Assenteismo, in Italia meno che in Germania. E’ così? Se lo chiede implicitamente, dopo la sortita di di Emma Marcegaglia contro i sindacati che difenderebbero fannulloni e ladri, la Repubblica. che, lunedì 22 febbraio, risponde pubblicando i dati di una comparazione internazionale ("Work absence in Europe" di Bonato-Lusinyan) da cui risulta che il tasso medio di assenza per malattia in Italia è inferiore a quello della Germania (1,5 contro 2,1 per cento nel settore privato). Anche nelle amministrazioni dello Stato le punte di assenteismo si vanno riducendo.

"Il caso-assenze non c'è – commenta a Luisa Grion Giuliano Cazzola, deputato del Pdl – la grande maggioranza dei dipendenti è più che onesta: il problema delle industrie, semmai, è che in caso di licenziamento per motivi disciplinari la magistratura è nel 70 per cento delle volte favorevole ai dipendenti".

E allora? Allora “dietro l'accusa della Marcegaglia ci sarebbe sempre l'articolo 18”, a giudizio di Grion. Che interroga al riguardo Michele Tiraboschi, il quale non si smentisce: "La differenza – secondo il giuslavorista –  la fanno i permessi sindacali e i congedi: qui ce ne sono troppi, è una patologia italiana, come le malattie per periodi brevi".

La novità, conclude la giornalista di Repubblica, “è che anche nel settore privato si sta facendo strada l 'idea di non retribuire le assenze al di sotto dei tre giorni (considerate più sospette): così prevede il contratto del commercio siglato un anno fa. Un'intesa che allora spaccò il sindacato, la Cgil non la firmò”.

Ma questa notizia è stata lasciata cadere. Quindi diventa una realtà non conosciuta, una non realtà se i media se ne dimenticano. O no? Il dibattito prosegue come prima….

22/02/2012

 

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