Romano Prodi: il Governo acceleri le scelte per gli investimenti, per agganciare la ripresa

Romano Prodi fa parte di quella cerchia di persone pubbliche che si esprimono ricorrendo costantemente allo studio, all’analisi di quanto accade. Ne abbiamo un ulteriore esempio con l’ultimo editoriale, su Il Messaggero, per la sua capacità di sintetizzare un quadro europeo e mondiale, esprimendo  una valutazione sulle scelte operate dai principali paesi Europei e nel mondo per reagire alla crisi economica conseguente al Covid, che avrà una lunga coda al momento difficile da prevedere.

L’articolo consente di avere una visione di massima, assai utile, di quanto avviene nella lontana Asia, dalle Filippine alla Corea del Sud, dall’India all’Indonesia; in Cina dove sono stati messi in atto tagli di imposte, nuove infrastrutture e incentivi agli investimenti; negli Stati Uniti dove le previsioni più negative sono state corrette dalla realtà, le sorprendenti positive misure messe in campo dall’Unione Europea, e ancora di più dal Governo della Germania, segnala la quantità di crediti senza precedenti al sistema produttivo da parte del governo francese (93 miliardi di euro) e di quello spagnolo (63 miliardi).

Romani Prodi aggiorna la sua precedente valutazione

(…)Tutto questo ci spinge a concludere che, diversamente da quanto avevo doverosamente messo in rilievo in precedenza, anche l’Unione Europea e i maggiori paesi membri si sono finalmente messi in moto. (…) E conclude così..

Romano Prodi in una sua lezione
  • Di questo contesto possono giovarsi la politica e l’economia italiana. Esso agisce infatti nella stessa direzione, anche se gli stimoli quantitativi alla domanda delle famiglie e all’attività delle imprese risentono delle precarie situazioni del nostro bilancio pubblico.
  • Le vere differenze rispetto agli altri partner sono la lentezza con cui le decisioni si traducono in aiuti concreti e l’incertezza sulle misure che saranno prese in futuro. Eppure da questo dipende se saremo in grado di agganciarci alla ripresa nei tempi e nei modi che oggi si stanno preparando.
  • A questo stato di cose si può porre rimedio solo con un robusto accordo tra i partiti della coalizione di governo, come è avvenuto in Germania, dove pure la divergenza degli interessi politici fra democristiani e socialisti non è inferiore alle differenze esistenti fra i partiti che compongono il nostro governo.
  • Alla fine dei conti, con o senza gli Stati Generali, è il governo che deve prendere le decisioni. E le deve prendere, e mettere in atto, con la massima urgenza.

In allegato il testo completo dell’editoriale pubblicato su Il Messaggero di domenica 7 giugno, Vedi altri articoli correlati di GianGiacomo Migone, di Bruno Manghi, di Maurizio Ferrera, di Nicola Saldutti, l’intervista a Frans Timmermans di F.Basso e P.Valentino, infine un errata corige su dati della disoccupazione Usa retificando il twitter di Trump.

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