Dal reportage di Annalisa Camilli, su Internazionale, si legge. (…)  In Calabria nell’ultimo anno diecimila persone sono andate via, di queste quattromila erano giovani come lui che, dopo essersi diplomato e dopo aver cercato lavoro per tre anni nella sua città, ha deciso di andare a lavorare ad Amburgo, in Germania. Per le statistiche Cristina Covelli è una neet, acronimo della formula inglese “Not in education, employment or training”, una categoria che definisce i ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non studiano e non lavorano.

L’Italia è il paese europeo con più neet (28,9 per cento) e la Calabria insieme alla Sicilia è la regione che detiene il primato per l’alta incidenza di questa categoria. Nella regione meridionale i neet sono il 36,2 per cento dei ragazzi in quella fascia d’età, praticamente uno su tre. A Crotone si registra un dato ancora più allarmante: il 33 per cento dei neet non ha nemmeno la licenza media, indice non solo di una mancanza strutturale di lavoro, ma anche di un’alta dispersione scolastica. (…)

Se i giovani se ne vanno dal sud non è solo per la mancanza di lavoro. Quella molto spesso c’è anche nel resto del paese. Se ne vanno perché non intravedono quale sarà il futuro di questi territori da qui a dieci, venti anni”, ha detto Provenzano durante la sua visita. Ma i disoccupati e i neet sembrano non credere più alle promesse e alle elezioni regionali potrebbero lasciare le urne vuote. (…)

“A Crotone c’è un numero allarmante di neet che si aggiungono ai disoccupati di lungo corso”, spiega Tonino Russo, responsabile della Cisl in Calabria. “Venuto meno il modello industriale di fabbriche pesanti degli anni settanta e non trovando nuovo spazio altri tipi di economia, abbiamo assistito a un grave aumento della disoccupazione a partire dalla fine degli anni novanta”, continua il sindacalista, che parla allo stesso tempo di interventi deludenti da parte della politica nazionale, che continua a usare strumenti di tipo assistenziale. (…)

Per Filippo Sestito, presidente dell’Arci di Crotone, la responsabilità di questa situazione è soprattutto di una classe dirigente che non è stata in grado di gestire la crisi prodotta dalla chiusura delle fabbriche cittadine: “Eravamo una delle zone più ricche della Calabria, ma dopo la chiusura delle fabbriche, la classe politica locale ha sperperato e distratto i fondi pubblici per la mancanza di una visione complessiva sullo sviluppo del territorio”. Nella provincia di Crotone sono attivi undici circoli dell’Arci, con migliaia di iscritti. (…)  per saperne di più aprire l'allegato

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