e facendo suo un accordo intervenuto localmente tra le parti sociali, ha di fatto spianato la strada del confronto interconfederale. Un atto di grande rilevanza perché ha individuato la soluzione di tutti, o quasi, i problemi della trattativa: i perimetri contrattuali, il nodo della rappresentanza, la difesa della contrattazione di qualità, la battaglia per l’annullamento dei contratti pirata, la difesa reale dei diritti dei lavoratori. Sembra impossibile, ma, nei fatti, questi non sono più problemi aperti, una soluzione è stata individuata e tutti, anche dalla parte politica, l’hanno accettata.

L’intesa di Trento, di cui Il diario del lavoro ha riferito nei giorni scorsi, https://www.ildiariodellavoro.it/contratti-e-rappresentanza-laccordo-di-trento-che-indica-la-strada-a-roma-da-una-delibera-della-provincia-soluzioni-valide-per-la-trattativa-tra-cgil-cisl-uil-e-confindustria-landini/ riportando anche il testo integrale della delibera, era nata per regolamentare gli appalti pubblici, ma sono poi state inserite altre indicazioni che ne hanno allargato la portata. La delibera dispone infatti che a tutti i lavoratori degli appalti siano applicati i contratti firmati dalle parti sociali maggiormente rappresentative e, nel caso in cui l’azienda applichi un contratto differente, meno generoso, si corrisponda comunque al lavoratore  nella busta paga la differenza tra i due trattamenti. E questo non solo per quanto si riferisce al salario, ma anche per tutte le altre disposizioni presenti nel contratto, in merito di orario, welfare contrattuale, trattamento malattia e così via, realizzando così un reale trattamento equo.

Patto di Trento

Ma l’intesa tra le parti, e quindi anche la delibera della Provincia autonoma, si spinge anche più in là, perché precisa quale sia il contratto da applicare, e quindi il trattamento da riservare, per ogni tipologia di impegno lavorativo. In allegato la delibera riporta anche un elenco di tutti i contratti da prendere in considerazione affinché non ci siano equivoci. E la Provincia si è impegnata a rafforzare le strutture di controllo che assicurino la precisa attuazione di queste disposizioni.

Ciò significa che i contratti pirata non saranno più praticabili, perché se un’azienda intende applicarli è naturalmente libera di farlo, ma cade ogni convenienza perché comunque deve essere assicurato al lavoratore il trattamento migliore. E cessa anche la spinta a fare dumping contrattuale, perché il riferimento sarà ai contratti firmati dalle organizzazioni, dei lavoratori e delle aziende, maggiormente rappresentative, elencate nell’allegato. Per comprendere la portata di questo accordo basta ricordare che più volte il governo Meloni, per fortuna sempre senza successo, ha cercato di inserire in diverse leggi e leggine il riferimento non ai contratti firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, ma a quelli maggiormente applicati, quindi anche a quelli pirata. La delibera di Trento è invece molto netta, senza possibilità di equivoci.

Ma questa delibera costituisce anche un precedente politico di grande rilevanza. Perché la sua giunta, espressione del centrodestra, nel caso della Lega, non ha impedito di procedere su una via assai diversa da quella del governo nazionale. Maurizio Fugatti, il presidente della Provincia autonoma, è un personaggio di spicco nelle file del partito di Matteo Salvini, ma quando il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha pubblicamente lodato l’accordo di Trento, auspicando che sia ripreso al livello nazionale, Fugatti ha ricambiato le lodi, affermando che la strada da percorrere per il benessere dei lavoratori è quella del confronto. Massimo Mascini

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