La crisi mondiale del lavoro è parente stretto dell’aspettativa dei mercati che vogliono rendimenti a breve qui per poi scappare là dove riaprire aspettative. L’aspettativa è una cosa seria se legata a progetti che si fondino su analisi e dati del reale per proiettarli nel futuro. L’aspettativa può essere anche un inganno sulla realtà che i media a loro volta sostengono e rilanciano. Come ad esempio il caso dell’articolo 18 in Italia. Il titolo “le cose non dette” può essere  contestato per quanto più avanti esposto, ma notizie (vere) che durano lo spazio di un mattino a fronte del tambureggiamento ossessivo dei TG ( tutti) e dei media (notizie false o gravemente incomplete tali da indurre all’errore) fanno sì che le prime abbiano il peso delle “cose non dette”.

Un primo esempio. E’ opinione comune che l’articolo 18, per quanto importante, sia un diritto per una minoranza dei lavoratori. Lo hanno affermato autorevoli conduttori televisivi e giornalisti.

Vero o falso? E’ vero, secondo lo studio della Cgia di Mestre, che le aziende con più di 15 dipendenti, interessate al reintegro di un lavoratore licenziato per ingiustificato motivo o ingiusta causa sono una minoranza, circa 156.000 su un totale di 5.250.000 imprese presenti in Italia.

Altrettanto vero però che in quelle aziende con più di 15 dipendenti sono occupati circa 7,8 milioni su 12 milioni di operai impiegati occupati stabilizzati nel settore privato. E’ il 65% dei lavoratori occupati.

Un secondo esempio. E’ diventata opinione comune che l’articolo 18 sia causa di molti guai economici del nostro paese, il principale assillo delle nostre imprese e ancor più dell’Europa. Ma quale contenzioso non fisiologico ha mai generato?

Gli ultimi dati forniti dall'Istat, riferiti al 2006, dicono furono presentate, in primo grado, 8.651 controversie legate all'articolo 18 e il 44,8% di esse respinte. Di quelle giunte a sentenza e che decisero l’appello ben il 63,1% non furono accolte ( studio della Cgia di Mestre).

Un’altra stima è stata fatta dalla Cgil con una ricerca durata cinque anni dell'ufficio vertenze, da cui risulta un numero di vertenze con reintegro, gestite dalla Cgil, di 100 in cinque anni, una ventina l'anno. Questo numero è stato moltiplicato per tre per tener conto delle altre OO.SS.  quindi si tratta di 60 reintegrati all'anno su milioni di occupati dipendenti.  da articolo di N.Cacace) ”.

Un terzo esempio. Altri strombazzi mediatici sulla presunta difficoltà di fare licenziamenti individuali nel nostro paese. Alleghiamo la casistica dei licenziamenti individuali con preavviso e dei licenziamenti in tronco, tratti dal recente accordo nazionale per gli stabilimenti Fiat.

Un quarto esempio. L’italia spende per le politiche del lavoro e sussidi (1,84% del Pil) meno della media europea ( 2,2%), dati Eurostat 2009. Vedi tabella per 14 paesi dell’Eu.

Un quinto esempio. L’articolo 18 per gran parte riguarda tutte le aziende, il reintegro solo quelle sopra i 15 dipendenti. L’articolo 18 non è composto dalle frasi che sentiamo ripetere dal tambureggiamento mediatico ma ben più corposo ed articolato ( vedi testo integrale). Inoltre, nel nostro paese, i licenziamenti per ragioni economiche e produttive sopra e sotto i 15 dipendenti sono ben possibili e per l’articolo 18 basterebbe un po’ di buon senso per rendere più snella l’applicazione, come scrive Mario Pirani (vedi articolo).

Con i tuoi mezzi, diffondi questa controinformazione. Ti ringraziamo. La Redazione

Allegati N.5

Allegato:
art_18_tutela_il_65_per_cento_cgia_mestre.doc
art_18_100_casi_allanno_cacace_0.doc
il_testo_attuale_art_18.doc
spesa_politiche_lavoro_ue.pdf
basterebbe_buon_senso_pirani.pdf
licenziamenti_ccnl_fiat.pdf

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