La Commissione Europea lancia un grande dibattito sugli obiettivi climatici europei traguardati al 2030. La dimensione del cambiamento climatico è quotidianamente sotto i nostri occhi e ne è ormai unanimemente riconosciuta la causa nelle caratteristiche della attività umana.

Ciò che preoccupa è tuttavia il fatto che la nostra attenzione è più coinvolta dai “dietrismi” politici o addirittura da episodi di cronaca, che dai fenomeni fisici che ci avvolgono e che sono destinati a divenire problema dominante della economia, delle scelte di vita e di sviluppo.

Gli obiettivi europei di cui parliamo incideranno profondamente sulle nostre economie, renderanno necessarie priorità non marginali sia degli stili di vita che del modo di produrre.

Le scelte importanti avvengono su una pianificazione di medio periodo e le scelte più immediate (le sole di cui sembriamo preoccupati) non possono non tenerne conto.

La Commissione Europea ha presentato il libro verde sulla strategia climatica per il 2030 "Un quadro di riferimento per politiche sul clima e l’energia nella prospettiva del 2030". Il documento propone un abbassamento del 40% delle emissioni di GES (gas a effetto serra) e una quota di circa il 30% di rinnovabili. Prende in considerazione un abbandono dell'obiettivo di efficacia energetica.

http://ec.europa.eu/energy/consultations/doc/com_2013_0169_green_paper_2030_fr.pdf 

Il documento esiste nella versione francese, inglese e tedesco.

Molte questioni sono aperte. La Commissione apre perciò le discussioni ufficiali affrontando alcuni dei punti difficili: dai grandi obiettivi climatici fino alla delicata questione degli agrocarburanti. Il libro verde è corredato da una Comunicazione di consultazione sull'avvenire dello stoccaggio del carbonio (CSC) in Europa.

Tener conto delle evoluzioni internazionali

Tra i temi centrali del futuro quadro normativo europeo figura l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. I dati del problema sono conosciuti.

Per il 2020, l'UE si è impegnata con i pacchetto energia/clima adottato nel 2008 a ridurre le sue emissioni del 20% in rapporto al 1990. Un obiettivo che l'Unione, aiutata dalla crisi, dovrebbe raggiungere.

Per il 2050, l'obiettivo politico convalidato dal Consiglio dell'UE nell’ottobre 2009 si propone una riduzione delle emissioni tra l’80 e il 95%.

Resta da definire la traiettoria che porta dal 2020 al 2050 da cui discendono gli obiettivi per il 2030 e il 2040. L'UE intende realizzare uno sforzo importante a partire dal 2030 o preferisce spostare il balzo al 2040 ?

Il documento elenca, tra il resto, la crisi economica, le finanze pubbliche esangui, le recenti evoluzioni delle prospettive energetiche mondiali, in particolare in materia di nucleare e d'idrocarburi non convenzionali, o ancora l'inquietudine dei cittadini a riguardo della precarietà energetica. Il futuro quadro deve anche tener conto delle lezioni tratte dal quadro attuale.

Si tratta qui di valutare il quadro europeo ma anche di focalizzare la lotta contro i cambiamenti climatici a livello mondiale.

La riflessione deve perciò essere globale e la strategia energia / clima europea "dovrà identificare in quale modo massimizzare le sinergie tra la competitività, la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e la sostenibilità".

Una volta poste queste basi, la Commissione ricorda nondimeno che gli scenari del libro bianco sui trasporti e del ruolino di marcia del 2050 in materia di transizione verso una economia a bassa emissione di carbonio e in materia di energia "suggeriscono" degli obiettivi difficili.

L'efficacia energetica lasciata da parte

Resta la questione dell'efficacia energetica che è l'oggetto del terzo impegno da chiarire del pacchetto energia / clima del 2008 e che riguarda gli aspetti più innovativi delle tecnologie che adottiamo e la quota più consistente di investimenti privati.

Ricordando che questo obiettivo di miglioramento del 20% dell'efficacia energetica nel 2020 in rapporto alle proiezioni datate dal 2007 non è obbligatorio, la Commissione evoca malgrado tutto dei progressi. "Dopo anni di crescita, il consumo di energia primaria ha raggiunto una punta nel 2005/2006, a circa 1.825 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), ed è leggermente diminuita dopo il 2007 per raggiungere 1.730 Mtep nel 2011", sottolinea il libro verde, riconoscendo tuttavia che "questo risultato é legato in parte alla crisi economica e in parte all'efficacia delle politiche messe in atto".

Per altro, ricorda che il quadro normativo, e in particolare la direttiva sull'efficacia energetica adottata nel 2012, é recente. Propone di lasciare da parte questo aspetto fino al "2014 o più tardi". Infine, adottare un nuovo obiettivo di efficacia energetica solleva anche il problema di un potenziale disturbo della regolamentazione europea in materia. Il sistema attuale è basato su un obiettivo non obbligatorio composto da direttive obbligatorie che trattano alcuni settori, quali gli edifici o i prodotti elettrici "Un obiettivo obbligatorio per l'efficacia energetica o l'intensità energetica richiederebbe di lasciare dei margini di manovra agli Stati membri affinché possano raggiungere l'obiettivo".

Allegato –

  • Il testo della Commissione Europea ( in francese)

Allegato:
ce_quadro_delle_politiche_clima_energia_al_2030.pdf

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *