Il Pm prima del processo…

Giuliano Vassalli, partigiano e giurista, è stato più volte richiamato nel dibattito in corso da parte di esponenti del Sì, affermando che era un sostenitore della separazione delle carriere per giudici e pm. Luciano Violante in “Giustizia, troppe parole in libertà” richiama il pensiero di Vassalli, affermando che non esiste la presunta intervista del professore al Financial Times, più volte citata. (vedi allegato). Vassalli, auspicava forse anche la divisione in due del Csm? Non parrebbe. Le due carriere distinte non richiedono la divisione del Csm (uno per i giudici, l’altro per i pm) se si vuole difendere una cultura giurisprudenziale unitaria per mantenere il ruolo del pubblico ministero con le caratteristiche descritte chiaramente, settimane fa, da un noto chirurgo, che qui riproduciamo.

Nel giorno della ricorrenza del rapimento di Aldo Moro…..

Il dibattito ha subito negli ultimi giorni un inasprimento politico per decisione del governo. Sono emblematici gli interventi della premier Giorgia Meloni (vedi articolo di Ezio Mauro, allegato) e del ministro della giustizia Giancarlo Nordio (vedi intervista allegata) che fanno dire a Mario Monti «l’effetto indiscutibile della riforma sarebbe di spostare l’equilibrio dei poteri tra l’esecutivo e il giudiziario, a favore del primo (…) L’insofferenza profonda ha spesso caratterizzato l’atteggiamento dell’attuale governo quando la magistratura o la Corte dei Conti hanno sanzionato suoi atti. La coerenza propositiva è quella che lega tra loro più proposte del governo, accomunate dall’intento di depotenziare alcuni presìdi dello Stato di diritto, visti come inaccettabili ostacoli all’esecutivo. Mi riferisco alla riforma sul premierato intesa ad accrescere la governabilità e la legge elettorale recentemente presentata, con meccanismi intesi a rafforzare notevolmente la maggioranza». Queste valutazioni portano Mario Monti ad anticipare pubblicamente il suo NO. (vedi intervista al Corriere della Sera).

Mauro Salizzoni – chirurgo torinese specialista in trapianti – così motiva il No al referendum << Come chirurgo, ho passato una vita a fare scelte difficili basandomi sui fatti, non sulle ideologie. E per questo voglio condividere con voi una iflessione sulla riforma della giustizia che andremo a votare.
Un magistrato mi ha spiegato qualcosa che credo tutti dovremmo sapere. Il Pubblico Ministero non è un “cacciatore di colpevoli”. È il primo che ascolta chi ha subìto un torto, ma anche chi viene accusato. Il suo compito non è trovare un colpevole a tutti i costi, ma cercare la verità – anche quando questa significa scagionare qualcuno. Pensateci: i dati ci dicono che i giudici assolvono oltre il 40% degli accusati. Non c’è nessun “appiattimento” sull’accusa di cui si parla.
La riforma vuole separare completamente giudici e PM, trasformando questi ultimi in “avvocati dell’accusa” con un diverso sistema di controlli. Ma il PM lavora soprattutto PRIMA del processo, nella fase delle indagini – che riguardano il doppio delle persone rispetto a chi finisce davvero a processo.

È in quella fase che serve la massima garanzia di autonomia. È lì che il cittadino più debole – quello che non può permettersi costose indagini private – deve poter contare solo sul rispetto della legge e del principio di uguaglianza.
In sala operatoria ho imparato che l’indipendenza nelle decisioni difficili non può avere vie di mezzo. Quando ci sono pressioni esterne – di qualsiasi tipo – c’è il rischio che qualcuno venga trattato diversamente in base al suo peso, non in base ai fatti. E questo vale per tutti, non solo per i potenti.
C’è un dato che mi ha colpito: quando l’Europa ha dovuto creare la Procura Europea, ha scelto proprio il modello italiano. Quello che ora vogliamo smantellare.
Come diceva Calamandrei: bisogna liberare ogni magistrato dal timore che la politica possa danneggiarlo, e togliergli ogni speranza che un atteggiamento servile possa giovare alla sua carriera.
Per questo il 22 e 23 marzo voterò NO. Non perché pensi che la giustizia italiana sia perfetta – ha molti problemi che vanno affrontati. Ma perché questa riforma rischia di creare più danni che benefici, soprattutto per chi ha meno mezzi per difendersi.>>.

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