Su Affari e Finanza, supplemento de La Repubblica del 2 marzo, sono stati pubblicati due interessanti articoli che mettono sotto la lente due gravi responsabilità degli imprenditori ( e della politica) sulle cause della crisi finanziaria ed economica del paese. Il primo inizia senza reticenze: l’ossessione dell’articolo 18 per nascondere la nostra vera malattia: quella della bassa, bassissima, produttività. Ogni dieci anni lo scontro aspro sulla norma dello Statuto dei lavoratori confonde le acque, inquina la discussione, esalta i conservatori. Si combatte così una battaglia inutile, una battaglia persa per tutti, per sviare lo sguardo dalla ragione del nostro progressivo declino. Che riguarda tutti, nessuno escluso e che non dipende e non dipenderà dall’articolo 18.

Il secondo punta la riflessione sul fatto che le imprese italiane non investono più. Da anni. Se la produttività del paese non cresce in buona parte dipende da questo. C’è un dato che ce lo dice: il tasso di ammortamento, che è stato intorno al 6 per cento del fatturato negli anni novanta, dal 2003 ha cominciato a scendere fino al 3,7 per cento nel 2010. Vuol dire che le aziende vanno avanti con macchinari vecchi, allungandone il ciclo di vita anche dopo che l’investimento è stato completamente ammortizzato, e non ne comprano di nuovi.

Per saperne di più leggi i due allegati

  • L’imprenditore sogna la rendita di Marco Panara su Affari e Finanza
  • Cari imprenditori la colpa è vostra di Roberto Mania su Affari e Finanza

Allegato:
cari_imprenditori_la_colpa_e_vostra_mania.doc
limprenditore_sogna_la_rendita_panara.doc

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