Vittorio Rieser ricorda Dario Lanzardo, scomparso sabato a Torino, come un compagno fuori del comune, un militante e un intellettuale poliedrico e innovativo; un intellettuale autentico e non “per mestiere”, anche perchè la sua formazione intellettuale se l’è costruita da sé, in un’esperienza di lavoro e politica incasinata e multiforme. Alla fine del periodo dei Quaderni rossi, dal 1966 al 1968, fu uno degli animatori di una delle esperienze più interessanti sul lavoro operaio che precedettero la primavera e l’autunno del 1969. In quel periodo fu intenso il confronto con la Fim Cisl di Alberto Tridente che portava avanti un forte rinnovamento dei metalmeccanici della Cisl che cercavano con ostinazione l’unità d’azione, non certo facile. Prese parte alla Lega studenti-operai che fu un’altra esperienza significativa di quel periodo. Nel corso degli anni ’70, Dario si allontanò dalla militanza organizzata, non riconoscendosi nei vari “gruppetti” in cui si era frazionato il “movimento del ’68”; non però dall’impegno politico, come mostra la sua attività di fotografo.

Nel 1979, pubblicò per Feltrinelli il saggio-inchiesta «La rivolta di piazza Statuto», un’analisi ancor oggi illumi­nante su come quei fatti del luglio del l962 furono male interpretati, anche dal PCI, che parlò diffusamente di “tep­pisti e provocatori”, mentre i protagonisti della protesta era­no per lo più i giovani operai me­ridionali “arrabiati” pe rla condizione sociale in cui vivevano nella città-fabbrica. Dario ha prodotto mostre e volumi di fotografie su una gamma di temi non solo politici, ma “filosofici”: dalle armature agli spaventapasseri, dal tema della luce a quello delle nuvole.

 

In allegato

  • “Un compagno fuori dal comune” di Vittorio Rieser, su “Liberazione” del 22-2-11
  •  Il ricordo di Vera Schiavazzi su La Repubblica del 20-2-11

 

Allegato:
Un compagno fuori dal comune_Rieser.doc
Addio a Dario Lanzardo_Schiavazzi.doc

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