Chi è Alberto Bisin. Ha conseguito il PhD presso la University of Chicago nel 1993. E’ stato assistant professor ad MIT dal 1993 al 1996. Attualmente è professor ad NYU. E’ fellow del Center for Experimental Social Sciences di NYU, del centro CIREQ presso l’Universitè de Montreal, e di Igier-Bocconi. E’ associate editor del Journal of Economic Theory, di Economic Theory, e di Ricerche Economiche; è co-editor dell’Handbook of Social Economics. La sua attività di ricerca va dalla finanza teorica alla sociologia economica e alla teoria comportamentale delle decisioni.   

  

Con tutta la calma e il buon senso di cui sono capace.

 

Gentile Segretario,

                          non ci siamo mai conosciuti di persona, ma ci siamo parlati: l’anno scorso, lei era negli studi di Matrix da Mentana e io in collegamento dal tetto di un grattacielo a New York. Faceva un freddo cane là sopra, ma io avevo accettato con un certo entusiasmo di partecipare alla trasmissione proprio perché sapevo della sua presenza.

 

I miei amici milanesi avevano spesso cantato le sue lodi e per quel poco di impressione indipendente che mi ero fatto, lei mi sembrava una persona seria, non insulsamente arrogante come D’Alema, né insostenibilmente leggera e post-moderna come Veltroni.

 

Fui un po’ scoraggiato, ricordo, perché si parlava di economia, di crisi, e di Stati Uniti e lei prese una posizione francamente poco originale, di quelle che "troppo mercato fa male, l’avevamo detto noi" e, credo, di quelle che "meno male che adesso c’ è Obama".

 

Come vede non discuto la sostanza, troppo mercato fa certo male, specie troppo mercato nei posti sbagliati; e allora pensavo anch’io che Obama avrebbe fatto bene (o almeno non così male come sta facendo). Ma la forma mi era parsa proprio poco originale, un po’ triste addirittura, una tiritera noiosa senza nessun tentativo di dire qualcosa di interessante e intelligente – tipo provare a discutere e definire dove e quando il mercato è "troppo". Mi rendo conto che Matrix non sia l’Accademia delle Scienze ma un po’ meglio avrebbe forse potuto fare/apparire, con un ragionamento più compiuto invece che non con uno slogan in forma di pensiero.

 

Ma non è per questo che le scrivo, Segretario, ovviamente.

 

Le scrivo perché da allora sono sempre più scoraggiato dal comportamento del suo partito (non posso dire che sia anche il mio, perché non sono iscritto, però, pur con tanti dubbi e strizzamenti di stomaco, ho sempre votato per la parte sinistra di quello che oggi è il PD).

 

Il mio scoraggiamento è dovuto essenzialmente al fatto che non esistete. Non esistete più: né superficialmente né profondamente. Nulla.

 

Cercherò di spiegarmi.

 

  1. Non esistete sui media. Semplicemente non vi si sente più: si sente Di Pietro, si sente Santoro, si sente Travaglio, ma voi proprio non vi si sente più. Se mi si chiedesse qual è l’ultima volta che ricordo il PD con una posizione su stampa e telegiornali, risponderei: "la figuraccia di D’Alema in Puglia". Lei dirà che io non sono attento, che l’Amerika è lontana, ma le assicuro che non è così. Lei dirà che la stampa e i telegiornali sono in mano alla destra, e ha ragione, ma lo sono da anni. Il vostro silenzio, invece, si fa sempre più assordante (chiedo venia per il banale ed eccessivamente utilizzato ossimoro). Anche l’Unità parla sottovoce; si sente solo il Fatto (che fortunatamente non è affatto stonato – fanno frangia, intelligente, ma frangia, come Di Pietro – non spetta a loro produrre idee e persone di governo).

 

  1. Non esistete in campagna elettorale. Il paese è in ginocchio. Il PdL sta affrontando un momento drammatico, travolto da un polverone giudiziario di grosse dimensioni (e soprattutto al cuore del loro simbolismo – il "partito del fare" e la Protezione Civile, le grandi opere e la corruzione), travolto anche dalla sua stessa incompetenza nella presentazione delle liste (ancora una volta, il "partito del fare"), … Se c’è stato un momento per un segnale di serietà, di onestà, di competenza da parte vostra nella composizione delle liste, era in queste elezioni. E voi? Non dico che non ci sia stato il segnale, dico che non l’ho visto (e l’ho cercato, le assicuro). La prego, segretario, batta un colpo. Dica qualcosa, c’è ancora tempo. Dica per esempio che in Campania il comitato di potere di Bassolino è stato sconfitto, che tutta la sua gente sta disperatamente cercando lavoro. Perché io ho sentito solo Berlusconi dire "Basta ai corrotti nelle liste", ho sentito Di Pietro, ovviamente, dirlo e ripeterlo. Ma il primo bara, e il secondo urla e fa anche bene il suo lavoro. Il PD però conta, il PD è partito di governo, e lo spazio per farsi sentire l’ha/l’ha avuto, appunto attraverso le candidature.

 

  1. Non esistete col cervello. Qual è la vostra analisi degli ultimi 15 anni di politica in Italia? Io non l’ho sentita, o quantomeno non ho sentito nulla di coerente. Mi permetto di suggerirle io un’analisi, chiedendole di smentirla, di argomentare che ho torto.

 

L’analisi è molto semplice, persino (volutamente) semplicistica:

    • il centro sinistra in Italia ha sviluppato la reputazione di essere il partito delle tasse (la reputazione è peraltro ben riposta).
    • La destra, di conseguenza, riesce ad ottenere il voto di coloro che pagano troppe tasse e di coloro che non le pagano per niente (cioé di tutti i cittadini per cui le tasse hanno un posto rilevante tra le motivazioni di voto), senza fare assolutamente nulla, semplicemente dichiarando che faranno di tutto per abbassarle.
    • Lei dirà che voi le tasse le volete solo far pagare agli evasori. E lo dirà con quel tono poco originale, un po’ triste addirittura, che aveva usato da Mentana. Come se fosse ovvio.
    • E lo è ovvio, se non fosse che se gli evasori pagassero le tasse, e quelli che le pagano adesso continuassero a pagarle, il paese sarebbe enormemente più asfissiato di quanto già non sia. Le parlo anche da economista, mi permetta.

 

Purtroppo, Berlusconi, che come Mourinho non è mica un pirla, ha capito tutto. Si rilegga la sua (di Berlusconi) dichiarazione di oggi, che prendo dal Corriere:

 

  • «La sinistra […] ormai si è ammanettata a Di Pietro [..] vuole fare dell’Italia uno Stato di polizia dominato dall’oppressione tributaria […]».

 

Gentile Segretario, mi spiace davvero ma il PD:

1.      non regge la competizione politica sui media,

2.      non è riuscito a produrre liste serie (nonostante le difficoltà dell’avversario),

3.      ha una visione di politica economica che una grande parte del paese ritiene suicida (con ottime ragioni).

 

Come non essere scoraggiati? Batta un colpo per favore. O si faccia da parte. Non come persona, come partito. Abbia il coraggio di dichiarare fallimento.

 

Qualcosa dal fallimento nascerà.

 

Cordiali saluti

Alberto Bisin

 

P.S. E per favore, per favore, non dichiari vittoria se alla destra non riesce il cappotto
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