Sono in crescendo le iniziative scomposte da entrambi i versanti della Alpi. Giangiacomo Migone riesuma e commenta, su Il Fatto Quotidiano, episodi conflittuali tra Italia-Francia dall’ultima guerra mondiale in poi. E così conclude. La vera questione che, invece, ci divide non soltanto dalla Francia, ma dall’Unione Europea nel suo insieme, è la mancanza di una politica comune su un problema epocale quale quello dell’immigrazione dai paesi più poveri e più tormentati verso il nostro continente. Ne consegue che gli oneri che ne derivano, negli ultimi anni,  per ragioni geografiche gravano soprattutto sulle spalle dell’Italia, della Grecia e della piccola Malta (e, a pagamento, della Turchia).

Le pur fondate polemiche di Di Battista contro la valuta postcoloniale somministrata a questo ed altri paesi francofoni  e subsahariani, fuori da ogni contesto prioritario, offrono soltanto a Parigi la possibilità di eludere le proprie responsabilità in sede europea di fronte ad un problema epocale; quello delle migrazioni, che richiederebbe una politica ed una comune disponibilità di distribuire il peso dell’accoglienza e dell’integrazione di migranti in fuga di cui l’Europa, per ragioni demografiche, ha in gran parte bisogno. Se, da parte francese, ciò avvenisse senza esibizioni di crudeltà e violazioni territoriali, a Ventimiglia come a Monginevro, e senza pétarades del vice presidente del consiglio Di Maio, in compagnia del suo amico-rivale Dibba, tanto di guadagnato per tutti, a cominciare dei più deboli e indifesi, usati come pedine. (…) aprire l'allegato

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